IL LABIRINTO GRECO.
DI: MANUEL VASQUEZ MONTALBAN.

NOTE.
Madame del mas affascinante donna francese, si rivolge a pepe carvalho per ritrovare l'uomo della sua vita improvvisamente scomparso.
Si tratta di un giovane immigrato greco, Alekos, bellissimo con un corpo da atleta ellenico adolescente.
Al termine della labirintica ricerca -nei quartieri devastati dalla speculazione edilizia che tramuta ogni angolo di memoria in cantiere- riaffiora in il corpo del giovane...........
Il labirinto greco  la giusta prosecuzione dell'elegia urbana iniziata con il centravvanti  stato assasinato verso sera, in una barcellona in cui ormai ha solo senso la distanza pi breve tra vendersi e comprarsi".
Nato a barcellona nel 1939, m. v. montalban  considerato dalla critica spagnola e internazionale uno dei maggiori esponenti della narrativa spagnola contemporanea.
Collaboratore del quotidiano el pais  autore di poemi, racconti, e saggi.
Con il personaggio di pepe carvalho il "marlowe", spagnolo detecttive sornione e filosofo che conosce a memoria mille ricette raffinate, ha dato vita a una serie fortunata di romanzi polizieschi, pubblicata da feltrinelli: Gli uccelli di bankok, 1990. tatuaggio, 1991.
Il centravanti  stato assasinato verso sera, 1991.
Il labirinto greco, 1992.
ricette immorali, 1992. tutti nella serie economica.
la solitudine del manager, 1993. i mari del sud 1994. le ricette di pepe carvalho, 1994.

CAPITOLO PRIMO.
"Il mio nome non le dir niente.
Mi chiamo Brando." "Marlon?" "Non  la prima volta che mi raccontano questa barzelletta.
Luis.
Luis Brando.
Il mio nome non le dice niente.
Vero?" No, non gli diceva niente e nemmeno chi gli telefonava era disposto a facilitargli le cose, ma piuttosto a insistere pi volte, no, e no, certo, il mio nome, cosa potrebbe dirle? In altri tempi, forse.
Si avvicinava alla soluzione dell'enigma.
"Ha mai sentito parlare della Brando Editrice, S.p.A.?" "Libri sul cinema?" "Ma no, cazzo, no..." Si era arrabbiato, ma per poco.
Gli piaceva rivestire di mistero o incertezza l'oggetto della sua chiamata. "Mia figlia.
Ho una figlia.
Mi d un sacco di dispiaceri.
Non potrebbe passare da me? E' un incarico professionale, ovviamente. " "Ovviamente.
Il mio mestiere non  quello di padre, n di amico disinteressato dei genitori." "Ci mancherebbe altro." Gli riusc faticoso persino dettare il proprio indirizzo, come se non lo ricordasse bene o come se si vergognasse di abitare in un quartiere residenziale medio, per via della sua condizione residenziale o perch, era medio.
Carvalho appese il ricevitore e si volt sulla sedia per trovarsi di fronte la cucina.
"Biscuter.
L'ondata di repressione morale trova conferma.
Un altro padre che vuole che gli tenga d'occhio la figlia.
Dopo il crollo dell'impero sovietico si torna alle vecchie abitudini." Ma Biscuter non gli rispondeva e invece qualcuno bussava alla porta dell'ufficio, e anche se Carvalho aveva gridato un solenne: avanti!, le due ombre erano rimaste paralizzate, evidenti dietro il vetro smerigliato.
"Avanti, ho detto!" Soltanto quattro, cinque volte forse, aveva provato un simile dolore al petto.
Ci sono donne che fanno dolere il petto quando si contempla la forma esatta e contenuta delle loro carni, donne che basta che ti guardino perch la pedata di piombo ti spezzi lo sterno e una dolce asfissia ti impedisca di pensare all'esistenza dell'aria.
Ma talvolta a loro basta esserci, apparirti davanti senza darti tempo per analizzare le ragioni;  la loro presenza, il loro essere al mondo ci che svuota il tempo e lo spazio, che sparge l'angoscia essenziale, la prima angoscia del primo uomo quando si sent chiamare dalla prima donna.
Qualcosa di questo e tutto questo accadde a Carvalho quando la vide impossessarsi del suo ufficio con la schiena dritta e la testa all'indietro per preparare il volo di uno sguardo avvolgente, mentre chiudeva il corpo con le mani giunte sul grembo.
Si sent tanto commosso che inizialmente prov paura e poi un'indignazione spartita tra se stesso e quella destabilizzatrice del suo equilibrio.
Settimane dopo, quando la donna era ormai un profilo confuso e Carvalho cercava inutilmente di ricomporlo per immagazzinarlo in un angolo agrodolce della memoria, ebbe tempo, e lo adoper, per fare a pezzi quella presenza, come chi cerca di capire l'arma che lo ha ucciso con il procedimento di smontarla e sentire in mano il peso di ogni pezzo, il suo volume, la sua testura.
Ma ora, man mano che la donna avanzava verso la scrivania, riusc soltanto a tirarsi indietro sulla poltrona e a crearsi una distanza, un tempo per riempire il petto d'aria e la testa di parole.
"S, sono io." E gli spiacque averle chiesto di sedersi, perch cos venne ridotta a met.
Era tanto bella che Carvalho impieg qualche attimo a rendersi conto che era accompagnata.
Soprattutto gli occhi, costruiti con pietre preziose non ancora classificate da nessun geologo e quei capelli come miele scuro, pure loro, densi come i migliori-mieli scuri, che accarezzavano la sua testa di dea dolce, la pelle di pesca matura, la bocca baciatrice di parole.
Smetti di guardarla, si disse Carvalho.
Ma continuava a guardarla e avrebbe continuato ancora se non fosse intervenuto l'accompagnatore che gli impose una svogliata attenzione.
E' vero che il bene sarebbe incomprensibile senza il contrasto con il male e altrettanto accade alla bellezza al confronto con la bruttezza.
Pi che una bruttezza vera e propria, l'accompagnatore contrapponeva inquietudine all'immagine di placidit e di spiaggia propizia che lei proponeva.
Era uno di quei tizi che guardano tutto senza soffermarsi su niente, con occhi quasi privi della protezione delle ciglia e capigliatura ribelle, l'unico elemento che sfuggiva alla sua disciplina fisica e psicologica.
Non faceva un gesto di troppo, n regalava parole, forse perch si era presentato come semplice accompagnatore della dama e il suo spagnolo era anche peggiore.
"Mademoiselle Claire Delmas e monsieur Georges Lebrun..." Erano i primi francesi a volerlo ingaggiare, o almeno come tali si erano presentati, entrando.
Per facilitare l'incontro con Carvalho, dissero di essere raccomandati da Le normalien, e chiarirono di fare riferimento a un fugace conoscente di Carvalho, un incontro nella foresta della Thailandia, quasi alla frontiera con la Malesia. Ricostru l'incontro nella memoria e venne fuori un curioso personaggio postrivoluzionario con paura di invecchiare e imborghesirsi.
Dalle notizie che con efficacia gli forn monsieur Lebrun, Le normalien esercitava ora il mestiere di economista di Stato al servizio del Governo Rocard.
"Era scettico sul potere." "Continua a esserlo.
Il potere  pieno di scettici sul potere.
Lei  appassionato di filosofia politica?" "Quando sento la parola filosofia tiro fuori la pistola." "Non  necessario arrivare a tanto, ma lei  liberissimo di fare quel che vuole con le sue pistole." Poi, l'uomo svogliato seppur teso si disinteress di loro e consent che si instaurasse un lungo silenzio prima che Claire cominciasse a parlare e finalmente lo fece, con una voce che si conformava alla sua immagine di donna dell'alba.
Aveva una voce che sembrava appena uscita dalle lenzuola.
"Cerco un uomo." Allora si comincia bene, pens Carvalho nell'evidenza che non era lui l'uomo che cercava.
"Qui?" "Qui.
E' l'uomo della mia vita." Carvalho cap perch furono i francesi a scoprire il tango in Europa ancor prima della Grande Guerra, come ricordava di aver letto in un libro che non aveva ancora bruciato, ma che, appena localizzato, gli sarebbe servito per iniziare il prossimo fuoco nel suo camino.
"La storia di mademoiselle Delmas  molto letteraria, l'avverto.
La stessa mademoiselle Delmas  molto letteraria." Gli spieg l'uomo svogliato, come se di colpo si fosse sentito chiamato alla conversazione.
La donna non sembr seccata dal sarcasmo.
Quei due giocavano a punzecchiarsi.
"Invece monsieur Lebrun crede soltanto ai dati.
Due pi due fa quattro, per esempio." "Forse  cos che sono riuscito a evitare che la mia vita diventasse una tragedia greca.
A lei piace leggere, signor Carvalho?" "I libri li brucio." "Se li brucia  perch li ha." "Non credo che le interessi la storia della mia vita." "A mademoiselle Delmas s, sicuro.
Adora le storie altrui perch cos, quando esaurisce le proprie, pu adoperarle.
Le ho chiesto se le piace leggere perch a me piace molto e una delle letture pi costruttive che ricordi  quella di Homo Faber, un romanzo di uno svizzero che raccontava la tragedia greca di un uomo che non credeva nelle tragedie greche.
Da allora non solo non credo nelle tragedie greche, ma addirittura, per precauzione, cerco di evitarle.
Non  il caso di Claire.
Perch tutta la storia ruota intorno a un greco, un greco bello come Antinoo.
Molto curioso il fatto che lei bruci i libri.
Anch'io ho un rapporto atipico con i libri." "Sadico. " "Sadico,  possibile, Claire." "Tu non ami i libri, e non ami nessuno." Lui assent con la testa e qualcosa di simile a un sorriso gli scompose ancora di pi le fattezze inconcrete.
"Sa che cosa fa questo pazzo con i libri?" "Muoio dalla voglia di saperlo." "Ci starnutisce sopra, sulle pagine ci mangia la frutta pi matura che riesce a trovare al mercato, per macchiarle di succo e non tiene mai in casa pi di dieci libri.
Li compra, li vende o li butta o li regala." "Regala libri pieni di moccio e di patacche?" "Cerco di regalare i meno sporchi, ma a volte non sono troppo scrupoloso, e in fin dei conti un libro  come una scatola chiusa e il lettore non sa quasi mai che cosa trover tra le sue pagine.
E' un rischio che deve affrontare." Lei rideva senza contegno e osservava lo svogliato con una certa tenerezza, che lui ricambiava con un lieve sorriso di bambino sorpreso nei suoi vizi segreti.
Ora mi chiederanno di unirli in matrimonio, pens Carvalho, e parte della sua repressa impazienza dovette esternarsi come un fluido perch la donna fece uno sforzo per concentrarsi sull'argomento.
"Voglio avvertirla che tutto cio che sto per raccontarle  vero, perch a volte persino io penso che si possa trattare di una bugia, del frutto delle mie ossessioni.
Ho conosciuto Alekos, l'uomo della mia vita di cui le parlavo, cinque anni fa.
Lui era appena arrivato a Parigi e stava visitando il museo dove lavoravo.
Era un immigrato greco, con pi anni di me, stava imparando a dipingere e a sopravvivere a Parigi tra mille difficolt.
Di fatto quasi mi chiese di offrirgli un pasto pochi minuti dopo averlo conosciuto.
Pensai che aveva una bella facciatosta ma era bellissimo.
Aveva un corpo da atleta greco adolescente, nonostante fosse gi sulla soglia della trentina e invece il viso era quello di un marinaio greco dei nostri giorni, abbronzato, con baffi alla turca e un po' stempiato.
Nudo pareva un robusto adolescente con la testa da pirata turco.
Una settimana dopo il nostro incontro venne a vivere nel mio appartamento nel Marais portandosi dietro tutti i suoi beni.
Non parlo di oggetti materiali, ne aveva ben pochi.
Port con s tutto il suo mondo culturale e sentimentale.
Mi fece sentire greca.
La mia casa, e io stessa, diventammo una colonia greca dove lui sbarcava come voleva e quando voleva." L'uomo applaud con la punta delle dita.
"Claire.
Questa  la migliore versione della storia che io abbia mai ascoltato." "Ho sostituito i miei amici, i miei ricordi, i miei gusti con i suoi, ho persino cambiato il modo di mangiare e per anni e anni sono passata da un ristorante greco all'altro e nella cucina di casa mia non ho preparato che specialit greche.
A lei piace la cucina greca?" "E una cucina estiva." Monsieur Lebrun applaud di nuovo con la punta delle dita, ma questa volta non intervenne nella conversazione.
"Ho adattato il mio sistema di vita al suo.
Non solo ne ero sessualmente affascinata, ma mi sentivo addirittura in colpa.
Lui riteneva tutti i paesi ricchi responsabili della povert del suo.
Stimava voi spagnoli perch diceva che assomigliate ai greci: prima avete fatto la Storia, poi l'avete subita.
Ma i francesi, i tedeschi, gli inglesi, i nordamericani e i giapponesi sono oggi i cattivi della Storia e tutti noi siamo responsabili, tutti noi dobbiamo pagare per questa colpa.
Ogni volta che intuivo che non mi amava, che di fatto mi stava possedendo, che mi stava colonizzando, glielo dicevo, disperata, isterica, e lui allora diventava tenero e geloso, molto geloso, era molto geloso, lo seccava persino che gli altri uomini mi guardassero e ogni sera dovevo fargli il rapporto di tutto quello che avevo combinato durante la giornata." L'uomo si era alzato e, mentre Claire continuava a parlare, curiosava nei quattro punti cardinali dell'ufficio di Carvalho e quando raggiunse la tenda che lo separava dal piccolo mondo di Biscuter, dove stavano la toilette, i fornelli e l'angusto spazio per il letto dell'omino, con un dito spost la tenda e si trov faccia a faccia con Biscuter che stava origliando la conversazione.
Lasci cadere la tenda senza alterarsi e torn verso Carvalho per controllare se avesse seguito la sua ricerca.
L'aveva seguita.
"Non si preoccupi,  il mio aiutante, e ascoltare da dietro le tende  un suo obbligo per contratto.
Vieni, Biscuter." L'omettino entr asciugandosi le mani sudate sulle gambe dei pantaloni per portarle poi alla testa cercando di domare la ribellione dei quattro capelli che gli erano rimasti.
Chiuse i suoi grandi occhi abbassati nel momento in cui prese la punta della mano di Claire per portarsela alle labbra, mentre mormorava: "Mamuasele. " Poi si volt di lato per salutare l'uomo e allora si limit a chinare la testa, forse eccessivamente, alla giapponese, per poi stringergli la mano che l'altro si vide costretto a porgergli senza tanta voglia.
"Mesieur. " Biscuter sfoggi il miglior francese rimastogli dai suoi tempi di topo d'auto del fine settimana ad Andorra e i francesi rimasero a bocca aperta per quella cateratta di intonazioni al servizio di un vocabolario che sospettarono imparentato con l'esperanto.
Le intonazioni erano cos francesi che si potevano ritenere persino eccessive e diventavano un'opera di musica concreta che maltrattava la gentilezza degli ospiti.
Finalmente Carvalho intervenne per porre fine alla tortura.
"Biscuter, penso che i nostri clienti gradirebbero qualcosa che ricordi la loro patria oltre al tuo eccellente francese.
E un'ora adatta per un bianco freddo.
Che vini bianchi francesi abbiamo in frigo?" "Poully Fum 1983, Sancerre dell'84 e uno Chablis dell'85." Per la prima volta Carvalho colse lo stupore negli occhi di monsieur Lebrun che rivolse quattro occhiate fotografiche a tutto quanto lo circondava e le fotografie non corrisposero alla conversazione sui vini tenuta dal detective con quel sottoprodotto umano.
La prima istantanea colse quell'ufficio anni Quaranta in rovina, che sembrava riscattato dalla liquidazione di un arredo di scena ideato da un produttore di film di Humphrey Bogart.
La seconda not tutte le economie che si indovinavano nell'abbigliamento di Carvalho, che monsieur Lebrun suppose messo insieme con saldi non troppo ben scelti, e per quel che riguardava Biscuter sembrava che si fosse vestito per l'ultima volta un giorno interminabile degli anni Cinquanta senza essersi mai tolto fin da aLlora gli abiti nemmeno per lavarli.
D'altra parte la pulizia e la taglia dello strano aiutante potevano anche far credere che lo mettessero direttamente in lavatrice con gli abiti addosso.
La terza fotografia andava oltre quella misera tenda e queLlo che aveva intravisto come un angolo dove coesistevano il frigo, una doccia, la tazza del water, una branda e la piccola cucina con la bombola del gas.
La quarta fotografia coinvolgeva tutti loro.
Com'era possibile bersi un bicchiere di PouLly Fum in queLla cornice e servito da quello schiavo di Fu-Manci? "Non tema, monsieur Lebrun.
L'apparenza inganna.
Biscuter  un eccellente sommelier che ogni tre mesi sottopongo all'assaggio dei vini di una determinata zona della terra.
Nel limite delle nostre possibilit, naturalmente.
Non arrivo aLle grandi riserve, ma una volta per semestre stappiamo una gran bottiglia.
L'ultima  stata un Nuit de Saint Georges del 1966.
Eccellente.
Se vi piace sorseggiare vino bianco fuori pasto e mi pare di capire di s, perch sia lei che la signora siete molto letterari, vi consiglio un Merseault, un Sancerre o un Poully.
Lo Chablis richiederebbe il supporto di crostacei o di qualsiasi stuzzichino di sapore eccessivamente aggressivo." "Il PouLly, se possibile." "E' possibile." "Non capisco come voi spagnoli possiate bere vini al di fuori del Vega Sicilia.
Mia nonna era di Valladolid e sin dall'infanzia mi  rimasto nel palato il sapore del Vega Sicilia." Quindi una ragazzina di VaLladolid.
"E del vino greco, che ne pensa?" "E quanto Claire trova di meno convincente nella sua tragedia greca, specialmente quello che contiene resina." "Alcuni vini di Creta, forse.
E il vino dolce di Paro, per i dessert.
Ma Alekos mi costringeva a bere Domestica, il vino pi comune in Grecia, perch diceva che era il vino del popolo e dei turisti sciocchi e che lui, quando tornava in Grecia, era una mescolanza di popolano e di turista sciocco." "Era comunista?" "Suo padre era stato un guerrigliero comunista e in seguito pass qualche anno in carcere.
Alekos aveva anche militato nella federazione giovanile del Partito, ma non gli piacque la loro politica quando furono legalizzati.
Venne in Francia.
Era pi anarchico che comunista." "Quanto di pi innocente e inutile." "Tu non puoi capirlo, Georges.
Tu sei un venditore.
Un
commerciante.
Un trafficante." Biscuter arriv con i bicchieri e la bottiglia di vino, accompagnati da tartine spalmate di una colla rosea che strapp un gridolino di entusiasmo aLla donna.
"Taram! Che meraviglia! Com' riuscito a improvvisare una taram in cos poco tempo?" "Sono i piccoli vantaggi deLl'avere un aiutante che origlia dietro le tende.
E' una taram poco ortodossa, non  fatta con la poudgarde pi adatta, ma Biscuter la fa molto bene con uova di merluzzo." "La taram mi riporta in Grecia." E gli occhi le diventarono color Egeo, mentre il respiro le si alzava e abbassava sotto un puLlover di lanetta sollevato su due seni sufficienti che Carvalho intuiva ben pieni e con i capezzoli ancora immaturi come le mammelle delle adolescenti.
"Taram, moussaka, dolmades...
Adesso ci manca solo un brano di Theodorakis, per esempio, o di Perigal, con parole di Seferis, che Alekos metteva di continuo sul giradischi fino a fargli piangere le orecchie come lui diceva." "Dov' che ha perso un uomo tanto affascinante?" "Nessun uomo riesce ad accettare che un altro uomo sia affascinante, a meno che non si tratti di un omosessuale.
Ma anche se lo ha dtto per scherzo, mi creda, era affascinante.
No.
Non l'ho perso.
Se n' andato." "Perch?" "Colpa mia.
Gli sono stata troppo addosso e forse l'ho messo davanti a una realt eccessiva per lui.
I primi anni sono stati di mutuo possesso, addirittura molto convenzionali, assai del tipo 'coppia per tutta la vita.
Mi port persino in Grecia a conoscere i genitori e da quella visita sono uscita con l'investitura di nuora.
I miei suoceri mi scrivono ancora e mia suocera piange ogni volta che ricorda che Alekos mi ha lasciata.
Vivevamo insieme pi o meno da tre anni quando cominciai a notare che la qualit del nostro rapporto stava scadendo.
Lui passava troppo tempo fuori casa, anche se  vero che si era reso un po' indipendente dal punto di vista economico.
Guadagnava qualche soldo posando come modello.
Le ho gi detto che aveva un corpo beLlissimo.
Poi ho notato che i nostri rapporti sessuali erano meno frequenti e che la sua capacit di fantasia non era pi la stessa.
Faceva il suo dovere come un attore metodico, come un attore che conosce molto bene la propria parte, ma che la recita senza metterci altro che la propria presenza.
Ho ereditato dalla nonna di VaLladolid il mio brutto carattere, suppongo, e non sono una donna prudente quando  in gioco qualcosa che m'interessa per davvero, qualcosa di importante.
Cos non ho lasciato passare troppo tempo e gli ho rinfacciato il suo cambio di atteggiamento.
Sono caduta nel luogo comune di chiedergli chi fosse l'altra.
Di dare per inteso che ci fosse un'altra.
E lui invece di tranquillizzarmi o di abbattermi del tutto con la verit, con la verit pi crudele, mi ha lasciata gridare, mi ha lasciata disperare e ha continuato nell'ambiguit per un lungo anno, fino a quando ho cominciato a sospettare che non si trattasse esattamente di ci che avevo pensato.
Alekos era un eccellente compagno per i suoi amici, e gli uomini del Mediterraneo orientale, persino queLli del Mediterraneo africano, sono molto affettuosi.
Vanno per strada tenendosi per mano.
Si baciano quando si incontrano.
Si guardano con tenerezza e questo talvolta non viene del tutto capito dagli occhi occidentali.
Io stessa avevo detto ad Alekos che lui e i suoi amici sembravano una trib di froci e questo lo divertiva parecchio.
Diceva che il capitalismo ci aveva consentito di tenerci l'erotismo soltanto negli organi di riproduzione e questo mentre c'era scarsit di manodopera.
Appena questa manodopera era in eccedenza ci controllava persino gli organi di riproduzione.
Ma dopo averlo seguito per giorni e giorni al punto da trascurare il mio stesso lavoro alla direzione di un piccolo museo e rischiare pi volte un procedimento discipLinare, conclusi che non c'era un'altra donna.
Lui continuava a vedere i suoi amici, e se c'era qualche faccia nuova, si trattava di giovani greci che si inserivano nel gruppo in cerca di aiuto, perch non tutti avevano il permesso di soggiorno.
In apparenza tutto continuava come sempre e questo ha aumentato la mia depressione perch ho pensato che la colpa fosse tutta mia, che il fallimento del nostro rapporto fosse il mio fallimento.
Ho cominciato a esagerare con le affettuosit, con le richieste sessuali, fino a quando lui si  sentito con le spaLle al muro, oppresso  la parola giusta, e allora si  messo sulle difensive.
Era ancora peggio.
Una sera in cui avrei dovuto essere al lavoro ma mi sentivo invece molto depressa ed ero rimasta in casa con le luci spente e gli occhi arrossati a furia di piangere, Alekos  rientrato e non ha notato che ero in camera, sul letto, al buio.
Si  messo a scrivere sul tavolo da pranzo e dal letto potevo vedergli il bel profilo, la beLla tristezza di quella sera, mentre scriveva, e come la tristezza gli diventava angoscia e piangeva, con certe lacrime pesanti, rotonde, che gli scivolavano suLle guance e addirittura bagnavano il foglio di carta.
Piangeva da una profonda pena interiore.
Come si piange soltanto quando si ama.
Non era un pianto di fronte alla morte.
Era un pianto da sentimento amoroso frustrato. " "Permettimi di interrompere, Claire, per farvi osservare, a te, al signor Carvalho e al suo distinto sommelier, che hai descritto una scena di rigorosa ispirazione postromantica.
Senza i mari del Sud, le lacrime pesanti e calde, senza barili di gallette e carne salata e senza signorinelle pallide che passeggiano con l'ombrellino, buona parte deLla letteratura dell'Ottocento non sarebbe mai esistita.
Ci stai dimostrando fino a quale punto l'educazione letteraria che ci hanno impartita alle superiori e aLl'universit sia ancora legata all'Ottocento.
Un greco che piange! Questo  un quadro orientalista dipinto da Delacroix e descritto da Lord Byron.
Se nei tuoi studi letterari avessero insistito di pi su Artaud, Genet o Celine, non ti sarebbe venuta una simile descrizione.
La letteratura e il cinema ci aiutano a immaginare e supporre la nostra vita e la nostra memoria.
Esci da quelle pagine e descrivici la stessa scena ma come la vedrebbe Robbe Grillet, per esempio.
Se avessi letto di pi Robbe Grillet non ti troveresti ora a cercare un greco tanto ridicolo." "Posso continuare, signor Carvalho? Non ci giudichi male.
Georges intende esasperarmi, pur sapendo che non ci riuscir mai. " "Si rende conto, Carvalho, del quartetto che stiamo impersonando? Quali attori potrebbero rappresentarlo alla perfezione? Claire, Ingrid Bergman, snza dubbio.
Il sommelier potrebbe essere Peter Lorre, anche se un po' pi magro.
Lei, Humphrey Bogart, se lo merita perch si  studiato bene la parte.
E io? Che attore potrebbe impersonarmi? E' una domanda imbarazzante perch la costringo a spiegarmi le sue impressioni fisiche e morali sul mio conto." "Non ho memoria cinematografica.
Per me John Wayne vale quanto Anita Eckberg, e la cagna Lassie quanto Elisabeth Taylor, addirittura non riuscirei a dirle se non fosse Elizabeth Taylor in persona ad attraversare l'intera Inghilterra a quattro zampe e a orientarsi col fiuto, nel film Torna a casa, Lassie!" "Ti dico io chi potrebbe fare la tua parte: Peter O'Toole travestito da Bette Davis." Qualcosa di simile alla mortificazione suggell le labbra sottili di Georges Lebrun.
"L'uomo della sua vita, il greco, ce lo siamo lasciati in una stanza mentre piangeva scrivendo una lettera d'amore.
A chi?" "Qui nacque un problema.
Finsi di dormire e lui non mi svegli quando cap che ero in casa.
Aspettai che si mettesse a trafficare in cucina, pensando che poi sarebbe uscito, come tante altre sere, ma no.
Si sdrai al mio fianco e poco dopo dormiva profondamente.
Allora mi alzai senza fare rumore e cercai la lettera.
Era tra le pagine di un libro di poesia, un'antologia di poeti alessandrini contemporanei curata da Kavafis, Kavafis incluso.
La lettera era scritta in greco e io conoscevo appena le parole pi convenzionali, un greco da albergo e dogana.
Ma ero esasperata, ossessionata, e mi nascosi nell'angolo pi protetto della casa a decifrare la lettera con l'aiuto di un dizionario.
I verbi riuscivo a tradurli solo all'infinito; ma non mi importava.
Man mano che avanzava la notte il senso della lettera mi si svelava e, infatti, si trattava di una lettera d'amore, una lettera d'amore indirizzata a un uomo, mi sembr di capire a un certo Dimitrios.
Poi seppi chi fosse Dimitrios, un ragazzo appena arrivato da Samo, che tutti cercavano di aiutare perch era distrutto.
Era un tossicomane, un pittore, come Alekos.
Ma quella notte non avevo davanti a me che la prova, una prova confusa perch la mia conoscenza del greco mi lasciava soltanto sulla soglia della verit.
La lettera era piena di erotismo, ma di un erotismo da sogno, un po' platonico.
Infatti, la lettera era la descrizione di un sogno di Alekos in cui Dimitrios era l'oggetto del suo desiderio e lo rimproverava perch non gli faceva troppo caso.
Era una lettera di gelosia.
La gelosia che in altri tempi aveva indirizzata a me, adesso la indirizzava a quel ragazzo.
Ma dopo aver letto una e mille volte la mia traduzione, ero ancora speranzosa che si trattasse di una cotta transitoria.
Che nulla fosse stato consumato.
Non potevo sopportare l'idea, la semplice idea di Alekos a letto con un altro corpo, e ancor meno con il corpo di un uomo.
La lettera non chiariva niente sul rapporto fisico e pensai che non fosse ancora avvenuto.
Fu un grave sbaglio, perch da quella notte cominciai a comportarmi nel peggiore dei modi.
Non mi lasciavo sfuggire l'occasione per discreditare davanti ad Alekos l'omosessualit e mi scontrai con una reazione stizzita e schifata.
Perch no, l'omosessualit? Era l'unica sessualit da cui la societ non pu trarre profitto.
Non serve alla riproduzione.
Non serve alla produzione.
E' l'unica sessualit radicalmente rivoluzionaria, mi diceva Alekos, eccessivamente imparziale, neutrale, per essere innocente.
E dopo alcune settimane a farci del male con le parole, con le insinuazioni, infine glielo dissi, anche se non ammisi mai di avere letto la lettera, forse perch l'avevo tradotta nel cesso, cesso mi sembra una parola terribile.
Nessun'altra parola, forse in nessun'altra lingua, ha una simile carica di disprezzo." "Ormai quasi nessuno in Spagna chiama cesso il cesso.
Ormai quasi nessuno in Spagna chiama le cose con il proprio nome.
Quasi tutti dicono gabinetto, che  una parola pasteurizzata, quasi come toilette.
Oggigiorno la gente wole dimenticare che caga, che piscia, che scopa, che muore." "Da quella notte ho vissuto torturata dal mio sospetto e l'ambiguit di Alekos mi disperava ancora di pi.
Con il tempo sono giunta alla conclusione che stesse cercando di esasperarmi per farmi stancare e fossi io a troncare il nostro rapporto." "Accadde cos?" "No.
Non mi sentivo n umiliata n offesa.
Ero soltanto innamorata e non volevo perderlo.
Glielo dimostrai a tal punto che gli resi la vita impossibile e un giorno fu lui ad andarsene.
Prima si stabil nello studio di un amico, uno che non aveva nulla a che fare con il destinatario della lettera.
Dimitrios s che avrei voluto ucciderlo.
Nascosi un coltello in borsa e andai a trovarlo.
Lo insultai come fanno soltanto le puttane ubriache, mi cadde il coltello per terra e scoppiai a piangere.
Scene di questo tipo ne feci quante lei ne pu immaginare, come dormire una notte sotto il portone di casa di Alekos sperando di impietosirlo.
Ho tentato addirittura il suicidio..." "Ed  qui che entro in scena io.
Mi presento di nuovo, signor Carvalho, perch forse mi sono dimenticato di farlo, Georges Lebrun, direttore dell'Ufficio Vendite per la Radio Televisione Francese, con incarico speciale in questa futura Citt Olimpica di negoziare l'esclusiva di certi programmi di educazione sportiva da sfruttare dopo le Olimpiadi.
Ogni Olimpiade ha la sua ombra ed  all'ombra di ogni Olimpiade che si fanno o si perdono quattrini.
Mademoiselle Delmas era mia vicina di casa e all'alba del 14 marzo 1989 venni chiamato dalla portinaia dello stabile affinch l'aiutassi a impedire che questa signorina morisse, anche se poi abbiamo accertato che non aveva preso abbastanza pastiglie per uccidersi.
Voleva semplicemente attirare l'attenzione del greco e riusc solo a svegliare la portinaia e un vicino.
Eppure svegliare me  facile.
Dormo poco.
Come lei vede, mademoiselle Delmas  uscita piuttosto bene da quell'impiccio e da allora l'ho presa sotto la mia protezione, non proprio per interesse sessuale, e nemmeno per un impulso umanitario; se lei mi conoscesse bene, saprebbe che non ho interessi sessuali pressanti e inoltre sono privo di impulsi umanitari.
Provo invece una gran curiosit per il comportamento animale delle persone, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti.
La ragione viene programmata e arricchita dalla cultura.
Ma non i sentimenti.
Quello che distingue l'uomo dagli animali  la sofisticazione dei sentimenti, il modo in cui il sentimento diventa cultura.
Quanto sarebbe durata la depressione inutile di mademoiselle Delmas? Quante lacrime era capace di versare prima che le venisse un'ipertensione oculare? Quante volte avrebbe pianto sulle mie spalle pur sapendo che le lacrime altrui mi fanno starnutire? E una reazione riflessa che mi colpisce sin da bambino.
Devo confessarle che mademoiselle Delmas  molto ostinata nei suoi desideri e nelle sue disgrazie e si  sentita molto infelice, dopo che il greco l'ha piantata, per tutto il rimanente 1989.
Con l'anno nuovo  sembrata rassegnarsi un po', ma la scorsa primavera ha saputo che il suo greco era venuto in Spagna, a Barcellona per la precisione, e da allora ha avuto l'ossessione di seguirne i passi, di incontrarlo e proporgli di ricominciare daccapo.
Non dimentichiamo che  l'uomo della sua vita e che si vive una volta sola. " "E che bisogna imparare ad amare e a vivere." "E un proverbio o un verso?" "Un bolero.
Una canzone." "Ci sono canzoni molto profonde, infatti.
Mademoiselle Delmas ha continuato ad aspettare l'occasione favorevole e finalmente ho potuto offrirgliela io.
Con questo incarico assegnatomi dall'ORTF di negoziare con il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi un possibile accordo di sfruttamento commerciale di programmi, ho richiesto l'aiuto di un gruppo di esperti e a questo scopo ho scelto mademoiselle Delmas in quanto direttrice di un museo.
E ovvio che la mia scelta li abbia sorpresi, poich n per la categoria del museo da lei diretto, n per il suo ruolo gerarchico di funzionario le spettava di entrare a far parte della commissione.
Ma allora ho adoperato il vecchio trucco di dare a intendere ai miei superiori che mademoiselle Delmas e io siamo amanti.
Mi  bastato un leggero sorriso nel pronunciare il suo nome.
Un italiano avrebbe strizzato l'occhio." "Anche uno spagnolo." "Noi francesi siamo pi raffinati.
Ci basta un leggero sorriso nel pronunciare il nome di una donna.
Poi  entrata in scena lei durante una conversazione con il nostro amico Le normalien.
A quanto pare avete avuto un incontro molto interessante a sud di Bangkok e avete addirittura viaggiato insieme fino in Malesia." "A quei tempi Le normalien era taoista." "Prima era stato maoista, poi taoista e attualmente milita per se stesso.
E stato uno degli utopisti che pi hanno impiegato ad arrendersi: dal maggio del'68 al giugno dell'85.
Esattamente il 12 giugno.
Diede una festa in un ristorante specializzato in pesce al Mercato Centrale di Parigi e ci almunci il suo passaggio al possibilismo.
E che il possibilismo inteso bene comincia da una sola persona.
Pass al mio fronte e gli regalai il romanzo pi sporco tra tutti quelli che mi ero tenuto.
Un romanzo di Marguerite Duras che a quei tempi era indispensabile aver letto.
Il mio amico, o per dirla meglio, il nostro amico, era diventato tanto perbene e tanto convenzionale da non saper rifiutare il mio schifoso regalo.
Si limit a dimenticarlo, abbandonato sotto un tovagliolo.
Marguerite Duras non lo ha mai saputo e non lo sapr mai.
Me lo prometta." "Glielo prometto." "E anche tu, Claire." "Lo prometto." Alla donna non rimaneva nemmeno un avanzo di tragedia.
Sembrava persino divertita e osservava i due uomini come due compagni di una birichinata promessa.
"Da dove cominciamo?" "Buona domanda, Carvalho.
Non abbiamo troppo tempo a nostra disposizione.
Il viaggio non pu durare pi di quindici giorni ed  gi un'esagerazione, anche se ne seguiranno altri in cui non avr la possibilit di portarmi mademoiselle Delmas con le mie valigie.
Il greco  tutto suo.
E un personaggio che non mi interessa.
Puzza di salvia e di couplet di Mistinguett." "Da dove comincio?" Carvalho si rivolse ora a Claire e la vide mettere le mani nella borsa e toglierle sollevando una foto come se sollevasse un'ostia consacrata.
"E' lui." Di tipi cos Carvalho ne aveva visti a centinaia mentre cercavano di abbordare turiste nel quartiere di Plaka.
Provenivano senza dubbio da un laboratorio ufficiale di meccanica genetica che il governo greco adoperava per la prodilzione di stalloni, eppure Carvalho dovette riconoscere in lui un interessante insediamento nella maturit.
Era un bel greco, prematuramente maturo e ogni ruga indicava forse un fallimento, come gli anelli degli alberi che indicano tutti gli anni della loro vita, e le protuberanze legnose ogni mutilazione.
Appena lo ebbe visto in foto, Carvalho lo ritenne un rivale vittorioso, uno di quei rivali che non si prendono nemmeno il disturbo di ammettere che tu lo sia.
"Nient'altro? Avete ancora qualche indizio? Pi o meno, in che ambiente si muove? Siete stati al consolato greco? Vi siete messi in contatto con l'ambasciata di Madrid?" "Tutto questo  gi stato fatto e inutilmente.
Non si sa come sia entrato in Spagna, non  stato registrato alla frontiera, e non si  messo in contatto con nessuna autorit greca o francese.
Abbiamo soltanto saputo dai miei suoceri che si trova a Barcellona, di tanto in tanto ricevono una sua lettera ma senza il mittente.
Non sa fare altro che posare e dipingere.
Non le bastano questi dati?" "No.
Ma cercher di fare qualcosa.
Dove posso trovarvi?" "Ci siamo sistemati al Palace.
Mademoiselle Delmas nella stanza 313 e io nella 315.
Il suo vino era eccellente." Disse Lebrun dopo avere bevuto l'ultimo sorso rimastogli nel bicchiere e si alz per essere assecondato da Claire, ma lei si stava dando da fare con le ultime tartine di taram e ripeteva che erano deliziose.
Mangiava con lo stesso appetito che suscitava.
Muoveva le labbra come se sussurrasse e le gunce come se le accarezzasse da dentro.
Carvalho si sent ridicolo e scst gli occhi dalla donna per sorprendere lo sguardo che il francese gli stava dedicando.
Amico, sei in trappola, gli dicevano gli occhi senza ciglia di Lebrun e Carvalho non seppe sostenere quello sguardo.
Rimaneva ancora una tartina di taram sul piatto e lei chiese: "Posso portarmela via?" "Biscuter, avvolgi la tartina in carta stagnola per la signorina. " "Se vuole, capo, gliene preparo altre, per il viaggio." "La signorina non sta andando in gita.
La tartina  un ricordo di famiglia." Claire si mise il pacchettino in borsa e rivers su Carvalho un bagno di gratitudine e dolcezza.
Rimase inzuppato dal suo sguardo per ore, anche se nel ricordo cosciente prevalevano le parole che gli disse dalla porta.
"Me lo trovi, vivo o morto." E' pi facile trovare un morto che un vivo, pens Carvalho quando spense la luce, recuperando una solitudine di cui aveva bisogno.
Quei due sembravano strappati dalle pagine di un romanzo che scrivevano insieme e non avevano chiarito nulla sul legame che li univa.
Amici e residenti a Parigi, e forse complici nella ricerca di Alekos, il greco.
Doveva addentrarsi in terreni che non erano abitualmente i suoi, pittori e trafficanti olimpici, trafficanti di cultura olimpica, per raggiungere un greco ambiguo, del quale non era nemmeno chiaro se fosse omosessuale o se si limitasse a stancarsi delle donne troppo belle e possessive per innamorarsi platonicamente di adolescenti greci e sdegnosi.
A chi avrebbe potuto chiedere informazioni con un simile quadro della situazione? Ripass l'elenco di pittori amici a cui rivolgersi e si trov di nuovo solo con il nome e il ricordo di Artimbau.
Fece lo stesso con i compagni di altri tempi che ora lavoravano all'allestimento delle Olimpiadi e gli venne fuori un intero foglio pieno di nomi.
In questa citt chi non allestisce le Olimpiadi le teme, non c' via di mezzo.
L'Ufficio Olimpico, Preolimpico, Transolimpico, Postolimpico impiegava la gente in altri tempi meno olimpica del mondo, gente che aveva compiuto un viaggio simile a quello del normalien incontrato nella giungla: dal marxismo-leninismo alla gestione democratico-istituzionale e infine alla preparazione di tutti gli Olimpi che la democrazia spagnola avrebbe avuto nel 1992: il Quinto Centenario della Scoperta dell'America, l'Esposizione Internazionale di Siviglia, le Olimpiadi, Madrid capitale culturale d'Europa.
Chi non ha mai perso mezz'ora della propria vita a preparare la rivoluzione, non sapr mai cosa si provi a ritrovare se stesso anni pi tardi a prefabbricare olimpi e podii trionfali per gli atleti dello sport, del commercio e dell'industria.
Dalla Sierra Maestra a Olimpia.
Dalla lunga marcia alla marcia dei cinquanta chilometri.
Dall'attraversare clandestinamente le frontiere al negoziare cOn i rappresentanti di tutti i fabbricanti di cacao in polvere del mondo, avidi di ottenere la concessione olimpica.
Dalla raccolta completa dei pentiti della Sierra Maestra e delle lunghe marce scelse di nuovo il "colonnello Parra", in altri tempi autore di un manuale del torturato compilato sulla propria esperienza e ora riciclato nella carica di selezionatore di sponsor olimpici.
Artimbau si era "telefonizzato" definitivamente e aveva la segreteria telefonica.
Carvalho vi lasci un messaggio che gli parve sufficiente.
"Cerco un pittore greco chiamato Alekos Faranduris, probabilmente senza permesso di soggiorno e forse frocio.
Ma dall'aspetto non si direbbe.
Vivo o morto.
Telefonami." Invece, per raggiungere il colonnello Parra dovette superare i cinquemila metri a ostacoli burocratici, cinquemila segretarie che avevano la stessa voce e le stesse risorse dilatorie.
"Gli dica che Gorbaciov lo vuole al telefono per proporgli la concessione di Vodka`analcolica." "Da quale ditta mi ha detto che chiama?" "Dal Patto di Varsavia." "E' un complesso musicale?" "Non ancora." Il colonnello Parra si era smarrito sul pendio ovest dell'Olimpo, ma l'avrebbe ricevuto il giorno dopo, con molto piacere, alle dieci in punto.
Carvalho chiam Biscuter per salutarlo e offrirgli le sue impressioni sull'accaduto.
Ultimamente Biscuter era in crisi perch a suo parere Carvalho non lo considerava abbastanza.
Anche Charo era in crisi.
E Bromuro era morto.
E forse era lui, Carvalho, a favorire tutte queste crisi con il procedimento di sentirsi sempre pi stanco dei propri rituali e pi sfiduciato di ogni rituale altrui.
Dio  morto, l'Uomo  morto, Ava Gardner  morta, Marx  morto, Bromuro  morto e nemmeno io mi sento tanto bene, si disse.
Biscuter si congratul con lui perch la sua fama aveva varcato le frontiere e torn nel suo assorto mutismo.
"Questo  tutto?" "Non intendo offenderla, capo, perch ammetto che lo ha fatto con buone intenzioni, ma non mi piace che mi rimproveri davanti agli estranei perch ascolto dietro le tende." "Ma se  stato lui a scoprirti." "Ma ha fatto finta di niente e invece lei mi ha rimproverato." "Sei stato la regina della festa, Biscuter.
La tua offerta di vini li ha abbagliati e hai visto che successo con la tua taram.
Come ti  sembrata la donna?" "Ho notato pi l'uomo, e non interpreti male! L'ho visto in un film ma non so in quale, non riesco a ricordare.
Sembra una spia tedesca." "Le spie tedesche sono tornate a spiare la linea Maginot.
Dimmi poi tu che c' da spiare da queste parti." Ossia che Biscuter non era rimasto colpito dalla donna.
Carvalho non seppe che istruzioni lasciare nel caso chiamasse Charo, forse perch non desiderava che chiamasse e recuper la macchina per tornare alla sua casa in Vallvidrera, con la testa piena di frammenti della lunga conversazione e negli occhi il volto di Claire, i suoi occhi geologici, quella bocca che mangiava tanto bene, la dolcezza statica, forse una passivit profonda di donna, pozzo aperto alle cadute pi totali.
"Vivo o morto." Rientr in casa con il programma gi stabilito.
Fare rinvenire certe melanzane smunte, cucinarsi una moussaka e cercare in libreria Zorba il greco e I quattro cavalieri dell'Apocalisse.
Strati di melanzane passate in padellaJ strati di carne macinata e insaporita, strati di soffritto di cipolla, pomodoro, forse aglio, salvia, il tutto ricoperto di besciamella, formaggio e poi gratinato.
Una moussaka di lusso che somiglia ben poco ai ciottoli cubici che di solito ti servono nelle taverne e nei ristorantini all'aperto della Grecia.
Non aveva sotto mano vino greco, ma s un Corvo di Salaparuta siciliano che gli somigliava quanto i vini di Murcia, di Alicante o di Algeri.
E quando la moussaka ormai si avvicinava al suo tepore ideale, localizz i libri e insegu tra le loro pagine le ragioni sufficienti per bruciarli.
Ll c'era il tango che annunciava il ballo corpo a corpo della guerra del'14 in I quattro cavalieri dell'Apocalisse, di Blasco Ibnez, Parigi sedotta dal gesticolare di "l'ho uccisa perch era mia" o "l'ho ucciso perch era mio": "Un nuovo piacere era giunto da oltreoceano, per la felicit degli esseri umani.
La gente si domandava a vicenda nelle sale con il tono misterioso degli iniziati che cercano di riconoscersi: 'Lei balla il tango?'... il tango si era impadronito del mondo.
Era l'inno eroico di un'umanit che concentrava all'improvviso le sue aspirazioni nell'armonica oscillazione dei fianchi..." Ed era l la filosofia di Zorba il Greco, come un'elegia vitalista di maschio potente e tenero in omaggio a madame Bobulina, la vecchia francese in omaggio alla quale Zorba costruisce su una foglia d'albero la metafora della vita: un bruco si impegna totalmente a percorrere il dritto della foglia per scoprire il mistero nascosto dal rovescio e quando dopo difficolt di ogni genere riesce a raggiungere il bordo, a ergersi, ad affacciarsi sull'altro lato, scopre una superficie esattamente uguale che lo condurr all'inizio e alla fine del proprio fallimento.
E impossibile uscire dalla vita ed  anche impossibile conservarla.
Forse, e con la dovuta differenza di et e bellezza, non era Claire una madame Bobulina, un'occidentale piena di complessi di colpa, affascinata dal mito della distruzione barbara? Bruciavano i libri e cominciava a crepitare la legna, quando squill il telefono e dall'altro lato c'era Artimbau con pi voglia di conversare che di informarlo.
"Scusa se posso sembrarti un po' rozzo, ma che ne sai del mio greco?" "Pensi che i greci si trovino a ogni angolo di strada? Domander ai pittori pi giovani.
Quelli della mia et ormai bevono soltanto acqua minerale e fanno la coda aspettndo la concessione dei murales olimpici." "Anche tu, Francesc?" "Anch'io, Carvalho." E quando ormai era quasi riuscito ad addormentarsi, con la bocca piena di sapore di salvia e di due bicchieri di Ouzo che aveva tenuto da parte da un viaggio al Monte Athos insieme ad Artimbau, arriv l'ultima chiamata della notte.
"Dorme, capo?" "Adesso non pi." "Perch sono riuscito a ricordare il personaggio.
Il francese che ci ha fatto visita  preciso identico al proprietario della casa da gioco nel film Gilda.
Lo ricorda?" "Ti riferisci a Rita Hayworth?" "No.
Rita  la ragazza." "Sicuro, Biscuter?" "Sicuro. " "Se lo dici tu.
...
1. gli UCCELI DI BANGKOK.
FELTRINELLI 1990." 

CAPITOLO SECONDO.
Troppa villetta per cosi poco servizio.
La ragazza che gli apr la porta sulla strada non era travestita da domestica, n da giardiniere, n da donna a ore e invece, dal modo in cui gli fece attraversare il giardino e pulirsi la suola delle scarpe sullo zerbino, sembrava che avesse addirittura partorito la villetta e persino la famiglia Brando.
A testa bassa, concentrata, guardando a destra e sinistra nel caso qualcosa avesse alterato l'equilibrio universale nella piccola porzione d'universo che le corrispondeva, e disinteressata all'intruso che quella mattina attraversava quel giardino e la vita dei Brando, senza meritare nemmeno che si ricordasse il suo nome.
"Come ha detto che si chiama?" "Carvalho, Pepe Carvalho." Cammin in punta di piedi sul pavimento che tanto le era costato lustrare, e lasci Carvalho a fare i conti sui segni esteriori del signor Brando.
Una mescolanza di tradizione e premi FAD2 di design, mobili del nonno suo o altrui e di Barcellona come una delle cinquemila capitali del design mondiale.
Ma forse mancava armonia, c'era troppo collezionismo e volont di sfoggiare un gusto a prova del passaggio del tempo.
La colf era scomparsa dietro una porta, per riapparire sulla soglia, come le infermiere degli ambulatori di lusso.
"Per favore, vuole seguirmi?" Lo fece passare e chiuse la porta alle sue spalle con tanta cura che Carvalho prest pi attenzione alla qualit del legno, che temette fragile, che all'uomo che lo aspettava in fondo a uno studio troppo grande per essere domestico, come copiato dagli studi di tutti gli pseudointellettuali preoccupati che fossero all'altezza del loro talento non riconosciuto.
Per la sua lunga esperienza di osservatore di studi e cessi, Carvalho sapeva che gli pseudointellettuali curano gli uni e gli altri e che persino, a volte, ottengono strane sintesi mai riportate dalle riviste di arredamento.
"Sono un fallito e mia moglie mi piant per la prima volta quindici giorni dopo il nostro matrimonio.
Ma innanzitutto vada in corridoio e apra di colpo la seconda porta a sinistra.
Non sbagli, la seconda porta a sinistra e di colpo.
Se non  chiederle troppo, cammini in punta di piedi sino alla porta e poi, zacchete!, di colpo, non lo dimentichi." Poteva essere un fallito ma la scrivania era costosa, la libreria di un legno di bosco di lusso e la lampada di un metallo carico di carati.
Vale a dire, aveva l'aspetto del cliente ricco in grado di pagarsi il piacere che Carvalho facesse il cretino camminando in punta di piedi lungo un corridoio e aprisse una porta con decisione.
Obbedi agli ordini puntualmente e arriv davanti alla porta, ma vi si ferm davanti e appoggi l'orecchio a un legno che odorava di vernice prestigiosa.
O si trattava di una registrazione ad alta fedelt o qualcuno l dentro stava scopando con una perfezione da ginnasti svedesi e un ansimare da laureati in passioni segrete.
Non era il caso di tirarsi indietro.
Super la resistenza falsa del pomolo dorato della porta e spinse con la spalla.
La ragazza era impalata dal sesso del vecchio che aveva sotto.
Era bionda, con le tette a forma di pera ed era velocissima nei riflessi perch volt rapidamente il viso verso la porta, smise di ansimare e grid: "Pap! Sei un figlio di puttana!" Il vecchio a sua volta aggrott le sopracciglia, chiss se per distinguere il viso dell'intruso o perch gli si era anticipato l'orgasmo.
Carvalho pens di domandare scusa, ma si limit a chiudere la porta con dolcezza e tornarsene all'ufficio del detto Brando, che lo aspettava sicuro del buon risultato della sua iniziativa.
"Cos' che ha visto?" "Una ragazzina..." "Diciassette anni...
Mia figlia." "...che faceva l'amore..." "Che scopava." "Con un signore arrabbiato." "Un uomo che avrebbe potuto essere suo padre." Brando era soddisfatto, n alto n basso, n grasso n magro, estroverso e fiero di chiamare pane il pane e vino il vino, come gli aragonesi o i navarri.
Era navarro, fece sapere, ma forse il suo cognome era di origine centroeuropea.
"Brando.
Le suona, vero? Molto divertente pensare a Marlon Brando." Fu un attimo fugace di autocompiacimento per poi tornare alla malinconia.
"Sono un fallito.
Mia moglie mi piant la prima volta quindici giorni dopo il nostro matrimonio, poi  tornata, abbiamo avuto un figlio, che mi ha appena soffiato la ditta, e, come ciliegina sulla torta, questa ragazza.
Quando la bambina ha compiuto dieci anni, mia moglie mi ha lasciato definitivamente per scappare con un ginnasta, uno che ottenne il ventiseiesimo posto in classifica in un campionato mondiale.
Lui era bravo agli anelli.
Poi un giorno ha fatto una brutta caduta,  rimasto paralizzato e ora mia moglie dirige la palestra.
Non me lo spiego.
Finch siamo rimasti insieme il suo unico sport era tagliarsi le unghie e truccarsi.
A lei piacciono le donne molto truccate?" Carvalho alz le spalle.
"Lei ha pi o meno la mia et.
Non  vero che per la faccia di una donna non c' niente di meglio dell'acqua e sapone?" Era una reiterazione, ma alz di nuovo le spalle.
Ora Brando raccontava qualcosa a se stesso.
Le labbra si muovevano ma non era udibile quel che dicevano.
Ci sono giorni in cui la pazienza diventa una virt lavorativa, cos Carvalho si lasci catturare dalle ultime mollezze di una poltrona pi imbottita che tappezzata e si adagi in attesa del ritorno di Brando dal suo viaggio mentale.
"Tutte le mattine la ragazza viene gi nell'office a fare colazione accompagnata dall'ultima conquista.
Cerca proprio il momento in cui mi trovo li, me la presenta, ci costringe a parlare e tratta entrambi come se fossimo gli uomini della sua vita.
Io avevo sempre cercato di apparire come un padre moderno, in grado di capire tutto e ho dovuto inghiottire amaro con i due o tre ragazzetti del primo semestre di due anni fa.
Lei aveva quindici anni.
All'inizio del primo semestre dell'anno dopo se ne venne con uno di quelli che tengono banco alla radio e che in un'ora hanno stabilito l'ordine nell'intera galassia.
Era un tizio bassetto, con la barba sale e pepe e parlava con accento catalano.
La buttai fuori di casa.
Ci  tornata sei mesi dopo, incinta, non del tipo radiofonico, non sapeva nemmeno di chi.
L'ho spedita a Londra con una mia cugina.
Lei sa gi di cosa parlo e da quando  tornata mi fingo cieco, ma lei mi attacca bottone a colazione.
Ma adesso  tutt'altra faccenda." "Si riferisce al vecchio che  con lei a letto?" "No.
Questo sarebbe il meno.
E' una bravissima persona e sa ascoltare.
La tratta come un padre.
No, no, non  questo che mi preoccupa, magari continuassero insieme...
Ma temo che lo stia strumentalizzando contro di me.
Riesce a fare sempre paragoni odiosi.
Alfredo ha la tua stessa et, pap, e cose del genere che mi mortificano.
Lui no. Lui  un galantuomo." "Allora?" Era giunta l'ora della verit.
Brando divenne triste, molto triste.
"L'altra notte l'hanno arrestta in una retata.
La polizia dava la caccia agli stranieri, quelli illegali, senza documenti in regola, e lei si fa pescare in mezzo a loro.
Sono andato a tirarla fuori ma lei non ha voluto spiegarmi che cosa facesse da quelle parti.
La polizia mi ha detto di averla vista qualche volta gironzolare per la zona e di averla schedata come ragazza di famiglia perbene in cerca di spacciatori...
Capisce? Ma so bene che non si buca, e nemmeno sniffa.
Che non si buca  ovvio, perch a volte quando  a letto che dorme, nuda come mamma l'ha fatta, entro a coprirla e osservo i punti dove ci si buca E non sniffa, come  vero che mi chiamo Brando.
Solo uno sniffatore  in grado di distinguere uno sniffatore da chi non lo .
Io sniffo coca da quando avevo trent'anni, con la testa, questo s.
E posso assicurarle che non sniffa.
Mi preoccupa questo suo gironzolare nei quartieri malfamati.
Cosa cerca? Ho provato a far parlare Alfredo, quel vecchio che  a letto insieme a lei, ma mi ha confessato di essere molto dispiaciuto, molto dispiaciuto.
La ragazzina quasi non gli parla.
Se lo scopa, me lo porta gi a far colazione e poi chi si  visto si  visto fino a quando gli ritelefona.
Lei, Carvalho, da dove comincerebbe?" Carvalho cominci col fissare le condizioni economiche.
Brando somm, sottrasse, moltiplic con una calcolatrice da polso e si mise a studiare Carvalho.
Era evidente che Carvalho non era all'altezza del prezzo richiesto, ma Brando annui deciso.
"Avanti.
Diamo la precedenza a quello che conta." Cercare un greco, due greci, e proteggere da se stessa una ragazzina sfacciata, potevano diventare partite simultanee eccessive ma i francesi erano di passaggio e Carvalho doveva contare su una clientela locale, per cui decise di lasciare nel retrobottega quell'incarico cosmopolita che tanto aveva innalzato le infule di Biscuter.
And quindi dal colonnello Parra, supremo artefice in una delle centinaia di sedi al servizio delle centinaia di organi addetti a una perfetta organizzazione olimpica.
Il "colonnello Parra" da pi di vent'anni portava la cravatta.
Bisogna ammettere in suo favore che era stato il primo rivoluzionario ad accettarla quando ottenne un incarico nel Dipartimento di Ricerche di una delle pi importanti banche del paese.
Ma ora portava una cravatta senza palliativi, firmata, tra le migliori cravatte firmate, una di quelle cravatte che riconoscono solo gli esperti di cravatte e allora ci si tocca la cravatta come se fosse un sesso, membro della massoneria delle cravatte di seta pura.
E tutto il resto era un accessorio.
Era pi vecchio, ma il suo invecchiamento veniva relativizzato dalla modernit della cravatta Aveva voglia di togliersi di dosso Carvalho e in tale desiderio c'era una legittimit razziale da proprietario di cravatta di Gucci davanti a un Carvalho che si era messo l'unica che aveva, una stretta minuzia di cravatta della peggiore seta thallandese, pi un souvenir di viaggio che una cravatta degna di tale nome.
"Georges Lebrun? Consentimi di cercare nel mio pagliaio, forse trover quest'ago.
Lo sai cosa mi chiedi? Lo sai quanti stranieri ci sono attualmente in questa citt che cercano di accaparrarsi una fetta delle Olimpiadi? Un'Olimpiade porta con s da un ago a un elefante.3 Ho una raccolta completa di venditori di aghi e un'altra di venditori di elefanti." "Questo vende cultura." "Cerchiamo la voce Cultura.
Francia.
ORTF.
Lo sai quante offerte abbiamo ricevuto dall'ORTF?" "Conosci i miei limiti." "Georges Lebrun.
Produzione di programmi educativi a puntate sulle Olimpiadi.
Adesso la mia segretaria lo inserisce nel computer." "Prima inserisci nel computer quale delle tue cinquemila segretarie deve inserirlo nel computer." "Pepe, non cresci mai.
Ricordati quell'aforisma di Herbert Spencer: chi non cresce muore." "Ai miei tempi Spencer passava per un prefascista." "Ora lo si ritiene parte del patrimonio pluralistico socialdemocratico-liberale.
Vivremo di nuovo sotto questa pressione filosofica per tutto un secolo.
Non opporre resistenza.
Lsciatelo mettere in culo e gditela.
Chi non cresce muore.
Il muro di Berlino  gi crollato." "Ti trovo in ottima forma, colonnello." "Non fare i soliti scherzi.
E' ormai tanto che ho lasciato quell'esercito. " Imparti alcune istruzioni su un dittafono che sembrava portare la cravatta.
Tutto in quell'ufficio portava la cravatta.
"La scommessa delle Olimpiadi pu essere terribile.
Il 1992 sar un anno decisivo.
Gli occhi del mondo intero puntati sulla Spagna. " "Non ci era pi accaduto dai tempi della guerra civile.
Mi sembra che fu allora che ci guadagnammo per l'ultima volta la prima pagina del New York Times." "La nostalgia  un errore, Pepe." "E l'ironia?" "Un rumore." Da una stampante alle spalle del colonnello Parra un uomo invisibile, o forse una donna invisibile, cominci a emettere una lingua di carta, per fermarsi poi di colpo, in mezzo a un silenzio tellurico.
L'ex colonnello Parra tese il braccio senza voltare la testa e strapp il pezzo di carta con la precisione di un esperto.
Lesse quello che vi era stampato, poi studi Carvalho pur tenendo per s l'informazione.
"A cosa ti serve? Da questo ufficio le informazioni nan possono uscire come se niente fosse.
Qui ogni giorno vengono messi in gioco centinaia di milioni." "Si tratta di un mio cliente.
L'affare non ha niente-a che vedere con il tuo multinazionale e olimpico.
Si tratta di un greco, di un povero greco che scappa da una donna.
Non  nemmeno un greco olimpico." "Me lo giuri?" Assenti con gli occhi ed ebbe a sua disposizione la scheda di Lebrun: "Georges Lebrun, trentanove anni, nato a Parigi.
Funzionario della ORTF con l'incarico di direttore generale aggiunto.
Olimpia 2000.
Programmi educativi per video sullo spirito delle Olimpiadi, basati sui filmati delle Olimpiadi di Barcellona.
Impegni precontrattuali con quaranta paesi.
Rapporto economico confidenziale AYF 36.
Valutazione Positiva C. Prolungamento mit 62." "Qui non spiega che sporca i libri col moccio e col succo di frutta.
Il tuo computer  una merda.
Che altro?" "Nient'altro. " "Hai un'opinione personale su monsieur Lehrun?" "A quale scopo? Le opinioni personali non mi servono a nulla Ho cinquanta appuntamenti di lavoro al giorno.
Chi tiene in mente cinquanta opinioni personali? E' un funzionario, mi sembra assai competente e parla un linguaggio di dati che elaboriamo nel computer.
Forse uno di questi giorni cener con lui, se il computer fornisce un rapporto positivo e i miei capi politici danno il loro benestare a questo rapporto." "Chi sono i tuoi capi politici?" "Nani Gros, la Tere Surroca e Pascual Verdaguer dietro le quinte.
Vale a dire, Ci-en-Lai, la Idanova e il Malinconico, se vogliamo ricordare i loro nomi di battaglia." "Di quale battaglia? Ti invito a cena una di queste sere.
Se vuoi, a casa mia." "Non mangio che insalate italiane e pesce blu alla griglia." "Perch quello blu?" "Hanno scoperto che fa bene al colesterolo.
Il colesterolo non ce l'ho ancora, ma  meglio prevenire che curare.
Tutto a posto?" "Tutto a posto.
Ti telefono." "Lo far la mia segretaria.
Viaggio molto.
Parto per Seul tra qualche giorno per studiare le conseguenze della loro Olimpiade." "Un giorno verranno anche da noi per studiare le conseguenze della nostra." "Domani  un altro giorno." Carvalho usc dall'ufficio con un passo che voleva essere sportivo, per essere all'altezza di coloro che si trovavano sul posto, anche se riscontr tanta abbondanza di cravatte quanta scarsit di muscoli.
Aveva un appuntamento con Artimbau al Pa i Trago, disposto a una colazione solida e solidale con qualcuno senza paura di morire prima di avere compiuto gli ottant'anni, ma trov il pittore tanto magro e contenuto nei suoi abiti che non ebbero bisogno di scambiare una sola parola per chiarire che anche lui era passato al bando della repressione gastronomica, al bando dei morti viventi, dei teologi dell'alimentazione.
Il pittore ordin una misera porzione di formaggio fresco e un caff senza zucchero, cercando di non poggiare gli occhi sulla capipota ani samfaina4 che avevano servito a Carvalho.
Fece il riassunto della situazione senza entrare in particolari sui clienti, ma gli parl invece dell'incontro con Pedro Parra.
"Quello non l'ho mai conosciuto.
Io ero nella cellula della plastica. 5 " "Suona orribile." "Eppure quello che dici  vero.
In questa citt non si muove un dito se non in funzione delle Olimpiadi.
Quelli che vengono a comprare la scenografia, quelli che vengono a vederla e tutti gli altri a cui cerchiamo di venderla.
Non c' un artista in questa citt che non si aspetti una fetta di quest'Olimpiade.
Il grosso del bottino se l'accalappiano gli architetti, ma c' anche bisogno di sculture e di murales." "Non credo che il mio greco faccia parte degli eletti.
E' venuto qui per scappare da qualcosa o per prevenire qualcosa." "Se fa il modello, la cosa pi ovvia  che lavori in qualche scuola di Belle Arti, in quella ufficiale o in quelle meno ufficiali o all'Eina, quella che si trova sulla strada di casa tua.
Ma stando a quel che mi racconti, la cosa pi probabile  che si trovi a ritrarre i turisti intorno alla cattedrale o alla Sagrada Familia.
Un mese o un mese e mezzo fa ti sarebbe stato pi facile incontrarlo.
Ora la gente non gira pi tanto per le strade, sono tutte all'aria per via dei cantieri.
Cercarlo in base alla sua nazionalit  come giocare alla roulette russa.
Dovresti cacciare il naso in tutti gli angoli dove c' un pittore sopravvissuto, e chiedere: c' qui un greco sopravvissuto? La gnte racconta che non si sono mai guadagnati tanti soldi con la pittura, ma non ci sono neanche mai stati tanti pittori senza nulla da mettersi in bocca, o sulla tavolozza.
Mi  costato vent'anni avere un minimo di sicurezza economica.
Oggi un pittore che a venticinque anni non ha raggiunto il successo, si ritiene un fallito." "E che fa dopo essersi ritenuto un fallito?" "Probabilmente continua a ritenersi un fallito.
Pepe, io questi pittori giovani non li capisco e comincio a preoccuparmi.
Per tutta la vita ho lottato a favore della libert di ogni tipo di pittura, in tempi in cui prevaleva una feroce dittatura della pittura astratta e se due o tre critici ti guardavano storto non cavavi un ragno dal buco.
Adesso invece qualsiasi cretino dipinge con la punta del cazzo un Omaggio all'AIDS e il giorno dopo ha il suo quadro esposto in un museo." "Quando si comincia a paragonare il passato con il presente  segno che si invecchia.
E inevitabile, ma bisogna farlo in silenzio e non confessarlo mai.
Io sono sempre stato un detective atipico, ma se ti raccontassi come si organizzano oggi le grandi imprese investigative, mi daresti mille pesetas in elemosina e mi consiglieresti di andare a cantare in canonica." "Noi, pochi artigiani rimasti, dobbiamo aiutarci a vicenda.
E' buona questa capipota?" "Perch non la ordini anche tu?" Chiuse gli occhi e li apr soltanto per chiedere un piatto di baccal coi fagioli e del vino rosso, servito nel tipico porrn.
"Oggi salto il pranzo." Il fatto che basti riempirsi lo stomaco con i frutti della terra e del mare per cambiare subito dopo il proprio rapporto con il mondo ha sempre dato ragione a coloro che sostengono che ogni effetto ha una causa.
"Va' a trovare un mio amico, il pittore Dotras.
Tra quelli della mia et  il meno riuscito e continua ad andare in giro travestito da giovane.
Se il tuo greco esiste, Dotras lo conosce, e ancor pi se  frocio.
Non che Dotras sia frocio, ma sua moglie adora gli omosessuali e le piace sedurli giocando a fare la mamma.
Superata la cinquantina non rimane altra strada." "E Dotras se ne sta a guardare?" "Dotras riposa.
Se la conoscessi lo capiresti." Il pittore raccomandato da Artimbau abitava in un vicolo seminascosto dietro plaza Medinaceli, a met strada tra la Barcellona che riscopre il mare del Moll de la Fusta e la Barcellona delle rapine a punta di coltello, dello scippo e della droga di calle Escudillers e dei dintorni della plaza Real.
Case e casone in rovina per poveri e ricchi del Seicento e Settecento, sulle quali non aveva osato avanzare nemmeno il piccone speculativo e cos erano sopravvissuti persino alcuni cortili con vegetazioni selvagge, affacciate sui muri come una protesta della natura contro la citt lugubre.
Negozi di biscotti economici e salumi venduti di etto in etto, vecchi e immigrati fuggiti dai libri di Geografia e dalle schede di polizia del dipartimento pi povero dell'Interpol.
Forse per il suo carattere di area urbana non commerciabile, in quelle casone si conservavano spazi grandi e signorili per artisti esercenti e artisti sotto parola d'onore.
Dotras era stato uno dei pittori pi promettenti degli anni Sessanta e continuava a esserlo, sulle spalle di una clientela fedelissima dove abbondavano gay ricchi che la moglie curava e annaffiava come se fossero vasi di roselline nane.
Aveva pertanto dedicato parte della sua produzione ai ritratti di mamme di gay e di atleti sopraffatti da sforzi mai spiegati nel quadro.
Ma la sua specialit era la piedografia, tecnica automatistica consistente nel riempire una tavola di impasti di colore, di appoggiarla poi su lastre di cartoncino immense come un pavimento, e di pestarci sopra i piedi seguendo un ritmo personalissimo da ballerino di flamenco tra l'improvvisazione e l'epilessia.
Si era sempre rifiutato di vendere queste sue piedografie e le conservava in una casona chiusa con le chiavi pi grosse della citt, per darle un giorno in eredit-agli otto figli avuti con tre donne diverse, cinque di essi membri del complesso rock Els Musclaires e gli altri tre ben piazzati come bancari alla Caixa de Catalunya.
Uno addirittura come gestore.
Non che Carvalho lo conoscesse minimamente per qualcosa di pi che le referenze fornitegli da Artimbau, eppure era requisito indispensabile, appena varcata la soglia dello studio-abitazione del pittore Dotras, accettare il curriculum offerto dal medesimo e scritto per lui da uno dei cinquemila migliori poeti dell'Andalusia in cambio dell'unica piedografia che egli avesse mai regalato in vita sua.
"E' meglio sapere con chi si parla." Gli disse quell'uomo dal gilet cucito con cretonne per tende, senza dubbio rubate a qualche museo antropologico, e anche lui sembrava scappato dallo stesso museo, in un attimo di distrazione degli antropologi.
Portava la poderosa testa grigia in disordine, su una faccia scura per natura e per l'aiuto del sole che ogni mattina andava a godersi nel porto, perch il sole  il dio della vita e se io fossi stato un egizio, sarei stato un devoto al culto del sole.
La mitologia  il mio mondo.
La donna portava la chioma canuta lunga fino in vita e sciolta sulle spalle e le due enormi tette ugualmente sciolte fino in vita sul davanti.
Indossava una tunica nera legata da un cordiglio dorato e sandali policromi.
Salut a malapena il nuovo arrivato, attaccata a un telefono che era l'unico elemento estraneo alla pittura in quel grande studio.
Tele e dipinti finiti o finiti a met, cavalletti e tavolozze e schizzi di pittura sparsi di recente per cielo e per terra, come avanzi di un festino di colori, e una scaletta che portava al soppalco dove Dotras aveva fatto i suoi cinque ultimi figli con quella walkiria di mezza tacca.
"Questa  la patria della citt libera.
E lo era ben di pi quindici anni fa, quando tutti noi eravamo ingenui e credevamo alla resurrezione dei giusti.
In questa citt rimangono ormai poche isole.
Questa  l'isola di Dotras dove tutti si possono perdere, ma dove si pu pure trovare di tutto.
Cosa cerchi?" "Un greco." "Remei, abbiamo un greco?" "Due." Rispose Remei senza levarsi il telefono dall'orecchio.
"Ha gi sentito.
Se lo dice Remei vuol dire che  vero.
Qui abbiamo avuto persino principi iraniani e amanti dell'imperatrice madre dell'Iran, una signora che era anche una grande scopatrice. " "Farah Diba?" "No.
La madre dello sci.
Si scopava persino i nani.
Lei  straniero? Di Zamora forse?" "No.
Perch?" "Negli ultimi tempi tutti mi sembrano di Zamora.
Lei sa dove si trova Zamora?" "No.
Ma hanno un vino eccellente.
A Toro." "Non lo sa nessuno.
E' una specie di triangolo delle Bermude spagnolo.
Lei  mercante d'arte?" "No.
Mi manda Artimbau.
Cerco un greco." "Ora ricordo.
Ne abbiamo due.
Come le serve il greco?" "Ha il corpo da Antinoo e la testa da pirata turco." "Allora  un meticcio.
Remei, quale dei nostri due greci ha il corpo da Antinoo e la testa da pirata turco?" "I greci sono tutti uguali." Rispose Remei senza mollare il telefono e fu allora che Carvalho si alz, le strapp il telefono dalle mani e appese il ricevitore restando con la faccia a una spanna dal viso della walkiria.
"Ho bisogno di parlarle." "Ci conosciamo?" "Mi hanno detto che ogni primavera, quando  primavera nei grandi magazzini del Corte Ingls, lei porta a fare acquisti i froci di questa citt." "Ho una gran vocazione materna.
Se Dotras non fosse diventato sterile, avremmo gi dodici figli." "Sono le pitture.
Hanno una componente chimica che rovina l'uccello." Disse Dotras e si port una mano al sesso.
"I froci, come lei li chiama, non crescono mai del tutto e lei invece  cresciuto troppo." "Non tutti la pensano allo stesso modo.
Cerco un greco con il corpo da Antinoo e la testa da pirata turco." "Tutti i greci hanno il corpo da Antinoo e con gli anni gli viene la faccia da pirata turco.
Che altro?" "Si chiama Alekos.
E' pittore, modello.
Pu darsi che sia omosessuale, ma non ci giurerei!" "Alekos." Mormor Remei come se volesse tenersi il nome nel secrtaire della memoria.
"Mi era molto piaciuto un cantante greco chiamato Alekos
Pandas.
Cantava al festival del Mediterraneo.
All'inizio dei Sessanta, quando ero giovane.
Dov'era lei nell'estate del 1962?" "In galera." ''Dellnquente?'' "Comunista.
Ma poi ho ucciso Kennedy6 e con gli anni ho messo la testa a posto." "Lei deve proprio venire alla nostra festa." Grid Dotras che aveva ascoltato tutto seduto su un'impalcatura dalla quale dipingeva il nord di un'immensa tela.
"Venga da noi questa sera.
A volte vengono dei greci e a volte dei mohicani.
Sono sempre gli ultimi greci e gli ultimi mohicani.
Si bevono litrozzi di vino di Alella sfuso e si fuma kif innocente, kif da recluta degli anni Quaranta.
Questo  quanto.
In questa casa nessuno si buca e non ci sono pregiudizi razziali contro i greci, e nemmeno contro i turchi.
Questa sera canteranno i miei figli, Els Musclaires, e i miei altri figli, quelli normali, verranno con le mogli e i bambini e i panellets7 e vin moscato, perch ormai siamo prossimi a Ognissanti e al Giorno dei Morti.
Lei ha l'AIDS?" "Non credo." "In questa casa non entra nessuno con l'AIDS." "Nessuno." Ricalc Remei mentre recuperava il telefono, il suo tempo e spazio personali.
"Devo portare qualcosa per la festa?" "Amici, lei stesso, duemila pesetas a testa e qualche bottiglia di qualcosa in grado di sorprenderei." "Che ne pensa di un whisky Knockando di vent'anni?" "Amico, se lo porta avr un trattamento da zar." Carvalho usc dal labirinto di viuzze e dopo aver visitato quattro cabine telefoniche inutilizzabili, riusc a lasciare un messaggio al Palace.
Dava appuntamento a Claire e a Georges alle dieci al ristorante Casa Leopoldo, con la previsione di finire la serata a una festa nello studio di un pittore collezionista di greci.
"Insista sul collezionista di greci." Precis al portiere che trascriveva il messaggio e si dispose ad ammazzare il resto della giornata lontano da qualsiasi possibilit di annacquargli l'attesa emozione dell'incontro con mademoiselle Delmas.
Pass in ufficio nel caso qualcosa o qualcuno fosse rimasto intrappolato nella ragnatela telefonica di Biscuter.
"Mister Brando ha chiamato pi volte chiedendo di lei." "Perch lo chiami mister?" "Con un simile cognome, come vuole che lo chiami? Mister Brando." Esit se tener conto della telefonata o ignorare il padre persecutore, ma avrebbe potuto aggiungere ben poco al bilancio di quanto non aveva ancora fatto.
Lo disturbava tutto ci che potesse interferire nel suo rapporto con Claire, con i greci, ma aveva ore morte.davanti a s e usc in cerca del primo contatto logico per rastrellare le malefatte e prodezze notturne della giovane scopatrice di uomini perduti senza collare.
Buon sangue non mente, forse la madre era portatrice dei cromosomi dell'amoralit, nel dubbio che il padre avesse apportato qualcosa alla creatura.
La palestra era circondata da Opel Kadett e da Volvo bianche.
Tuttavia non c'era nessuno alla ricezione e Carvalho pot raggiungere un immenso vetro che occupava mezza parete, una specie di finestrone su una grande sala dove una ventina di donne in body di diversi colori cercavano di ubbidire agli ordini dell'istruttrice.
Nonostante ci fossero corpi notevoli e altri di una mediocrit deprimente, tenuto conto delle marche delle macchine delle proprietarie, era inevitabile che gli occhi del guardone si incollassero sull'istruttrice, un corpicino cinquantenne e forte, coronato da una capigliatura tinta, platinata e dritta come un pennacchio su una faccia da arpia.
Dalle sue labbra uscivano atrocit, minuscole e grandi.
"Tu, Merche, questo culo, che pi che un culo...
Ma che ti succede, Pochola, questo  un braccio o un moncherino?...
Suvvia, la faccia in alto, e respirate come se l'aria fosse gratis, cazzo. . . " Neppure la bench minima ribellione tra le suddite.
"Lula, questa  una lezione di ginnastica, non di sculettamento.. ." Soffrivano tanto nei muscoli che le parole sembravano una gradevole compagnia.
L'istruttrice si limitava a indicare il primo esercizio e poi passeggiava in mezzo alle vittime picchiettandole con una bacchetta nelle zone del corpo in peggiori condizioni o in diserzione dall'esercizio ordinato.
In uno dei suoi giri l'istruttrice vide Carvalho dietro il vetro e gli grid: "I fornitori il mercoledi e i pagamenti il venti di ogni mese! " E si volt sicura del risultato della sua consegna, ma quando in un secondo viaggio scopr Carvalho allo stesso posto butt la bacchetta per terra con sdegno e gli and incontro, attimo colto dalle sofferenti per sciogliere le file, scomporre il gesto e per alcune addirittura per lasciarsi cadere a terra in cerca delle sue frescure e della patria propizia di un cos duro letto.
A questo punto ormai Carvalho si vide venire addosso l'istruttrice e decise di andarle incontro per bloccarla.
Poco abituata a non trasmettere terrore, la donna rimase un po' sconcertata quando Carvalho s'inchin riverente sulla sua mano pi coperta di anelli e insinu un baciamano che non arriv a prodursi, perch non era nei piani di Carvalho e perch lei ritir l'appendice minacciata come chi fugge da uno schizzo di olio bollente.
"Non mi ha forse sentita?" "La signora Brando?" "La signora cosa?" Non furono le parole in s ma il tono a spingere Carvalho a proporle di ritirarsi in un luogo pi intimo, proposta che rest quasi inascoltata in mezzo al voco sino a quando la donna vide che le sue clienti, ripresesi di colpo dalla loro stanchezza, si accalcavano contro il vetro disputandosi la platea della tragedia.
Bast uno sguardo pieno di megatoni perch le ginnaste tornassero alla loro posizione di partenza e poi un grugnito della donna suon a Carvalho come un invito a seguirla.
L'ufficio dove finirono aveva come unico elemento curioso un uomo seduto su una sedia a rotelle che giocava a carte con se stesso davanti a un tavolino.
La donna sfior con una carezza la testa dell'uomo che a malapena prest loro attenzione e si mise dietro un tavolo pieno di carte a mo' di parapetto.
Le pendevano tutti i lineamenti tranne la lingua, in una chiara dimostrazione dell'insuccesso di tante creme di compensazione per i lunghi anni di malmaritata.
"Che vuole ora quel buzzurro di un Brando?" "Lei vede spesso sua figlia?" "E lei che mi vede spesso, quando ha bisogno di soldi.
E soprattutto vede questo disgraziato, che le molla qualsiasi cifra." Il disgraziato gir la testa.
Conservava il sorriso del giorno in cui rimase al ventiseiesimo o ventisettesimo posto nel Campionato del Mondo di ginnastica maschile.
"Ridi, ridi, lo sai bene che quella troietta riesce a spellarti ViVO.
C'era tenerezza nella voce di quella bestia e Carvalho la lasci sfogare in lungo e in largo, in un duro discorso sulle insufficienze di ogni tipo in Brando e l'ingiustizia che ora fosse lei a dover rispondere della figlia.
Se la polizia continuava ad arrestarla prima o poi avrebbe imparato.
Nessuno impara con la testa altrui.
Lei non sapeva nulla della vita privata di sua figlia.
Forse il fratello.
"Chieda udienza e se il signore si degna di concedergliela...
Di tanto in tanto cerca di mettere in riga la ragazza, ma lo fa sempre denigrando noi, suo padre e me.
Quello non sembra figlio mio.
Io chiamo pane il pane e vino il vino." Sembrava trattarsi di un vizio di famiglia al di sopra del divorzio o forse era accaduto che, messi l'uno di fronte all'altra, due esseri dediti a chiamare pane il pane e vino il vino non avevano trovato altra via di uscita che il delitto imperfetto o il divorzio.
No, lei non credeva che la ragazza stesse cercando emozioni forti, non ne era il tipo, la ragazza era un'emozione forte gi per conto proprio.
L'invalido seguiva sempre felice e assentiva.
"Guarda come sbava questo qui quando parlo della troietta." "Eppure cerca qualcosa." "Di questo pu essere certo.
Quella non sbaglia colpo.
Non spreca un solo gesto.
Sembra stupida.
Ma stupida non lo  per niente.
Sa quello che vuole ed  riuscita a passare sopra il cadavere di suo padre.
A lei non sembra un morto?" Se le avesse detto di si sarebbero diventati quasi amici.
Tutti e tre.
Perch il giocatore di carte invalido ex ventiseiesimo o ex ventisettesimo nel Campionato del Mondo di ginnastica maschile ballava con la sua sedia a rotelle, contentissimo di ci che stava accadendo, come se gli piacesse la compagnia di Carvalho e il tono soddisfatto preso dalla sua donna.
E contenti entrambi, la donna gli si avvicin, gli rassett gli abiti ormai un po' scompigliati e gli accarezz di nuovo i capelli.
"Parla appena.
Ma dice tutto quello che deve dire.
I mariti migliori sono gli invalidi." "Chiami sua figlia.
Le parli da donna a donna.
Le chieda cosa fosse andata a cercare quella notte in mezzo a tutti quegli spacciatori e tossici di mezza tacca " "Verr quando avr bisogno di soldi.
E non sar io a farla parlare.
Questo qui senza dire neanche b le cava quello che vuole. " "Intende telefonarmi?" Disse di si con la testa e diede per terminata l'udienza.
Precedette Carvalho nel corridoio e si ferm a una certa distanza dal finestrone che mostrava la prospettiva della gabbia sudata dove le donne si erano messe a chiacchierare.
Si scambiavano le loro piccole conoscenze di casalinghe annoiate e ricche "Guardi, come cocorite." "Le tratta molto male." "All'inizio le trattavo con ogni riguardo e loro mi saltavano addosso.
Sono ragazze di famiglia ricca che non sono cresciute Ma ci cacci quattro urla e si comportano come si deve.
Vengono qui a farsi pastrugnare dalle massaggiatrici e dagli aghetti dello yazuki.
Hanno bisogno di qualcuno che le tratti come in caserma.
A queste si che gioverebbe un bel servizio militare di ventiquattro mesi." Lasci l'istruttrice a tramare crudelt contro i corpi pi distinti della citt.
Tutta quella ginnastica gli aveva risvegliato l'appetito ed esit se andarsene a La Odisea a godere la cucina d'autore di Antonio Ferrer o offrire un'opportunit a quelli del Nostromo, due marinai che avevano aperto un ristorante dopo l'esperienza vissuta sulla Rosa de Alejandra.8 Il ristorante stava all angolo di uno dei vicoli dietro l'Hotel Coln, assai vicino a La Odisea e c'era una dichiarazione di principi marinari sin dall'insegna, in omaggio al romanzo omonimo di Conrad, fino all'ultima minuzia decorativa, tutti pezzi salvati dal naufragio morale dei marinai dopo l'esperienza di quell'impossibile fuga in avanti in cerca del Bosforo.
A loro non piaceva parlare di ci che avevano vissuto a bordo della Rosa de Alejandria, ma alla parete era appeso un modellino della nave.
Germn non si trovava nel locale ma Basora si, e divise il suo atteggiamento tra quello del marinaio a terra e quello del ristoratore apprendista.
Nulla da rimproverare a una entre di pasta fresca con corna dell'abbondanza, un fungo enigmatico che stava diventando di moda da quando l'aveva lanciato nella sua carta il Rec de Can Fabes, a Sant Celoni, e in seguito un baccal alla Cattedrale che era una specie di sintesi dei baccal catalani, la calligrafia sintetica di altri impasti di baccal barocchi.
Basora gli offr un Pesquera rosso eccellente e ormai al caff, lo sorprese con una bottiglia di rum nicaraguense con un'etichetta col nome "Pepe Carvalho".
"Ogni volta che vorr venire da queste parti trover la bottiglia di rum a sua disposizione." "Un buon motivo per tornarci." Germn diversificava il rischio del ristorante accettando lavori improvvisati da marinaio a terra.
Ora stava facendo non so che cacchio, disse Basora, nella diga asciutta.
Dal canto suo l'antico ufficiale della Rosa de Alejandra continuava a sfoggiare il solito severo senso dell'umorismo ma trascinava l'ncora di tutti i marinai con rimpianto di traversata.
Di tanto in tanto spediva un nuovo pacco al carcere di Segovia dove Gins Larios stava scontando la pena o ricordava all'avvocato difensore di non dimenticare l'ennesima richiesta di indulto personale.
"In fin dei conti ha ucciso per amore.
E' molto peggio uccidere per odio." Carvalho lo rincuor.
A Basora si erano imbiancati i capelli e non era molto sicuro che uccidere per amore fosse meglio che uccidere per odio.
L'amore  una malattia, disse.
Se a dirlo fosse stato qualcun altro, Carvalho avrebbe sorriso, ma Basora era un uomo di poche parole.
Lo aveva conosciuto lo stesso giorno in cui aveva presenziato lo sbarco di Gins, tra due poliziotti, con il desiderio frustrato di incontrare al di l del Bosforo il luogo dal quale non avrebbe pi voluto ritornare, il finale perfetto di una fuga perfetta.
Germn e Basora erano sconcertati da quell'uomo che sapeva tutto senza avere viaggiato a bordo della Rosa de Alejandra e che si accontentava di commentare il delitto di Gins, senza informare comunque la polizia.
"Infine. " Sospir Basora e recit ironicamente: "Ma la notte  interminabile quando si appoggia sui malati e vi sono navi che cercano di essere guardate per affondare tranquille. " L'intera conversazione aveva avuto come sfondo nella mente di Carvalho il miraggio di Claire, una bambola carnale e giocherellona, su un retino da fotografia vecchia, in movimento, in primo piano, davanti a un paesaggio disabitato.
Carvalho si era bevuto mezza bottiglia di rum, si rinfresc le tempie in bagno, tra incisioni di navigazioni e naufragi e nel vedere il viso che gli rimandava lo specchio, si appropri del verso di Lorca...
Vi sono navi che cercano di essere guardate per affondare tranquille.
Si abbandon al doppio gioco di lasciarsi portare dai sentimenti e ironizzarci sopra, per non sentirsi ridicolo e controllare la propria situazione.
Augur buona fortuna ai marinai a terra nel loro nuovo mestiere e promise di tornare un giorno a svuotare la sua bottiglia.
La mia bottiglia.
Ripet diverse volte, come un ubriaco, ed era un po' ubriaco.
Cammin per i vicoli abbandonati alla loro storia inutile, in cerca della citt rimessa a nuovo per interpretare il ruolo di vetrina olimpica.
La cattedrale si affacciava, seppur distante, sul cantiere di un parcheggio sotterraneo che avrebbe consentito di aumentare il numero di giapponesi in visita prima del Duemila.
Scusate per il disturbo.
Stiamo lavorando per voi.
Barcelona, posa't guapa.
Barcelona ms que mai.9 Tutti sembravano di passaggio, persino la citt era di passaggio tra un passato conosciuto e un futuro senza precise frontiere.
Claire era di passaggio e man mano che avanzava lungo una citt in distruzione e ricostruzione si sentiva come un adolescente in attesa della ragazza che lo far felice e adulto, quella ragazza che all'improvviso scompare e che a volte si recupera trent'anni dopo, quando  troppo tardi per quasi tutto.
Ascolt la propria voce cantare un vecchio bolero, ringalluzzito dalla schiuma dell'alcool che gli saliva fin nel cervello.
Che peccato, perch non me lo disse/ se lo avessi saputo sarei tutta sua.
Signor Carvalho, se lei mi avesse insinuato qualcosa, avrei rinunciato al mio greco irripetibile e mi sarei offerta a lei in fondo al labirinto, come premio nel viaggio alla ricerca della verit, lei sa cosa significa alezeia in greco classico? Se era in grado di farsi la domanda, pur mettendola sulle labbra di Claire, era perch sapeva, o in qualche momento aveva saputo, il significato di alezeia in greco classico.
In fondo al labirinto avrebbe potuto incontrare Claire, una volta risolto il caso del greco, perch invece aveva la certezza che se un giorno, fra trent'anni, avesse incontrato ancora Claire, non sarebbe accaduto in una stazione, sbagliando gli addii, ma in un cimitero.
Forse la rivedr fra trent'anni quando lei verr a deporre fiori su una tomba e passer accanto alla mia e verr trattenuta da un pizzico di memoria: Carvalho? Pepe Carvalho, di che mi suona? O forse Carvalho sarebbe riuscito a vivere altri trent'anni per incontrare Claire su un marciapiede e lei, nella sua decadente maturit, lo avrebbe aiutato ad attraversare la strada e lui, trattandosi di lei, avrebbe fatto un'eccezione e si sarebbe lasciato aiutare, invece di colpirla col bastone.
In ogni caso, la capacit di fantasticare, immaginare, predire la fine di quello strano capriccio emozionale portava al genere burlesco, ma Carvalho si compiaceva vagheggiando su tutte le impotenze presentite.
Non gli accadeva pi da molti anni e si sentiva pi ridicolo che colpevole, colpevole forse dell'esercizio di sincerit nel non cercare Charo per non imporle l'ipocrisia di una sollecitudine che non provava.
Aveva la sollecitudine monopolizzata.
Si sentiva crudele, legittimamente crudele, come solo pu sentirsi un animale razionale innamorato.
E via via che gli cresceva il sentimento era meno ridicolo confessarselo e si scopriva diverso, pi vicino a se stesso, quando i riflessi delle vetrine gli rimandavano l'immagine di un uomo che sarebbe gi stato definitivamente troppo vecchio nel Duemila, che non aveva mai provato la bench minima curiosit di svoltare quell'angolo del tmpo.
Quando li era adolescente e l'oggetto del suo desiderio lontano, scendeva di solito le Ramblas fiducioso che lei lo stesse aspettando al porto.
Quella presunzione non si era mai avverata, ma Carvalho si era mantenuto fedele a quell'impulso ogni volta che in seguito si era sommerso nell'agrodolce imbecillit dell'amore.
Quando si scopr a scendere le Ramblas, a seguire le tracce dell'adolescente che era stato, riusc a controllarsi e sviare i passi per cacciarsi in Can Boadas in cerca del primo assaggio di Martini, e se non gli fosse piaciuto il primo Martini, avrebbe chiesto il cocktall del giorno.
Un Martini  come un pezzo di ceramica o un piatto casalingo, non raggiunge mai la perfezione e ti lascia sempre con la voglia del Martini ideale.
Il primo che gli servirono era sufficientemente corretto da continuare con un secondo e cos arriv al terzo.
I Martini gli alcolizzavano la psicologia pi che il sangue, e facevano di lui una persona quasi simpatica, abbastanza per intavolare una conversazione con un tizio bassetto che beveva un long drink con molto ghiaccio nel bicchiere e molta malinconia negli occhi.
"Alcolista anonimo?" "No.
Deputato al Parlamento di Catalogna." Gli rispose il solitario bevitore.
"Una lunga bevuta tra due sessioni." "No.
Mi sono perso." Un deputato, perso nelle Ramblas, che medita malinconicamente davanti a un long drink non poteva essere che socialista.
"Lei  socialista?" "Si nota?" "Avete una malinconia moderata.
Le offro un altro long drink." "Ho bisogno di forze per mandare tutto all'inferno.
Il capitalismo ha vinto, ma  marcio.
Domani devo appoggiare un progetto di legge a cui non credo." "Non si amareggi la vita, amico.
Appoggi un qualsiasi altro progetto di legge." "Non mi piacciono nemmeno gli altri." "Allora le cose le si mettono male." "I comunisti sono dei traditori.
Non vogliono pi fare la rivoluzione.
Tutti vogliono essere socialisti e noi siamo costretti a diventare liberali.
La storia ci assolver.
Di tanto in tanto dimentico il mio nome e vago per la citt.
Gli psichiatri dicono che ho uno sdoppiamento di personalit, ma non  vero.
Cerco la mia vera personalit." "Se la trovo prima di ki non si preoccupi, le dir di venire qui, che sta qui ad aspettarla." "Solo fino alle due.
Alle due chiudono il locale." Pag il suo conto e quello del socialista disorientato e segu il proprio destino, gi per le Ramblas, come se, arrivando prima, anticipasse l'ora dell'appuntamento con i francesi.
Ormai in Casa Leopoldo, Germn gli lasci scegliere un tavolo dal quale controllare l'ingresso maestoso di Claire nel ristorante e ingann la sete con una bottiglia di vino bianco, molto freddo, molto freddo, insistette Carvalho, ho la testa molto calda.
Il ristoratore era abituato ai suoi eccessi eccezionali quanto totali e gli lasci bere vino bianco come se bevesse acqua.
Quando i due francesi varcarono la soglia verso la sala interna, Carvalho navigava per mari dorati nel migliore vino della casa e dal ponte di comando della sua nave ebbra esamin i travestimenti degli invitati con piena soddisfazione.
Lei si presentava vestita per l'appunto da passeggera francese di una nave ebbra, con una giacca bianca lunga e una blusa di seta verde pallido che le accarezzava il collo con volant istoriati che fingevano di essere schiuma; e lui indossava un completo color crema, con la camicia marrone, una cravatta di un marrone pi scuro e un cappello quasi piatto, bianco, spiegazzato con cura, in un insieme incompiuto in sintonia con l'incompiutezza dei suoi lineamenti e gesti.
Il principe svogliato lasci fare, accett la doppia iniziativa gastronomica coordinata da Carvalho e dal ristoratore e solo i suoi occhi tradirono una certa capacit di sorpresa davanti allo spiegamento pantagruelico di vassoi pieni di scampi all'aglio, seppie e polipetti microscopici, anguillette con prosciutto d'anatra e fette di kiwi, mezze aragoste e gamberoni, un enorme rombo cotto prima alla piastra e passato poi al forno.
Se la sua ammirazione era viSiva, quella della donna era verbale, e quando, esauriti tutti i pesci del Mediterraneo, ritenne fosse giunto il momento di un cambio di rotta per il palato, trasse dalla borsa una bottiglia di Vega Sicilia e la mise sul tavolo.
"E' un piccolo omaggio a mia nonna." "Dubito che il signor Carvalho ammetta un vino rosso dopo tanto pesce e tanto vino bianco." "Il Vega Sicilia lo ammetto persino con la zuppa di pesce.
Non  un vino.
E un segno di identit artificiale, ma ben riuscito.
Ai tempi di sua nonna questo vino non esisteva. " "Mi sa di Valladolid, dei campi della Castiglia." "Questa  un'altra cosa." L'aveva assaporata tanto, senza vederla, nell'arco di tutta la giornata, che Carvalho cerc di guardarla il meno possibile durante la cena, ma dopo ogni pasto arriva il momento inevitabile della conversazione e dello sguardo, o della lite.
Un pasto non pu mai finire con un silenzio indifferente, a meno che uno dei commensali muoia.
Fece un riassunto delle ricerche, che il francese ascolt con la sua prevista svogliatezza e lei con espressione pi affascinata che anelante.
Forse preferiva cercare il greco piuttosto che trovarlo.
Forse, avvert Carvalho, nello studio dei Dotras non faremo che turismo, ma a ogni turista interessa superare i muri della citt-albergo.
"Non sempre." Interruppe Lebrun improvvisamente interessato.
"Non si scelgono mai le citt, sono le citt a sceglierti.
Io ho girato per gli alberghi di tutto il mondo e poche volte ho sentito il richiamo di una citt, sino al punto da superare i muri degli alberghi.
Forse a Barcellona vale la pena." Li costrinse a introdursi nelle viscere del Barrio Chino, nelle sue ceneri calde di prostituzione a buon mercato emarginata dai terrori dell'AIDS, di nuovo le inevitabili Ramblas e la loro foce sul porto, con la prima prospettiva e poi la terra recuperata del Moll de la Fusta.
Edifici neoclassici al servizio del potere militare, qualche pennellata neogotica, commerci marittimi, una piazza neoromantica, la vetrina di postmodernit composta dal riadattamento del paseo culminato dal gambero gigantesco del designer Mariscal.
Nel punto equidistante tra il palazzo delle Poste in stile pompier e statua a Colombo, Lebrun senti un turbamento ed esclam: "Che bel pasticcio!" Avevano alle loro spalle le navi, il mare stagno, i capanni obsoleti abbattuti a met, i nervi ferrei di torrioni di antica eff cienza quando attraversarono il paseo e la plaza de Medinaceli i cerca del vicolo dove si trovava lo studio dei Dotras.
Tutte le porte erano aperte e la luna piena se ne stava appesa sui miserabili tetti.
La donna toccava tutto con la punta dei suoi occhi c pietra e con i polpastrelli di seta, mentre continuava a elargire u sorriso leggero.
Appena entrati nello studio capirono che senza di loro il quadro era incompleto.
Erano tutti vestiti da bohmie indigeni e gradirono il contrasto visivo di quei turisti sbarcati di recente da un bastimento senza dubbio con poche ore di scalo.
Carvalho non era contemplato nei loro apprezzamenti.
Lo presero per una guida di qualsiasi agenzia di tour operator e si dedica rono a smantellare la dama di lusso e il cavaliere fugace.
"Sono duemila pesetas a testa." Avvert la signora Dotras e a Carvalho parve che le sue grandi e cadute tette fossero diventate un vassoio di raccolta delle offerte alla messa di mezzogiorno nella cattedrale.
"In cambio di cosa?" "In nessun'altra parte della citt vedr quello che vedr qui." Pag il francese e Carvalho deposit la sua bottiglia d Knockando nelle mani del pittore, vestito per l'occasione come un concertista indiano di strumenti musicali rigorosamente indiani.
Abbondava la gente giovane divisa in gruppi, in mucchi che parlava a voce bassa o assorta, di cinque in cinque, il modo pi drammatico per essere assorti.
"Qui abbiamo conservato l'atmosfera degli ultimi anni Sessanta e dell'inizio dei Settanta.
Quando tutto era ancora possibile." Lo inform Dotras con la voce al di sopra di un sottofondo musicale in cui i Bee Gees, i Beatles, i Pink Floyd, e gli Hair s susseguirono per tutto il tempo che condivisero circondati da quadri giganteschi di Dotras e manifesti di protesta antichi di quasi vent'anni: donne che orinavano in latrine per uomini e avvisi di ricerca e cattura di Richard Nixon.
Persino i pi giovani sembravano appena usciti da una notte di opaca baldoria anni Settanta e Dotras conferm che di questo si trattava.
"Isole come questa non si trovano pi in citt.
Ogni generazione ha il diritto alla nostalgia e la nostra..." Coinvolse Carvalho con il plurale: "saremo l'ultima generazione a conservare il culto della nostalgia.
La nostalgia bisogna sceglierla".
"Quest'uomo  un precursore.
Ha creato un museo vivente del comportamento." Era la prima volta che il francese manifestava capacit di entusiasmo.
Offrirono loro insalata di riso e pollo al curry in un men ragionato come  indispensabile in qualsiasi cena progre10 massiva dell'epoca oggetto di culto e venne loro presentata una borsista nordamericana che preparava uno studio sui Costumi del transfranchismo per l'Universit del North Carolina.
I nipoti di Dotras dipingevano sui quadri del nonno con pittura spray e i cinque figli della walkiria, componenti del complesso Els Musclaires, accordavano i loro strumenti pronti a iniziare il concerto in omaggio degli incontri a Canet, il Woodstock spagnolo, catalano per maggiore precisione, chiarl Dotras alla nordamericana che prendeva appunti su un quaderno, e a monsieur Lebrun che prendeva appunti mentali.
Carvalho volle agire come altre volte, quando un'atmosfera gli risultava indifferente sino alla stanchezza, lasciando LI il volto ma andandosene con la testa da un'altra parte, e mentre cercava un anfratto del locale per la testa, gli occhi inciamparono in una ragazza che aveva conosciuto in circostanze pi propizie.
Era Beba, la figlia di Brando e dell'istruttrice, semisdraiata sui cuscini a discorrere con un vecchio, diverso da quello che stava sollazzando il mattino in cui conobbe Carvalho.
O forse non era tanto vecchio, ma dell'et di Carvalho.
"Chi  quella?" Domand a Dotras.
Il pittore si secc nel vedersi distolto dal suo servizio alla banca dati dell'Universit del North Carolina e pizzic appena con lo sguardo il duetto formato da Beba e dal suo accompagnatore.
"Non la conosco.
Ha pagato, mamma?" La moglie gli disse di si con la testa, dopo avere soppesato la ragazza con certe bilance mentali che solo lei vedeva.
"E quello che le sta insieme?" Pure, asser convinta la signora Dotras.
Il pittore torn a prestare attenzione alla studiosa nordamericana di scienze sociali e Carvalho non insistette, ma tranquillizz la sua cattiva coscienza esaminando con soddisfazione Beba, che monologava mentre l'uomo stava ad ascoltarla o stanco o stordito o drogato.
Beba aveva un'espressione dolce, come se fosse la maestra o la madre del suo interlocutore.
"Conosce quella ragazza?" Claire lo aveva preso per un braccio mentre esaminava Beba a distanza.
"E' molto bella.
La conosce?" "No.
O forse si, ma oggi non  la mia giornata." "E' molto angelica.
Molto giovane.
Mi emoziona il suo aspetto.
Non le sembra molto angelica?" "E' probabile.
Ci sono molti tipi di angelo." Claire sprofond in una riflessione silenziosa sugli angeli e di questa comunic a Carvalho soltanto un sorriso, come una garza rosata a velare i pensieri che gli nascondeva.
"E il mio greco?" Domand di colpo Claire, come se avesse recuperato il senso dell'orientamento.
Carvalho fece da intermediario con la signora Dotras che gli indic un giovane con gli occhioni vestito con una tunica azzurra.
Claire esamin il greco con uno sguardo che prima fu di valutazione e poi di disprezzo.
"Non  il mio greco." "Un greco tira l'altro." Claire e Carvalho sedettero su alcuni cuscini, accanto al giovane della tunica, mentre Lebrun passava di gruppo in gruppo ad ascoltare e osservare con la precisione di un inviato speciale delle Nazioni Unite, prima o dopo di un qualsiasi referendum scabroso.
"Alexopoulos  il giovane pittore greco pi promettente che io conosca. " Avverti Dotras, prima di favorire il contatto.
"Non ci ha detto quanti giovani pittori greci conosce." Claire rise e Carvalho si senti molto gratificato.
Appena seduto sui cuscini, Carvalho stava per introdurre il tema, quando senti la mano della ragazza sul suo braccio e, guardandola, cap che gli stava chiedendo di lasciarla fare.
Le rub i suoi stessi occhi per darli al greco che li osservava da una prudente distanza, consapevole che stavano per chiedergli qualcosa.
Lei cominci a sussurrargli una lunga spiegazione che Carvalho non poteva udire e a poco a poco la resistenza dell'uomo diminu, sino a quando si lasci cadere su un gomito e colloc il viso assai vicino a quello di Claire per ridurre ulteriormente l'ambito della loro inudibile conversazione.
Claire all'improvviso si scost dal ragazzo e rimase accovacciata, tesa in avanti, con un boccolo di capelli color miele che le accarezzava uno zigomo e la testa paralizzata dall'evolversi di una riflessione che Carvalho indovinava incomunicabile.
Volt il viso verso Carvalho e fu come se la luna piena appesa fuori fosse entrata nello studio e cercasse di ipnotizzarlo.
"Non mi ero sbagliata.
Alekos  a Barcellona." "Dove?" "Esce solo di notte." "Perch?" O erano due lacrime oppure l'emozione interiore rendeva ancora pi splendenti i suoi occhi.
"Vive in una zona che si chiama Pueblo Nuevo e a mezzanotte va in una bettola, in una piazza, non ne sa il nome.
In fondo alla rambla di Pueblo Nuevo.
Vive in una delle fabbriche abbandonate di quella zona.
Lei la conosce?" "La conosco.
Si chiama Pueblo Nuevo, ma ormai ha poco di nuovo.
E un quartiere che si  sviluppato tra la fine del secolo scorso e l'inizio di questo, industriale e popolare.
E' invecchiato rapidamente, come tutto quello che  povero, e sta alle spalle della futura Villa Olimpica, pieno di fabbriche e di depositi abbandonati." "Da dove cominciamo?" "Adesso?" "Adesso.
Domani pu essere troppo tardi." A un altro cliente Carvalho non avrebbe concesso il diritto di stabilire il ritmo di marcia, ma quella donna non era una cliente normale e da vicino odorava di alba in campagna dopo una notte di pioggia lenta.
"Da dove cominciamo, allora?" "Andiamo in quella bettola.
Dicono che sia in una piazza con alberi molto grossi e che si mangino solo cose fredde, formaggio, pat, salumi.
D'estate mettono tavolini all'aperto, ma ora non pi.
Forse li ci daranno indicazioni." Nello stendere le gambe accavallate Carvalho si rese conto di essere diventato invalido.
Le sentiva piene di mosche voraci del suo stesso sangue.
Odiava i cuscini e le sedie basse, odiava i Dotras e la loro commedia nostalgica e cominciava a odiare Els Musclaires che stavano cantando No serem moguts in un omaggio, dissero, allo spirito di Joan Baez e Bo Dylan e alla madre che li aveva fatti nascere nello stesso giorno dei famosi processi di Burgos contro i militanti dell'ETA.
L'ex gestante serviva cocktall di aranciata e vodka e scandiva il nome di quel cocktall di moda quasi vent'anni prima: screwdriver.
La nordamericana annotava tutto con quella buona fede che ormai sfoggiano solo gli imperialisti pentiti.
Beba e il suo vecchio erano scomparsi.
"Andate gi via? Che ve n' parso della mia trovata?" "Deve rinnovare lo spettacolo, Dotras.
Tutto questo maggio e dopomaggio comincia a rompere le scatole." "Ci abbiamo gi pensato, ma con cosa lo si pu sostituire? E' un problema.
Per tutta l'estate abbiamo studiato la possibilit di rinnovare lo spettacolo, come mia moglie e io lo chiamiamo, ma dopo il maggio, il dopomaggio e tutto il resto, cosa rimane? La paura.
Paura della crisi.
Paura di non avere soldi.
Di non sapere la verit.
Che la verit non esista.
Di invecchiare...
Ma tutto questo non  pi il passato,  il presente.
Ha mai pensato alla possibilit che il passato abbia smesso di esistere? Che d'ora in avanti non esista che il presente? Ha mai pensato alla situazione del mondo dopo il crollo del muro di Berlino?" "Non penso ad altro, ma non a quest'ora della notte." "I suoi amici francesi si sono divertiti?" Lebrun guard Dotras come se fosse il suo assistente e, quando il suo sorriso lieve sembrava favorire un commiato convenzionale quanto insignificante, prese un biglietto dal taschino della giacca e glielo porse.
"Lei ha tra le mani un'idea geniale e se un giorno intende inscenarla alla grande, si metta in contatto con me.
Lo psicodramma generazionale, life, di partecipazione..." Dotras diffidava della sincerit di Lebrun, ma conserv il biglietto e li accompagn alla porta.
"Ha trovato il suo greco?" Claire assenti con la testa e segu i passi di Lebrun.
Carvalho rimase indietro e riusc a parlare in disparte con Dotras.
"Chi  il greco che ci hai presentato? Ci si pu fidare?" "Come di qualsiasi altra persona che oggi  qui.
Si e no." "Dove andiamo?" Domand Lebrun appena sbucarono di nuovo in plaza Medinaceli.
"A Icaria." "Finalmente! " "Non si tratta di uno scherzo.
Una parte di Barcellona, oggi sul punto di scomparire sotto il piccone olimpico, venne costruita in omaggio a Icaria.
Era un quartiere industriale e operaio, naturalmente, e anche gli operai catalani del Novecento sognarono di raggiungere un giorno Icaria.
Persino la Citt Olimpica si chiamer Nueva Icaria." "Olimpia in Icaria.
Chiodo scaccia chiodo.
Un mito scaccia un altro mito." "Questa parte pi industrializzata del Pueblo Nuevo, Poble Nou in catalano, venne chiamata anche la Manchester Catalana.
Gli industriali barcellonesi del Novecento idolatravano il modello inglese.
Mi piacciono le rovine contemporanee, monsieur Lebrun, e ultimamente passeggio spesso nella citt minacciata dalla modernit.
Nel quartiere vecchio, molto vicino a qui, stanno aprendo una strada larga che porter via i cattivi odori della citt marcia, non so dove, ma li porter via.
E della Manchester Catalana, di Icaria, rimarr ben poco.
E' curioso che i padroni sognassero Manchester e gli operai Icaria.
Cosa sognano oggi gli uni e gli altri?" "Probabilmente nulla." Claire camminava davanti a loro con le braccia conserte sul petto, come se avesse ricevuto una misteriosa eucaristia e fosse tutta un tabernacolo.
Presero un taxi davanti al Distretto Militare e Carvalho diede un'indicazione imprecisa.
Una piazza piena di grossi alberi, in fondo alla rambla di Pueblo Nuevo.
Il tassista li esamin criticamente.
Non sembravano rapinatori notturni e c' gente che non sa mai dove sta andando.
Nel tassl si fece un silenzio totale che Carvalho copriva con la stessa mano che gli nascondeva la faccia, Lebrun con un sorriso forse ironico e soltanto Claire sembrava puntare oltre con lo sguardo, come se davanti ai suoi occhi cominciasse a formarsi la storia ventura, una storia segreta che gi conosceva.
"Dove andiamo?" Chiese finalmente Lebrun.
"In una bettola dove servono pat e formaggio." "Ancora cibo?" "Pu darsi che ci sia Alekos." Lebrun si ritenne soddisfatto dalla risposta e si lasci andare sullo schienale del sedile.
Gli occhi gli erano diventati due fessure che filtravano il paesaggio della Barcellona notturna, l'ombra vegetale del Parque de la Ciudadela, il pompier del Palazzo di Giustizia e gli sfugg una risata trattenuta quando passarono accanto all'Arco di Trionfo.
"Pure voi?" "Un Arco di Trionfo in scala ridotta, per trionfi minori.
Da tre secoli a questa parte quasi tutti i trionfi spagnoli sono stati su noi stessi." Ma all'improvviso, e nonostante la notte, lo sguardo venne aggredito dall'ambiguit di un paesaggio in cui non si sapeva dove cominciassero le distruzioni e dove le costruzioni.
Gru, terre rimosse, bulldozer, spiazzi un tempo edificati con tracce di fondamenta sradicate, blocchi insinuati di case appena nate, come bulbi appena affacciati sulla membrana della terra morta, una pianura di insinuazioni per quello che sarebbe stato il villaggio olimpico un anno dopo, un anno e mezzo dopo, tra un mare sorpreso nella sua brutta nudit di mare urbano dopo la caduta delle case che gli servivano da perizoma e l'intimorita ridotta di quanto rimaneva di Pueblo Nuevo, di quel Pueblo che era stato Nuevo quando la borghesia della citt aveva stabilito accanto al mare le sue fabbriche e volle tenersi vicina la manodopera, anche a rischio che i rapporti di vicinato la costringessero alla lunga marcia, da Pueblo Nuevo a Icaria, tutta Barcellona sarebbe diventata Icaria, tutta la Terra sarebbe diventata Icaria.
Lebrun volle scendere dal taxi per vedere da vicino le opere che proseguivano nonostante la notte, sotto riflettori da bombardamento, ci che avevano davanti agli occhi poteva essere Dresda o Brasilia un paesaggio di rovine e fondamenta, infilzato da strade ancora cieche che non collegavano niente.
"Immagini se tutto si fermasse adesso.
Che meraviglia, una citt olimpica inconclusa!" Alcune insegne annunciavano che le costruzioni erano a carico di Nueva Icaria S.A. e Lebrun si mise a ridere.
"Avrebbe mai immaginato che un giorno i falansteri venissero costruiti da Societ Anonime? O forse ormai  questa l'unica possibilit per costruire falansteri.
Icaria costruita da societ anonime, con sovvenzioni speciali della CEE, forse addirittura del Fondo Monetario Internazionale.
Adesso che il comunismo  crollato, perch non trasformare il suo sogno in merce da Disneyland per la nuova borghesia? Che ne direbbe lei Carvalho di una Disneyland che fosse una perfetta citt comunista, senza gli errori fallimentari della citt comunista che  appena crollata?" Carvalho ricord visi di comunisti reali e avrebbe desiderato appioppare a Lebrun un calcio nei coglioni.
Ma erano di nuovo in taxi, nel labirinto dell'ormai vecchio Pueblo Nuevo.
All'improvviso il paesaggio cominci a proletarizzarsi e Lebrun a interessarsi della scenografia.
Pueblo Nuevo offriva il suo collage di villaggio di pescatori e operai, di industrie e depositi.
"Cosa si produceva da queste parti?" "Penso un po' di tutto.
Tessuti, presse per l'olio, fabbriche di antimonio, vino, budella di maiali per gli insaccati...".
"Budelle di maiale per gli insaccati..." Recit Lebrun come se fosse un verso.
Il tassista chiese delucidazioni sul tipo di piazza che stavano cercando e, quando Claire gli parl della bettola e dei suoi pasti fugaci, almeno il tassista dimostr di sapere dove stessero andando.
Una piazza nascosta occupata quasi interamente da omb, decimati dall'autunno, antichi depositi di industrie e commerci morti, all'angolo, il bar che sapeva di camembert e di pane e pomodoro, Restaurant Els Pescadors.
Quando Claire, senza abbandonare l'iniziativa, stava spingendo la porta del locale, Lebrun la trattenne con un braccio.
"Cara, vorrei sapere cosa possiamo trovare qui.
Mi sembra un atto di cortesia, dopo che ti ho portata in questa citt." "Soltanto io ho interesse a rintracciare Alekos?" Lebrun sostenne il suo sguardo e recuper il sorriso.
Lasci che lei li precedesse e dopo avere lanciato un'occhiata ai tavoli occupati senza trovarvi in nessuno ci che stavano cercando, scelsero uno degli antichi tavoli di marmo con la base in ferro istoriato e rimasero sconcertati dalla domanda: cosa volete per cena? "Ci porti un cava11 molto freddo e prosciutto affettato molto sottile." Ordin Carvalho, e Lebrun sembrava definitivamente disinteressato a quanto potesse capitare.
Quando il cameriere port l'ordinazione, Carvalho tagli corto con i primi balbettii di Claire e prese l'iniziativa nel domandare.
"Cerchiamo un pittore, greco." Claire porse la foto che aveva estratta dalla borsa.
"Da queste parti passa molta gente." "Tutti greci?" "Non chiediamo la nazionalit.'' Il camerire si rivolse ai gradi superiori e l'evidente padrone del posto, probabilmente un ex contestatore che forse aveva preso parte agli spettacoli di Dotras, li valut da lontano.
Si cacci dietro il bancone e sembr impegnarsi a preparare un'ordinazione, ma in testa sua rimuginava la domanda e Carvalho lo sorprese mentre volgeva ripetutamente lo sguardo a un tavolo d'angolo dove cenava un gruppo di ragazze chiacchierine e di uomini silenziosi, appena usciti da una sfilata per sceicchi arabi.
Le donne erano mascherate da odalische con abiti color azzurro cielo e corinto e gli uomini in smoking da pubblicit di profumo maschile.
Finalmente il proprietario usc da dietro il parapetto e and verso il tavolo d'angolo.
Si chin sul gruppo e disse qualcosa all'orecchio che una delle donne dovette riscattare dalle profondit della chioma riccioluta.
Tutte le teste al tavolo si orientarono allora verso il trio composto da Carvalho, Claire e Lebrun.
Il francese non si ritenne guardato anche se si seppe guardato, Claire atteggi un'espressione di serena aspettativa e Carvalho si limit a notificare con gli occhi che si sentiva osservato.
La ragazza dall'orecchio occulto se lo ricacci nelle intimit della chioma e si alz per andare verso il tavolo di Carvalho.
Ma vi arriv con l'orecchio teso.
Era molto magra, aveva uno di quegli scheletri dolci, tipici delle migliori modelle.
"Mi hanno detto che cercate Alekos." "Madame Faranduris cerca suo marito." Disse Carvalho senza fare caso alla finta protesta che Claire insinu con un gesto.
Qualcosa di simile alla complicit e a una certa compassione disegn il sorriso propizio della modella.
"Negli ultimi tempi viene di rado da queste parti e non so tanto bene in quale di questi depositi abbandonati viva.
So solo che lui lo chiama Skala e che ci ha messo un cartello sulla porta con questo nome.
Lo conosciamo perch lo si  visto da queste parti e a volte facciamo un pezzo di strada insieme, perch lavoriamo per un fotografo di moda che ha lo studio in una vecchia fabbrica di vestaglie.
Ma poi lui prosegue e non ci ha mai portati dove abita.
Dopo cena dobbiamo tornare in studio.
Potete venire con noi, almeno vi indicheremo la strada per quel che possiamo." Claire la ringrazi con il miglior sorriso che Carvalho le aveva visto da quando si erano conosciuti e, quando la modella torn al proprio tavolo, aveva gli occhi pieni di lacrime, mentre le labbra mormoravano: Skala.
"Skala,  Alekos, senza dubbio." "Cosa vuol dire Skala?" "E' il porticciolo dell'isola di Patmo, la patria di Alekos.
Siamo stati li tre estati fa.
Abbiamo fatto il giro dell'isola su un caicco: Grikou, Diakofti, Hora, la grotta dove si dice che san Giovanni abbia scritto l'Apocalisse." Lebrun usc dalla sua finta indifferenza o sonnolenza per recitare: "Lo Spirito s'impadroni di me, e io fui trasportato nel deserto.
L vidi una donna seduta su un mostro di colore scarlatto, tutto coperto di parole di bestemmia.
Il mostro aveva sette teste e dieci corna.
I vestiti della donna erano di porpora e scarlatto.
Portava gioielli d'oro, perle e pietre preziose, e teneva in mano un calice d'oro dal contenuto ripugnante: le impurit della sua prostituzione".
Davanti alla perplessit di Claire, inform: "Apocalisse, diciassette, tre".
...
2.
FORMENTO ARTES DECORATIVAS.
3.
RIFERIMENTO AL TITOLO DI UN RACCONTO DI mONTALBAN.
4.
IN CATALANO: STUFATO DI TESTINA E PIEDE DI VITELLO IN SALSA DI VERDURE.
5.
CELLULA DI STUDENTI DI ARTI PLASTICHE.
6.
ROMANZO SPERIMENTALE DELLO STESSO MONTALBAN, IN CUI PEPE UCCIDE KENNEDY.
7.
TIPO DI PANE DEI MORTI, CATALANO, A BASE DI MARZAPANE E PINOLI.
8.
LA ROSA DI ALESSANDRIA  ANCHE IL TITOLO DI UN LIBRO DI mONTALBAN.
9.
IN CATALANO: BARCELLONA FATTI BELLA, BARCELLONA PI CHE MAI.
10.
POGR: DA PROGR, TERMINE PER INDICARE ANTICONFORMISTAO CONTESTATARIO DI SINISTRA, NON NECESSARIAMENTE IMPEGNATO.
11.
SPUMANTE CATALANO.
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capitolo terzo.
"E' curioso, ma Patmo non  lontana da Icaria." "Anche lei  stato a Patmo, signor Lebrun?" "Ci  andato con Alekos nell'estate dell'87." C'era sfida negli sguardi che si rivolgevano Claire e Lebrun.
"Alekos  il tuo problema." "E il tuo, no?" Lebrun interruppe la lite con Claire per continuare il discorso con Carvalho.
"E' sufficiente vedere l'isola inaridirsi nella sua durezza, diventare uno dei suoi secchi abitanti, per capire perch mai san Giovanni abbia scritto proprio li l'Apocalisse.
Durrell ha detto che l'Apocalisse  una poesia degna di Dylan Thomas.
Lei conosce l'opera di Dylan Thomas?" "Non dimentichi che non leggo.
I libri li brucio soltanto." "Il numero 7  cabalistico ed  presente nella stessa toponomastica di Patmo, in greco Patmos, e nei versi di san Giovanni: sette colline, sette candelabri, sette stelle.
Nella grotta dove si suppone sia vissuto san Giovanni c' una fenditura che a quanto pare fu aperta dalla voce di Dio nella sua discesa per entrare nel corpo del santo, possedendolo, poeticamente, per la poesia.
La voce di Dio deve essere terribile.
Io ho visitato la grotta in un giorno di tempesta e ho provato paura.
Fuori il vento
ululava e dentro la grotta si sentiva il fragore della montagna, come se si ribellasse al colpo d'ascia di Dio...
Ma  il fragore dell'acqua, in un'isola tanto arida, la montagna dell'Apocalisse  piena di sorgenti segrete.
Il monaco che mi accompagnava era tanto spaventato che si faceva il segno della croce ogni volta che ruggiva il vento, e mi trasmise la sua paura." "E Alekos?" "Riteneva che tutto ci che concerne i Vangeli, Apocalisse compresa, fosse una tenebrosa macchinazione di giudei e precapitalisti giudei.
Non aveva quel senso di colpa giudeocristiano che mi soffoca.
Era un uomo geologico e in quella grotta si sentiva anche lui parte della terra." Claire lo ascoltava con un'ammirazione che Carvalho non sapeva se fosse indirizzata a Lebrun o all'uomo della sua vita.
"Fui ben contento quando uscimmo dalla grotta e tornammo al porto.
Quella notte Alekos si prese una sbronza geologica.
Sembrava un gigante ubriaco.
O forse una montagna ubriaca.
Eravamo in una taverna a cui mancavano tutti i vetri e il cielo era colmo di fulmini bianchissimi, non ho mai visto fulmini cos bianchi, sembravano i riflettori di un bombardamento, o come uno immagina i riflettori di un bombardamento, o come uno li ha visti nei film in bianco e nero.
Ero impaurito eppure Porto Skala  un porto al riparo dai venti, un rifugio gi adoperato dagli antichi navigatori e dai pirati.
Tutto per niente.
Tutto per un possibile falso.
Non  mai stato provato che sia stato li che san Giovanni scrisse la sua Apocalisse.
Forse non  stato nemmeno lui a scriverla.
Perch non supporre, ora e per sempre, che si tratti di un'opera poetica di Thomas?" "Non ho nulla in contrario.
Per quale motivo  andato a Patmo e proprio con Alekos?" "Turismo, turismo profondo." E scoppi a ridere smisuratamente, esageratamente.
Si calm e prosegu la sua conversazione.
"Vi conobbi i suoceri di Claire.
Irreprensibili.
Antropologicamente irreprensibili.
Da illustrazione di Gustave Dor o da quadro di Delacroix d'ispirazione greca.
A loro mancava la follia malinconica del figlio ed erano genitori rigorosamente popolani, di quelli che ti mettono venti franchi in tasca quando parti, che tu lo voglia o no, o un bel pezzo di roquefort in valigia perch non muoia di fame o di dissenteria all'estero.
Ammirevolmente convenzionali." Al tavolo delle modelle c'erano preparativi di partenza.
Claire si innervosl e Carvalho dovette prescindere dal dubbio che l'aveva assalito dopo le ultime parole di Lebrun.
Da dove veniva a Lebrun tutta quella conoscenza sui genitori popolani? Aveva imparato a comportarsi come un principe dai libri, oppure era dai libri che aveva imparato il ritratto di genere dei genitori popolani? Il bello scheletro di donna vestita da odalisca corinzia agit leggermente l'aria circostante invitandoli a seguire la troupe di mascherati.
Parlavano e ridevano come giovani nudi, ma erano vestiti da attori di spot pubblicitario di profumi.
Davanti le odalische, i cavalieri che ridevano e si contorcevano sotto le costellazioni di Icaria dietro, immediatamente dietro; Claire che li assecondava come un'invasata, dietro di lei Carvalho che la seguiva come un invasato e a chiudere la marcia lo svogliato principe esperto in genitori popolani e apocalissi.
Attraversarono un immaginario varco tra montagne, alla sinistra lo scenario di vecchie case di quartiere dove tutto era morto o addormentato, a destra costruzioni semiabbandonate, magazzini ed edifici ambigui sotto la luna, simili a ostacoli posti a impedire la visione dei cantieri olimpici e il mare putrido che in quel punto riceveva la maggior parte dei liquami di Barcellona filtrati dall'insufficiente piet dei depuratori.
Avanzavano verso la scenografia industriale obsoleta, un fronte di forme che la notte rendeva capricciose: navate triangolari unite come sorelle siamesi, ciminiere curvate da calori perduti, torri di ferro con tutte le loro ruggini nobilitate dal controluce lunare, alberi affacciati sui muri erosi, definitivi vincitori sull'assedio delle fabbriche, vegetali capigliature scure della natura imprigionata nel presentimento dell'assalto implacabile del bulldozer.
Al corteo non mancava che un violinista vecchio e una grassa puttana di Fellini, pens Carvalho e lo disse a Claire, ma non rallent la sua andatura ostinata sino a quando le modelle si fermarono e rimasero ad aspettarli.
Il bello scheletro foderato di color corinto aveva una voce troppo acuta, ma non era il caso di badarci minimamente.
"E' qui che lavoriamo.
Duecento metri pi in l c' una fabbrica abbandonata che si chiama o si chiamava... non ricordo...
vedrete delle lettere, un'insegna di maiolica blu, molto bella, semidistrutta, non ci sono tutte le lettere e per questo non ricordo bene il nome.
Ma qualcuno ha dipinto sul muro, accanto alla porta, Skala.
E' li che potrete trovare Alekos." Aveva incluso tutti loro, ma i suoi occhi rimasero fissi, complici, impietositi su Claire.
Ricevette in cambio uno dei migliori sorrisi della ragazza e un inchino di testa di Lebrun.
La comparsa spar dietro un portone di ferro che si lasci aprire protestando come le migliori porte dei migliori film del conte Dracula, e i tre membri della spedizione rimasero soli davanti alla prospettiva di una strada abbandonata a gatti e topi.
Fu Claire ad arrivare per prima davanti alla porta e alz una mano come per accarezzare una a una le lettere che componevano la parola Skala.
Ma la dolcezza del gesto venne sostituita dall'indignazione tesa del corpo quando si rese conto che la porta era chiusa.
Rimasero tutti e tre davanti alle mura della citt desiderata e per il momento proibita.
I muri erano alti e la porta non mostrava il minimo cedimento.
"E' chiusa e a doppia mandata." "Dall'interno?" "E' impossibile saperlo." Ormai la ragazza stava per mettersi a gridare il nome di Alekos mentre i suoi piedi scalciavano impazienti la porta, quando Lebrun la trattenne per un braccio.
"Calma.
Forse non vogliono essere trovati.
Forse le cose sono molto pi semplici.
Quello che conta  sapere come si fa a entrare qui dentro.
I nostri amici modelli dovrebbero saperlo.
Torniamo indietro, glielo chiediamo e ritorniamo qui." "Andateci voi, io rimango." "Non  prudente che lei rimanga qui da sola." "So badare a me stessa." "Ce la sbrighiamo in dieci minuti.
Facciamo marcia indietro e poi torniamo subito, se troviamo una soluzione o una risposta. " "E' dentro, sento che  li dentro, sento che si  chiuso da dentro." Ma li segu per scontrarsi di nuovo con tutte le possibilit di un labirinto di viali con binari tra vegetazioni, all'ombra lunare di navate industriali tenuemente illuminate da segrete attivit interne.
Carrelli arrugginiti e inarenati, cavi pendenti non si capiva da dove, mobili d'ufficio rotti o smantellati sotto capannoni di uranite, una Citron due cavalli "Stromberg" senza ruote e senza motore, scatole di cartone ammucchiate seguendo un ordine architettonico, rammollite dal tempo e trasformate in una montagna flaccida e biancastra, e una musica lontana di concerto rock in sordina prometteva la fine di una festa al termine di una traversata in mezzo a quelle scatole chiuse a cui portavano i binari mummificati e nobilitati dai cespugli di sisimbro.
Faceva strada Carvalho e si introdusse in una delle navate dopo avere vinto la resistenza cigolante di una porticina di zinco.
Alla luce dei riflettori complementari che pendevano dai cieli e aprivano le loro boccacce di luce dal suolo di cemento, un gruppo di ragazze provava un balletto evidentemente moderno, perch si muovevano come se si burlassero del loro stesso scheletro e la musica suonava come i denti di una sega sul cavo di una teleferica.
Guidava i loro movimenti una donna piccolina e grassa, ma dotata di un'elasticit da gomma americana, a tener conto di come si contorceva e piegava nel correggere i movimenti dei ballerini.
Nessuna traccia dei modelli da spot, nessuna occasione per chiedere di loro fino a quando la coreografa si stanc di masticare se stessa e concesse cinque minuti di riposo.
Allora li not e disse di no con le mani prima di portarsele al viso.
"Ho gi spiegato che non voglio fotografie! Le cose non sono ancora mature!" "Non siamo venuti a scattare foto.
Cerchiamo un gruppo di modelli." Avvert Carvalho.
"Un gruppo di modelli! E poi ti scattano le foto quando meno te l'aspetti." "Insisto che stiamo cercando un gruppo di modelli.
O forse non ci serve nemmeno di incontrarli.
In realt cerchiamo un greco. " "Ecco che i modelli diventano un greco." "Ammiro il suo lavoro ma non sono un fotografo.
Insisto, cerchiamo alcuni modelli che sanno come trovare un greco.
Pochi metri pi in l c' un'altra fabbrica abbandonata, simile a questa, e pu darsi che dentro ci stia il nostro amico, ma la porta  chiusa, forse dall'interno; chiss che lei non sappia come entrare, se c' qualche ingresso laterale o se si entra da qualche altro edificio." "Io non esco da queste quattro pareti.
E non conosco nessun greco.
Quei modelli di cui mi parla sono qui intorno.
Ma non mi interessano n... attenta! Che sta facendo?" Una logica segreta aveva indotto Claire a trarre una piccola macchina fotografica dalla borsa e a distruggere il precario equilibrio psicologico della coreografa con un flash che suon come una provocazione.
Lebrun rideva senza contegno e Claire dedicava alla sdegnata donna uno dei suoi pi incantevoli sorrisi "Ho detto che non voglio foto!" Cerc di suscitare la solidariet dei suoi ballerini, ma questi assistevano alla scena con una stanchezza da notte avanzata.
"Non posso abbassare la guardia neanche un momento.
Fuori di qui!" Claire sembrava rilassata, come se la sua foto proibita l'avesse liberata dall'angoscia di tutta la notte e Lebrun prosegu con il suo attacco di ilarit sino a quando uscirono dalla navata per recuperare i sentieri del labirinto.
"Sei stata geniale.
Perch lo hai fatto?" Era lei a ridere adesso fino alle lacrime e Carvalho osserv complice ma distante quel concerto di risate interrotto di tanto in tanto da Lebrun che ricordava a voce alta la proibizione specifica di fotografare.
"Niente foto e arriva Claire e... clic...!" Alekos sembrava momentaneamente dimenticato e la coppia si inoltr nel labirinto con la curiosit rinnovata, in attesa di un altro mostro notturno stimolante quanto quello che avevano appena superato.
"Alla ricerca del santo Graal, gravi furono le peripezie affrontate da Perceval!" Recit Lebrun sui propri passi a un tratto agili che si indirizzavano verso il rettangolo di luce offerto da una porta aperta.
"Questa citt non dorme.
Mi affascina perch sembra che dorma ma non dorme.
E' fantastico.
Chi avrebbe mai immaginato casermoni come questi e per di pi pieni di maghi? Non le sembra affascinante, Carvalho? Conosceva questo posto meraviglioso?" "Tutti questi non sono che dei vagabondi, in una citt sul punto di finire distrutta." "Anche i modelli?" "Vagabondi anche loro." "E' possibile che lei abbia ragione e che tutti noi siamo soltanto dei vagabondi.
Di conseguenza la citt si divide in yuppie e vagabondi." "A quest'ora di notte non ho voglia di sentire discorsi.
Cerchiamo di trovare il greco quanto prima." "Il greco." La porta aperta portava a un sistema di piccoli locali dai soffitti altissimi che sboccavano in una grande navata finale dove cresceva una gigantesca scultura che a Carvalho sembr un carciofo, anche se rifiut di ammettere che potesse essere un carciofo.
Accanto a un cos strano frutto si ergeva un'impalcatura metallica e, inerpicato proprio in cima, un giovane si dedicava pi a esaminare tutti loro che quella strana creatura.
"E' un carciofo?" Domand Carvalho.
"Infatti.
E' un carciofo." Nonostante la distanza gli parve di avere visto quella faccia da qualche parte.
Quella faccia apparteneva a una persona famosa.
Lebrun girava intorno al carciofo e Claire aveva tirato fuori di nuovo la macchina fotografica.
La mostr all'uomo inerpicato.
"Scatta pure, bella, scatta.
Scatnati se ti piace.
In fin dei conti questa sar una scultura pubblica." "Questa sar una scultura pubblica?" "L'ho fatta io, se l'espongono o no, questo non mi riguarda." Lo scultore inizi la discesa e, una volta in basso, trov conferma la supposizione di Carvalho che si trattasse di uno degli artisti di moda della citt, anche se non riusciva a ricordarne il cognome.
Marcial o Marisco, o qualcosa del genere.
"Per le Olimpiadi?" "No.
Me l'ha chiesta il Colegio de Humanidades per un congresso.
Volevano un monumento alla Verit Relativa." "Il carciofo." "Il carciofo." Conferm l'artista, pizzicando la sua opera con gli occhi che sbattevano le palpebre per la luce centrale o per il sonno.
"Il carciofo  una verdura straordinaria.
Continui a levare le foglie e lui resiste sino in fondo.
Mi piacerebbe essere Dio e disegnare cose del genere.
Voi di quale trib siete? Tu sembri una ragazza di Vogue di vent'anni fa e questi due sono tipi da film." Claire rideva e all'artista piaceva come rideva Claire.
"Cerchiamo un greco che si chiama Alekos." "Tu hai la faccia da poliziotto.
Sei un poliziotto?" "No.
Sono il cugino Anselmo, un amico di famiglia." "Ho un amico pittore, ottimo pittore, che  fanatico della poesia e ne conosce una su un certo cugino Anselmo." "Non sono di certo io." "Conosci quella poesia sul cugino Anselmo?" Fu Claire a domandare.
"Io recito con accento da cane perplesso." "Adoro l'accento da cane perplesso." "Tu non sei di qui.
Hai accento straniero.
Ma ti reciter la poesia.
Una bellezza, cocca.
Una poesia surrealista di quelle che ti aprono il cervello come una lametta.
...
Quel gobbo che entra dalla serratura infila spilli nei miei occhi gioca con le tue natiche i tuoi seni orina su un libro di Mao a quanto pare il secondo tomo-si mangia un fagiano laccato rutta e recupera l'aria con la mano mentre caca lento e docile sulla tua mousse di cioccolato: ricordi? Come no Manolo mi aveva parl'ato tanto di te.12  il cugino Anselmo ...
Carvalho consider per un momento la possibilit di domandare il titolo del libro nella previsione di incontrarlo a portata delle fiamme del suo camino.
Ma lo stizziva l'evidente interesse manifestato da Claire per lo scultore di carciofi, che ora identificava come il disegnatore dello strano crostaceo installato al Moll de la Fusta, un gamberone sorridente che si ergeva sulle bettole come un mostro da film giapponese di mostri consci della loro condizione di mostri di cartapesta.
"Le abbiamo chiesto di un greco." "C' un greco sbattuto qui da qualche parte, ma non so dove.
E' o era pittore." "Alekos.
Si chiama Alekos?" Inform, domand Claire.
"S, credo che si chiami ancora Alekos?" "Che cosa significa questo 'si chiami ancora Alekos'?" "Tu chi sei per questo greco?" "Come fossi sua moglie." "Sta quasi sempre in una fabbrica abbandonata in questa strada.
Nessuno l'adopera perch  rimasta quasi senza tetto ma rimane ancora qualche angolo dove rifugiarsi." "La fabbrica  chiusa e riteniamo che Alekos sia dentro." "Se  li dentro non ci sta da solo.
Ci va sempre con un altro greco." "Si chiama Dimitrios, Mitia?" Intervenne Lebrun.
"Mi sembra di s." Carvalho affront Lebrun.
"Questa  nuova.
Quanti greci stiamo cercando?" "Due." Gli rispose Lebrun sostenendo il suo sguardo.
Carvalho tor n dall'artista.
"E' possibile entrare in quella fabbrica da qualche altro lato?" Lo scultore studi Carvalho pi che la sua domanda.
"Non sarai uno 'sbirro, ma fai domande 'da sbirro.
Non saprei.
Il carciofo mi sta aspettando.
Devo consegnarlo entro fine mese e non mi piace questa prima prova di fusione.
Me la sono fatta portare qui perch  stato qui, in questo spazio, che ho fatto il calcolo delle dimensioni rapportato al modello.
Ma c' qualcosa in questa prova che non mi piace." E sal di nuovo sulla sua impalcatura.
Carvalho era il pi impaziente di andarsene.
Gli altri due avevano ormai perso parte dell'interesse per il greco, soprattutto Lebrun che continuava a girare intorno al carciofo gigante, come se si trattasse di aiutare l'artista a trovare la ragione del suo disgusto visivo.
"Forse il gambo  troppo massiccio." "Se non  massiccio se lo porta il vento e devo legarlo coi cavi, e non  questo che voglio.
Ho gi dovuto mettere un cavo al gamberone nel Moll de la Fusta e sembra una titella." "Cos' una titell'a?" Chiese Lebrun a Carvalho.
"Una marionetta, in catalano." Ottenne che Claire e Lebrun lo seguissero, anche se il francese lo fece con la testa voltata verso il carciofo, evidentemem colpito dal suo volume e da significazioni che segretamente decifrava.
Quando lo perse di vista, Lebrun si strofin le mani e annunci: .
"Dobbiamo perlustrare ogni navata, ogni metro.
Qui  pieno di matti, Carvalho.
Bisognerebbe sollevare i tetti, di queste zone limitrofe della citt, queste terre ancora di ne suno e vedremmo allora l'esercito dell'emarginazione creatrice" .
"Non si faccia troppe illusioni.
Questo non  un nuovo continente, ma un'isola che sprofonda." "Alekos. " Disse Claire con la voce strozzata.
Carvalho si guard rapidamente intorno, nel caso qualcosa indicasse la presenza dell'uomo, ma si trovavano di nuovo sul sentiero del labirinto e Claire si era limitata a recuperare il motivo della propria angoscia.
"Bisogna ritrovare la nostra modella, sembrava sapere meglio di chiunque dove si trovi Alekos." "Bisogna scegliere l'edificio da cui esce pi luce.
I modelli stanno sempre dove c' pi luce." Opin Lebrun e Carvalho gli diede ragione.
Restavano tre navate da esplorare e la scelta sembrava facile.
Una era al buio, in un'altra luccicava una smunta luce gialla e dalla terza uscivano bagliori azzurri da fittizio cielo illuminato dalle stelle pi propizie.
Vi andarono incontro seguendo percorsi che sembravano ripetersi, ma appena ebbero varcato la porta di un immenso hangar fu come se avessero attraversato il muro invisibile che separa le dimensioni sconosciute e penetrarono in un bazaar dove le odalische danzavano intorno a tre signori con lo smoking, seguendo le consegne di un uomo grassottello inerpicato sulla piattaforma di una cinepresa girevole.
"Maribel, tirati su le tette." "Ma se non ne ho." "Caccite qualcosa sotto il davanzale di Maribel.
A quest'ora di notte e siamo ancora a questo punto! E tu, Pep, d'accordo che non sei Fred Astaire, ma cerca di fare i passi di tip-tap senza guardare per terra... sembra che tu stia schiacciando scarafaggi.
Avete gi fatto fuori la famiglia di topi che c'era in quell'angolo? Nemmeno morti li voglio vedere.
La bottiglia.
Gli effetti di luce sulla bottiglia gigante.
In quarantotto ore siamo costretti a fare quello che non siamo stati capaci di fare in due settimane.
Come vanno queste tette, Maribel?" "Ma se non ne ho." "E ftti operare, ragazza mia, ftti mettere due palloni regolamentari.
Queste tette...
Paquita.
Sistema tu le tette di Maribel.
Voi, cosa fate in questo studio?" Dalle sue altitudini da Dio Padre aveva notato il trio appena arrivato.
"Spionaggio pubblicitario, lo si capisce benissimo.
Che agenzia vi manda?" "Stiamo girando uno spot sulla forfora artificiale." Il regista prima si arrabbi ai commenti di Carvalho, ma poi gli venne progressivamente da ridere.
Tutte le comparse sul set osservavano gli intrusi e l'indispettita Maribel and loro incontro.
Era la guida che avevano conosciuto al ristorante.
"Sono miei amici." "Allora, salutali da parte tua e mia e torna al lavoro, cacchio." Maribel li condusse verso l'unico spazio rimasto libero dietro le cineprese.
"Che succede?" "Il deposito  chiuso, da dentro o da fuori.
Se non  l, dove possiamo trovarlo?" "E' l." Lo diceva come se Alekos non potesse trovarsi in nessun altro luogo e persino lei colse il significato del proprio tono di voce e cap che non poteva lasciare Claire sul chi vive.
"Non spaventarti, ma sta piuttosto male.
Lo avevano ricoverato in un ospedale ma se ne  andato perch diceva che da l non sarebbe uscito vivo.
Adesso abita con quel ragazzo nel deposito di cui vi ho parlato.
Esce di rado.
E' l.
La cosa pi probabile  che abbiano chiuso dall'interno, col catenaccio.
I depositi e le fabbriche vuote sono terra di nessuno e a volte comanda la legge della giungla." "Se bussiamo ci apriranno?" "Non credo che vi sentano.
Vivono dall'altra parte, all'altro estremo.
Potete fare qualcosa di pi semplice.
Entrate dal deposito accanto...
Ma  meglio che aspettiate che finisca questa ripresa e poi vi spiego come fate a entrare." Torn di corsa sul set e si lasci imbottire la scollatura dalla Signora Paquita.
Un aiutoregista diede le ultime istruzioni e la voce del regista giunse dai cieli chiedendo silenzio e azione Carvalho attese affascinato che accadesse qualcosa di importante, ma le odalische si limitarono a colpire con le loro garze i bei signori ed essi finsero di calpestare il mondo a ritmo di tiptap mentre alle loro spalle cresceva una gigantesca bottiglia di Eau de Toilette per uomo.
"Taglite! Meglio, molto meglio! Ancora una ripresa e poi basta.
Tu, Ingrid, quando butti la garza in faccia al tuo partner, vedi di farlo con un po' di affetto." "Ma se  un figlio di puttana." "Ma questo non interessa al nostro sponsor, e neanche al nostro pubblico." "Sarai mia." Annunci il ragazzo insultato mentre cercava di abbracciare una bionda alta e magra.
Il regista beveva Coca-Cola direttamente da una bottiglia da litro che lasci sulla piattaforma, con cura, affinch non si alterasse quel contenuto paradisiaco.
Distribu grida e istruzioni ai quattro punti cardinali e si ripet la scena.
A Carvalho parve del tutto identica a quella precedente, ma il regista era entusiasta del risultato.
"Finalmente.
Vi  costato, ma ci siamo riusciti." La coesione del gruppo venne spezzata dalla stanchezza e dalla voglia di tornare a casa.
Maribel indoss un soprabito sul vestito da odalisca e corse verso gli ultimi arrivati costringendoli a seguire il suo passo saltellante sui tacchi alti.
Uscirono nella notte fonda e Claire cercava di mettersi all'altezza della donna mentre faceva domande sulla malattia di Alekos.
"Se vuoi che ti dica la verit non la so molto bene e preferisco non saperla.
Era un ragazzo stupendo, e di colpo ha cominciato a sciuparsi, a sciuparsi.
Non voglio spaventarti, ma preprati a uno spettacolo che non ti piacer." Uscirono dal labirinto sulla strada dove continuava il protagonismo dei gatti e dei topi.
La modella apr la porta del deposito accanto a Skala e si addentrarono in uno spazio che sembrava avere immagazzinato materiali edili.
Si avvicin al muro laterale sinistro e indic i resti di mattonelle disposte a scaglione.
"Salendo da qui arriverete in alto al muro ed  facile saltare dall'altra parte, perch anche li ci sono macerie abbandonate.
Forse il signore far pi fatica." Indicava Carvalho e l'ironia giunse tardi per bloccare l'acida risposta del detective.
"Non mi cedono ancora il posto a sedere in autobus." "Non intendevo offenderla." "Lei non viene?" Domand Lebrun.
"No.
Non posso.
I miei compagni mi aspettano e sono venuta senza la macchina, ma ora vi sar facile.
Cercate con pazienza.
Questo posto  grande e a loro piace nascondersi." Baci le guance di Claire e lasci che la ragazza la trattenesse prendendole le braccia.
"Sta davvero tanto male?" "Non lo so, sembra che stia molto male.
A dire il vero sono giorni che non si fa vedere al bar della piazza e Mitia  molto schivo, come se non volesse parlare con nessuno." Lanci un bacio con le dita a Carvalho e Lebrun, e se ne and da dove era venuta, come una bambola tintinnante inghiottita dalla notte.
Lebrun sembrava preoccupato dall'aspetto ginnico della spedizione.
"Davvero vuoi andarci adesso, Claire?" "E quando, se no?" "Domani, presto.
Qui sembra particolarmente macabro.
Non si vede neanche una luce.
Come facciamo a cercarlo? A tastoni?" "Ho una torcia tascabile." Avvert Carvalho.
"Anche senza la torcia.
Sono mesi che aspetto questo momento Ho bisogno di mettere fine a questa storia, non lo capisci? Forse che anche tu non ne hai bisogno?" "Clmati... andiamo." Claire tratteneva Lebrun prendendogli una manica con la mano.
"Non dire niente, non fare niente... capito? Tutto come convenuto. " "Tutto?" "Tutto . " Ora guardavano Carvalho come se fosse un disturbo, ma apprezzarono la torcia che aveva in mano e si rassegnarono alla sua compagnia.
Fu lei la prima ad arrampicarsi e affacciarsi sul cortile del deposito accanto.
"Non  tanto facile." Avverti dalla sua postazione.
"Dovresti saltare tu per primo o il signor Carvalho." I due uomini lo raggiunsero in alto e la torcia di Carvalho mise in luce un salto di oltre tre metri, attutito appena da un cumulo di scatole di cartone ammucchiate ai piedi del muro.
"Io sono abbastanza elastico." Inform Lebrun.
Si mise a cavalcioni sull'orlo del muro, lo afferr con entrambe le mani e lasci cadere il corpo dall'altra parte, dondolando dal sostegno delle mani e cercando con la punta delle scarpe un punto di appoggio per preparare il salto di schiena.
Infine sembr averlo trovato, scatt sulle reni, stacc le mani e si lasci cadere.
La torcia lo scopr seduto sulle scatole di cartone.
Se si era fatto male, la sua faccia impassibile non lo dimostrava.
"Tocca a lei, Carvalho." Incit Lebrun e Carvalho ripet i movimenti del francese.
L'orlo del muro era di un impasto duro di sabbia che gli spell il palmo delle mani appena cerc di aggrapparvisi per liberare il corpo nel vuoto.
Gli dolevano le mani e aveva sentito uno strappo doloroso alle ascelle, per cui si lasci andare pi per evitare il dolore che per porre fine al movimento iniziato.
Lebrun gli diede una spinta leggera e guid la sua caduta, e Carvalho si ritrov a gambe larghe e scosso dal colpo su un materasso insufficiente di scatole di cartone marcio.
Si mise in piedi con il corpo indolenzito e si piazz accanto a Lebrun per ricevere Claire.
La torcia scopr due gambe nude, piuttosto piene, simili a battacchi della campana della gonna e la ragazza piomb come un paracadute sulle quattro braccia degli uomini.
Carvalho non l'aveva mai avuta tanto vicina e ricevette l'impatto di carne soda e l'aroma di patria all'alba che i suoi occhi avevano presentito sin dal primo istante in cui la vide e che ora aveva potuto accertare, palpare, sentire tra le sue braccia, in quella stretta funzionale spartita con Lebrun che si stacc dal gruppo appena Claire fu al sicuro.
Invece Carvalho protrasse l'abbraccio e il viso di Claire si alz verso i suoi occhi.
Non c'era n ironia n promessa, in quel suo sguardo.
Forse sorpresa e anche amabile dissuasione.
Poi ripresero a muoversi mentre scendevano la china di cartone.
La donna fece strada sino a quando si introdussero nell'unica e immensa navata che occupava quasi interamente il terreno.
Allora Carvalho impugn la torcia e li precedette offrendo con la luce il racconto di tutte le sue scoperte all'interno di quell'abside industriale che al buio sembrava rivestita dall'ambiguit di una chiesa romanica sommersa.
Nonostante l'edificio fosse un blocco unico, vi erano molti scomparti e percorsero stanze preparatorie di usi che ignoravano, ma che nella loro ricerca acquistavano il senso di lenta iniziazione alla loro ora della verit.
Balle di tessuti sporchi, cascami e corde, carte di contabilit ormai inutili, calendari degli inizi degli anni Sessanta, lampade di metallo senza lampadina, fili elettrici intrecciati, damigiane stappate e oscene coperte di polvere e ragnatele, animali furtivi che correvano verso le pi occulte oscurit e il fascio di luce come una penna stilografica a scrivere un inventario di rovina e naufragio.
A un tratto, la zona a scomparti si apriva su una grande navata centrale dal cui soffitto pendevano ancora pulegge e ambigui ingranaggi per processi di lavorazione definitivamente morti.
"E come se entrassimo in una gran piramide della civilt industriale." Mormor Lebrun, ma n la donna n Carvalho lo assecondarono in quel commento.
Dal centro della navata, la luce della torcia percorse dettagliatamente tutte le geometrie possibili del pavimento, le pareti e il soffitto nella sua trama ferrea.
Nessuno e quasi nulla, ma si indovinavano ancora altri recinti prima di terminare il percorso e da una piccola porta in fondo passarono ai piedi di una scala che si inerpicava verso un soppalco.
Fu ai piedi di questa scala che Claire grid per la prima volta.
"Alekos! " E i due uomini rimasero fermi, affinch i loro movimenti non ostacolassero la possibilit di una risposta.
A loro parve di ascoltare l'ombra del rumore di vita, l in alto, ma non avevano abbastanza luce per guardarvi e accertarlo, n voglia di parlare per comunicarsi le impressioni.
Carvalho cominci a salire la scala con la torcia in testa e arrivarono davanti a una porta che
sembrava sprangata dall'altro lato con un puntello.
"Alekos! " Ripet Claire e non vi fu risposta, e questa volta nemmeno l'impressione di ombra del rumore di vita.
Carvalho lanci il suo corpo contro la porta, e il rumore del legno che si staccava dal pavimento, e del palo puntellatore che si spezzava riempirono di strepito e di minaccia i silenzi sedimentati della grande navata.
Quando si evaporarono gli ultimi echi e loro ricomposero il gesto, oltre il rettangolo aperto videro un corridoio e dal fondo li raggiunse un mormorio soffocato dalla paura o dalla prudenza.
Il chiarore aperto dalla torcia di Carvalho venne occupato dalla figura decisa di Claire che volle essere la prima ad arrivare in fondo all'avventura e Carvalho dovette abbassare la torcia per illuminarle la strada dalle spalle.
Il corridoio sboccava in una fuga di altre stanze, ma i rumori soffocati si indovinavano a destra e fu li che Claire si indirizz, penetrando in una stanza finale in cui un'alta finestra introduceva chiarori di luna a un tratto vincitrice sulle nubi.
E in quel chiarore ormai si scorgevano i due volumi accovacciati contro il muro e poi la torcia li aggredi per il tempo necessario a descriverli, sorprendersi, terrorizzarsi, impietosirsi.
Era l l'uomo della fotografia, quello che rimaneva di lui e, al suo fianco, un ragazzo maltrattato da cause che non ebbero tempo di spiegarsi.
Alekos era uno scheletro vestito e dal suo volto teschio
emergevano due occhi ingranditi dalla piccolezza della sua rimanente biologia distrutta e le sue labbra mormoravano il nome di Claire e Georges, gli chiedevano se erano loro, come se potessero essere altri.
Invece il ragazzo al suo fianco sorrideva e sembrava impaziente, come se avesse atteso molto a lungo quell'incontro che poteva essere una liberazione.
"Alekos. " Disse Claire.
"Mitia." Disse Lebrun.
E allora Carvalho cap che la ragazza e Lebrun non cercavano la stessa persona.
Ma adesso la sua missione non era capire, bens facilitare l'incontro tenendo la luce della torcia sui rinvenuti.
Claire si fece avanti e copr col proprio corpo quello di Alekos semisollevato da terra.
La luce della torcia assaporava la sagoma della donna, fino a quando si chin per ascoltare soltanto lei quello che dicevano le labbra di Alekos.
Mitia, Lebrun, Carvalho erano diventati convitati di pietra e per minuti and avanti quella soffocata confessione, assecondata da una mano di Claire che accarezzava, come se la scoprisse, la faccia dell'uomo caduto.
Nessuno osava intromettersi in quel territorio sentimentale proibito, e a un dato momento lei si volt persino adirata contro la cruda luce della torcia e Carvalho la spense borbottando una scusa che udi solo lui, e forse Lebrun, che presenziava al suo ,fianco alla scena, sopraffatto da un improvviso e totale spossamento.
E cos rimasero per minuti e minuti, senza parlare, senza muoversi, rispettando la campana di tempo e silenzio che proteggeva la conversazione di Claire e dell'uomo della sua vita.
Infine Claire recuper la sua statura e rimase qualche secondo assorta, poi riprese ad accarezzare il viso di Alekos e si volt a met per ritrovare Lebrun e Carvalho.
Prese da parte Lebrun e lo immerse in un angolo scuro dove dialogarono a bassa voce.
Dialogarono quasi tanto quanto tacquero e a volte addirittura arrivarono sull'orlo di una discussione, ma allora era lei ad abbracciare Lebrun, gli chiedeva qualcosa che poteva essere comprensione e di nuovo ritrovavano la via della confidenza.
Infine smisero di parlamentare e tornarono accanto a Carvalho.
Fu Claire a prendere l'iniziativa.
"Noi restiamo." "Posso aspettarvi fuori, tutto il tempo necessario." "No, lei vada via e noi restiamo." Era un ordine e un po' teso.
Lebrun prese per un braccio Carvalho e lo invit a seguirlo fuori dalla stanza.
Quando arrivarono all'incrocio di corridoi, il francese disse: "La deve scusare,  molto commossa e, a dire il vero, tutto ci che lei poteva fare lo ha gi fatto e molto bene, molto velocemente, in modo sorprendentemente veloce." "E' stato abbastanza semplice.
Per rintracciare i vagabondi bisogna servirsi di altri vagabondi." "Non vogliamo offenderla, ma lei ha finito.
Adesso  cosa nostra. " "Capisco. " "L'accompagno all'uscita." "Posso trovarla da solo." Ma indovin che l'altro aveva bisogno di controllare che se ne andasse per davvero, e si lasci accompagnare con la scusa che poi gli avrebbe prestato la torcia per quando avessero deciso di lasciare il posto.
Lebrun lo segu fino a quando fu uscito da quello spazio, dopo avere aperto la porta principale sprangata da un legno di traverso che impediva l'ingresso dall'esterno.
"Tenga pure la torcia.
Ne avrete bisogno per uscire da qui.
Me la restituite quando passate a saldare la parcella." "Includer il prezzo della torcia nel saldo.
Le spedir un assegno.
E probabile che non ci rivedremo." Carvalho era sconcertato e qualcosa gli doleva in petto.
Non era il rimanere all'oscuro sulla fine della storia, ma la certezza che non avrebbe pi rivisto Claire.
"Forse sarebbe necessario..." "Non avr da lamentarsi dell'assegno.
Addio, signor Carvalho." E gli porgeva una mano che lo espelleva.
Carvalho la accett e, una volta recuperata la solitudine, si rimprover per la prova di dipendenza che aveva dato all'ultimo momento, come se fosse stato un bambino indigeno affezionato a due turisti francesi e bruscamente fatto scendere dalla sua posizione di guida degli uomini bianchi, di guida della donna bianca.
Vi sono angoli di adolescenza sensibile che rimangono nascosti nello spirito ed emergono quando meno li aspetti, si disse Carvalho, bisognoso di un bel sorso di riserva di Knockando e del contatto propizio delle sue lenzuola, precisamente delle sue lenzuola, cos buone conoscitrici dei cedimenti e delle necessit del suo corpo.
Acceler il passo per ritrovare la zona addomesticata di Pueblo Nuevo e quando trov un taxi esit tra il chiedergli di accompagnarlo dove aveva parcheggiato la macchina o il farsi portare direttamente a casa sua, a Vallvidrera.
Aveva urgenza di lenzuola, sonno e whisky, e opt per la seconda soluzione e, una volta in casa, riemp la vasca di acqua calda e sprofond in un bagno purificatore di tutte le oscurit, ragnatele e premonizioni di morte di quella notte.
Morte.
La parola si decompose in tutte le sue lettere e la M gli ball nella testa sommersa sotto l'acqua saponosa, fino a quando la sollev e gli parve di accedere alla pulizia assoluta, dentro e fuori.
Al posto della poderosa M c'era la poderosa testa sorridente di Claire, quelle labbra carnose e ironiche, quella tonalit fruttosa della pelle, la chioma di miele e ancora una volta si disse che l'eccezione confermava la regola della sua vita, i suoi lavori e i suoi giorni, il suo Biscuter e la sua Charo e il povero Bromuro, cos morto.
Controllava i punti cardinali della casa e gli si sfumavano i confini del mondo di rovine che aveva attraversato quella notte.
Ma non poteva dimenticare del tutto quella selezione spontanea che Claire e Lebrun avevano evidenziato nell'incontrare i due uomini.
"Alekos. " Aveva detto lei.
"Mitia. " Aveva detto Lebrun.
Perch? A quale scopo? Cosa stavano facendo ora in mezzo alle tenebre? Che storia si stavano raccontando? Che storia costruivano tra quelle mura in rovina per rendere possibile il futuro? Ebbe bisogno di tre whisky per sentirsi rilassato e avvolto dalla proposta del sonno.
Le sue lenzuola lo aiutarono.
Erano fresche di bucato e il giorno dopo sarebbero state su misura per il suo sonno profondo ma agitato.
....
12. da: a la sombre de las muchachas sin flor. dello stesso Montalban.
...

CAPITOLO QUARTO.
Si svegli proponendosi di telefonare a Charo e dimostrarle che gli era necessaria, come qualsiasi marito che riscopre la moglie quando subisce uno smacco in avventure reali o immaginarie.
Era il prolungamento di un sogno che riproduceva la ricerca della notte prima, in cui Charo appariva come quarto membro della spedizione, sebbene sia Claire che lui la ignorassero, Claire con una cecit totale per la sua presenza, lui invece con la cattiva coscienza di chi non vuole ammettere il peggiore degli intrusi.
Ma Charo cercava di imporre la propria presenza, persino di rendersi utile, di opinare sul miglior sistema per trovare Alekos, come se conoscesse la storia e vi si aggiungesse con il miglior proposito costruttivo.
Di tanto in tanto Lebrun le dava spago e Charo, seppur rallegrata dalla deferenza, non aveva occhi per lui, ma cercava soltanto che Carvalho si accorgesse della sua presenza.
Ostinatamente continu per tutto il sogno a non accettare che Charo fosse accanto a loro.
Rispondeva alle sue osservazioni come se a farle fosse Claire, Lebrun, lui stesso.
Ma ormai di ritorno dall'avventura, lungo un paesaggio di macerie stilizzate, era Charo a camminargli accanto e parlava, parlava, parlava facendo un bilancio non memorizzabile di tutto l'accaduto.
Aveva il tono di un bilancio, ma cosa diceva veramente Charo nel sogno? Qualcosa sui soldi, perch a un tratto cominci a preoccuparsi dell'assegno.
O forse sulle visibilit, perch Charo e l'assegno vennero sostituiti dalla torcia.
Gli seccava staccarsi dai suoi oggetti al punto da immagazzinarli quando ormai erano inservibili.
Faceva altrettanto con le persone? Quella torcia aveva vissuto eccellenti momenti nel fondo delle tasche delle sue giacche.
Era morta centinaia e centinaia di volte con le pile esaurite e altrettante centinaia di volte l'aveva fatta rivivere cambiandole le batterie, mettendola alla prova come fonte di luce, ed essa gli emetteva il segnale della propria resurrezione con il compiacimento di ogni oggetto che funziona.
L'immagin abbandonata in quel paesaggio in rovina, in attesa del piccone o della scavatrice che apriva le carni della vecchia Barcellona per partorire una nuova citt che seppelliva buona parte della sua migliore e peggiore memoria.
Probabilmente Claire e Lebrun l'avevano gettata su un mucchio di calcinacci in un panorama dove non scarseggiavano.
E non avevano nemmeno scelto resti decorosi per il penultimo riposo della sua torcia.
Cos'era per loro quel tubo di metallo? Invece, sul palmo delle mani di Carvalho la torcia aveva lasciato la testura, il volume della sua doppia vita.
Dal proprio abbandono, l'oggetto avrebbe contemplato la marcia di quella strana comitiva, aspettando che Carvalho tornasse per riscattarla, per restituirle il suo significato.
La torcia non meritava quella fine e si indign con se stesso per averla lasciata in modo cos implacabile, con l'egoismo dell'amante che vuole lasciare vicino a Claire qualcosa che gli appartiene, che lei toccher per forza, e che protrarr la presenza del detective in quel sabba.
Nel dilemma se telefonare a Charo o fare una cosa qualsiasi, opt per fare una cosa qualsiasi.
Vag per casa, per il giardino, cercando di porre rimedio ai disastri di assenze e oblii, senza auto e senza voglia di scendere a Barcellona ad affrontare o la realt della fine del caso del greco perduto oppure l'urgenza della ninfomane signorina Brando, suo padre, suo fratello, quella eccetera di sua madre.
Si attacc al telefono.
Biscuter lo inform che sulla scrivania in ufficio lo aspettava una busta con l'Avenida Palace come mittente e alcune zampe di mosca al servizio di un laconico sottomittente: Georges Lebrun.
"Aprila." Un assegno di duecentocinquantamila pesetas.
Per due giorni di lavoro.
Fu costretto ad ammettere che c'era ancora un residuo di generosit nel mondo o forse, semplicemente, era l'efficacia della cattiva coscienza di Lebrun.
Solo di Lebrun? Duecentocinquantamila pesetas per due giorni di lavoro, senza altro saldo negativo che la pelle delle mani un po' maltrattata, fitte alle ascelle e un dolore leggero al cuore ogni volta che ricordava Claire.
Avrebbe invitato Charo a pranzo e al cinema.
A quello che lei avrebbe voluto.
Lui avrebbe scelto il ristorante e lei il film.
Passata la tempesta iniziale Charo non sarebbe stata troppo esigente, n avrebbe chiesto troppe spiegazioni per tutti quei giorni di dimenticanza, nemmeno lontanamente blandita da una telefonata.
Lei avrebbe forse intuito il passaggio di un'ombra probabilmente femminile davanti agli occhi di Carvalho, ancora un'ombra nel suo affetto residuo, gi di per s ombroso, ma si sarebbe goduta il pranzo, il cinema, la recuperata compagnia, fingendo eccessivi timori e allegria al di sopra di una tristezza e di un timore concreti, per poi abbracciare Carvalho alla prima occasione e chiedergli una protezione immaginaria.
O forse non tanto immaginaria.
Ma il male oscuro proseguiva nel suo lavoro e Carvalho torn a nascondersi nella solitudine di casa sua, l sulle colline, con il cervello pieno di immagini rotte di una citt, di quella citt, della sua citt e di cos strani visitatori.
E il greco.
I greci.
"Alekos. " Aveva detto lei.
"Mitia." Aveva detto Lebrun.
Entrambi in fondo a un labirinto o di ci che sembrava il
fondo di un labirinto scoperto con la collaborazione della sua povera torcia.
No.
Per il momento non avrebbe telefonato a Charo, ma aveva bisogno di parlare con qualcuno e telefon al vicino, l'amministratore Fuster, sperando che fosse ancora in casa.
Non era in casa ma nel suo studio di avvocato, tanto sorpreso quanto Charo per l'improvviso ricordo di Carvalho.
"Sei malato?" "Il corpo mi chiede di cucinare, di mangiare quello che ho cucinato con qualcuno che sappia apprezzarlo." "Per questo ci sono io." "Una cena.
Dammi l'intera giornata per combinare qualcosa di difficile, progettarlo, cercare quello che mi manca, mettermi alla prova." "Devo scegliere tra l'orchestra Ciudad de Barcelona diretta dal nostro comune vicino Blanqueras e quello che tu vorrai cucinare. " "Non voglio essere strumento di barbarie.
Ti aspetto.
Che ne diresti di un primo composto da una piramide di melanzane fritte con sopra una salsa di pomodoro densa e acciughe e un uovo affogato e salsa olandese e una cucchiaiata di caviale?" La domanda la rivolse a se stesso quando vide che in frigo gli era rimasta ancora una scatola di caviale da cinquanta grammi, quanto bastava a distribuire due abbondanti e generose cucchiaiate sulle uova falsamente marmorizzate.
Aveva abbastanza burro per una salsa olandese per due e gamberi surgelati con cui imbastire un brodo denso di crostacei nel quale diluirla e aromatizzarla.
E come secondo? Rovist i risparmi surgelati del suo frigo e grid un eureka quando scopr che c'era ancora qualche avanzo di rete di fegato con cui avvolgere un impasto qualsiasi.
Non aveva nemmeno bisogno di uscire da casa, era quasi autosufficiente e si senti immensamente felice di questa scoperta.
Nelle due ore che mancavano al pranzo, prepar il brodo denso di crostacei con le teste dei gamberi, carote, avanzi di un sedano smunto, aglio, un porro che ormai sembrava quasi un cipollotto mummuficato.
Trit il fondo di cottura insieme al liquido, lo filtr nel colino cinese, ne rinforz il sapore con l'aggiunta di un bicchiere di vino bianco, ridusse il tutto a fuoco lento sino a ottenere quasi una crema.
Parallelamente preparava l'impasto per il ripieno, un petto di pollo, un piedino di maiale gi bollito e disossato, la carne di qualche cotoletta di maiale che aveva tenuto da parte per prepararsi dei fidelini in casseruola, cipolla, pomodoro, una testa d'aglio, un mazzetto di quelle erbe aromatiche che gli crescevano in giardino, la salvia, quella meglio conservata, la maggiorana pateticamente abbandonata da ogni annaffiatura, l'alloro con le fogle secche propizie ai piedi della sua stessa esuberanza verde.
Le foglie gialle, morte, dell'alloro, gli riportarono il ricordo della torcia.
Dopo una generosa spruzzata di cognac sul tutto, e dopo averlo fatto flamb, aspett che si raffreddasse per separare le carni, tritarle, aggiungervi mollica di pane con uovo e tartufo e conserv il fondo per la salsa finale.
Ormai raffreddato il trito, allarg la rete di fegato sul marmo della cucina e ottenne quattro scampoli rettangolari, in mezzo ai quali sistem un mucchietto di ripieno.
Ottenne quattro fagottini di delizie future, li infarin e li frisse lentamente in un olio non troppo caldo affinch non si spezzasse la rete.
Poco a poco i pacchettini acquistavano colore e forma di falsi piedini di maiale disossati.
Mischi il risultato di grassi e fondi con quelli che aveva messo da parte dopo la cottura delle carni ormai nella loro metamorfosi da lieto fine di ripieno e in questo unto soffrisse le verdure, aggiunse brodo di carne, altro vino bianco e cognac, per poi filtrare nel colino cinese tutto quel lavoro e ottenere una salsa densa destinata ad essere la pozzanghera oscura dove i quattro involtini si sistemarono con la precisione di un quartetto pieno di gratitudine.
Aveva ormai completato il secondo piatto.
Infarinate e fritte le melanzane, base della piramide, pronta la salsa di pomodoro, il caviale nella sua scatola, in attesa le uova da affogare e la salsa olandese da aromatizzare coi crostacei al momento dell'arrivo dell'amministratore melomane erano le sette, quasi le sette in punto della sera.
Perch non un dessert? Soprattutto tenendo conto delle critiche di Fuster per il suo sprezzo del dessert, frutto di una cattiva educazione sentimentale gastronomica, piena di piatti fondi e unici o di rimpianti di proteine irraggiungibili.
Ricord la semplicit dei dessert popolari di origine italiana, confrontata con l'ovviet della pasticceria equivalente spagnola, in cui con farina, mandorle e uova si risolve il problema di cinquemila variet di dolciumi.
Si rivolse quindi a un libro, un po' teso perch si trattava di un libro di cucina, una delle poche scienze innocenti che rispettava e con esse il loro veicolo trasmettitore, il Talismano della felicit, la bibbia della divulgazione culinaria italiana, della specialista Ada Boni, un regalo ricevuto da una coppia ispano-italiana con cui aveva intrecciato una conversazione durante un volo Roma-Barcellona.
Glielo avevano addirittura dedicato: "dai coniugi Corti-Pellejero a Pepe Carvalho in seguito a una conversazione difficile".
Vi fu una coincidenza tra la prima pagina che apr e quanto gli consentiva di realizzare la sua riserva di cibi autunnali.
Souffl di castagne.
Le aveva comprate per rituale e nostalgia, in ricordo di quei tempi in cui sua madre arrostiva le castagne in una padella vecchia bucherellata, ancora sul fuoco del mediocre carbone del dopoguerra o di palline di polvere di carbone alla luce del carburo, ancora nella cecit elettrica di quel quartiere della citt vecchia adesso minacciato dalle buone e cattive intenzioni della postmodernit.
E accanto alle castagne arrostite in una padella riciclata, i panellets di patate americane, unica materia prima di pasticceria alla portata di tutti gli spagnoli.
I miei ricordi non mi sopravviveranno, si disse Carvalho e fischi un tango per poi cantare con parole improvvisate: La memoria  scappata con un altro e mi ha lasciato come un giocattolo rotto pieno di pianto pieno di moccio in un angolo.
Non and oltre il ritornello mentre preparava la base del futuro souffl.
Dopo averle bollite e spellate a dovere, averle sottoposte al passaverdure e ridotte in pur, le castagne finirono in una piccola casseruola dove ricevettero il balsamo del burro, una cucchiaiata di cioccolato in polvere, due cucchiaiate di zucchero, il tutto ben mescolato con una spatola di legno, che continuava a rigirare a fuoco lento la mistura, profumata da qualche goccia di vaniglia liquida.
Ormai si era ottenuto il letto per le chiare d'uovo sbattute e la futura crescita magica del souffl.
Lasci il miscuglio ottenuto in una terrina di terracotta refrattaria, terracotta di Len o di Zamora, quella che meglio trattiene i calori conseguiti.
Sino all'arrivo di Fuster, e quasi sul finire della cena, il souffl sarebbe rimasto nel sonno dei giusti.
Erano le nove di sera.
Perch non aveva cercato di localizzarlo a casa sua? Charo? Claire? A che ora finiva il concerto? A un'ora discreta, perch la cultura equilibrata non pu imporre regole di vita squilibrate.
Infatti sonnecchiava, quando alle dieci e mezza di sera buss Fuster alla porta.
Veniva vestito da amministratore e avvocato che va a un concerto, addirittura pot attribuirgli una sciarpa di seta, ma si chiama ancora sciarpa quando  di seta? Fuster ascolt la proposta del men con falsa imperturbabilit e inarc un sopracciglio quando Carvalho gli promise un souffl di castagne per dessert.
"In questa casa si comincia a mangiare bene." Carvalho mise sul fuoco una casseruola con acqua e aceto e quando cominci a bollire spacc due uova e ne vers il contenuto nelle ferventi e inacetite acque.
Agit la casseruola perch la chioma bianca delle chiare coprisse i tuorli e dopo tre minuti adoper una schiumarola per passare le uova a un vassoio fondo pieno di acqua fredda dove fini di avverarsi la transustanziazione marmorea.
Nel frattempo adoper le stesse acque ferventi, dove le uova erano mutate dal crudo al semicotto, come fonte di vapore per un'altra piccola casseruola nel cui fondo stava legando burro, tuorli d'uovo, sale, pepe e mezzo cucchiaino di succo di limone per ottenere una salsa olandese densa.
La ritir dal fuoco, vi aggiunse cucchiaiate di brodo concentrato di crostacei sino a raggiungere il sapore e la testura che ritenne convenienti e cominci a costruire la piramide su ciascuno dei due piatti.
In basso le melanzane, sulle melanzane la salsa di pomodoro e le acciughe, in seguito l'uovo affogato con gli strati di albume cotto e ritagliato, sull'uovo un generoso bagno di salsa che impregn la piramide e sulla salsa una cucchiaiata di caviale iraniano, gelatinoso, vellutato, definitore e definitivo.
Mangi Fuster baroccamente quella baroccata.
Barocca era la sua estasi davanti a ogni apporto della forchetta, barocchi i suoi commenti.
"Meraviglioso il gioco di testure e la mescolanza di sapori fondamentali: acido, dolce, salato.
E quest'accento del caviale, come un accento sdrucciolo su una parola piena di sillabe e di soddisfazioni finali rimandate." "Ti senti davvero barocco." "Perch sto mangiando bene." Fu invece un po' critico con i piedini ripieni, dove senti la mancanza di qualche guarnizione.
"Funghi, per esempio." Ma Carvalho finse di preoccuparsi dello stato del souffl che si gonfiava e si indorava per il prodigio della tormentata crescita delle chiare sbattute, spingendo verso false speranze di fuga la timidezza della crema di castagne.
Sul tavolo bottiglie di spumante Cava Brut di Recadero e vino rosso Valduero tanto vuote da aver perso l'anima negli stomaci di Fuster e Carvalho.
Carvalho servi insieme al pur di castagne un liquore crso sempre di castagne rifugiato da alcuni anni nelle viscere di una bottiglia di ceramica.
"Le strade della Corsica sono piene di maiali bruni.
Sembrano selvaggi, ma verso sera tornano a casa sazi di castagne.
Sono stato nell'isola troppi anni fa.
Quando volli dare l'addio alla mia libert di viaggiare.
Un giorno ci torno.
Devo cominciare a scegliere i posti dove voglio tornare." "Di che si tratta questa volta?" "A che ti riferisci?" "Ogni volta che mi inviti a cena in realt hai sfidato te stesso in cucina e quando tu cucini  perch ti senti nevrotico, ossessionato da qualcosa che non hai ben digerito." "Mi piace troppo una donna e non mi piace che una donna mi piaccia troppo.
L'altra notte, mentre la seguivo in una strana battuta di caccia, all'improvviso ho desiderato che restasse con me per sempre, di cambiare la sua vita, che lei cambiasse la mia.
Mi irrita sentirmi vulnerabile, anche solo per quarantotto o settantadue ore.
Lei  partita o partir presto, e mi ha lasciato ridotto come un adolescente, un vecchio adolescente con le zanne che ballano frustrate nelle gengive." "L'ultima volta che mi sono innamorato  stato pi o meno alla prima di un film con Lee Marvin, Jean Seberg e Clint Eastwood...
La ballata della citt senza nome.
Vent'anni fa.
Quasi.
Devo fare scavi archeologici dentro di me per trovare i resti di quella sensazione.
Ricordo il film perch faceva vedere un mnage  trois dove un vecchio perde definitivamente la scommessa." "Vent'anni fa tu non eri vecchio." "Siamo quasi della stessa et.
Apparteniamo a quel tipo di gente che a diciotto anni ne ha gi quaranta e poi fa fatica a compierne quarantuno.
E' una conseguenza della maturit del dopoguerra. " "Mi sento tanto insicuro che addirittura mi metterei a scrivere poesie." "E Charo?" "Per piacere." "Beviamo qualcosa di forte che ci ridia i muscoli di Superman. " Carvalho cerc tra le sue riserve etiliche e torn in sala da pranzo con una bottiglia di acquavite Mirambel.
Fuster stava terminando un tazzone di caff.
"Bisogna far strada agli alcool definitivi.
Questo caff  molto buono.
Non mi avevi mai offerto un buon caff a una tua cena." "Ho deciso di completare le mie conoscenze inutili e prendo lezioni da un amico di plaza Buensuceso.
Ha una torrefazione che si chiama La Puertorriquena e mi ha preparato una miscela di otto etti di caff colombiano di prima qualit e due etti di tostato dominicano." "Arriva un momento in cui il sapere ingombra.
Beato te che non leggi e non devi pi immagazzinare il sapere altrui.
Dovresti rimetterti a leggere." Carvalho finse di sputare, ma Fuster stava ormai recitando in francese.
"Chez moi.l, le mellleur de mes amis, le plus pouissant de mes protecteurs, et mon souverain le plus direct, agrez hommage que je vous fais de ma dissection morale: ce sera tout  la fois un remerciement pour tous les services que vous m'avez rendus, et un encouragement  m'en rendre de nouveaux...
Che lucidit, questo Restif de la Bretonne, un uomo del XVIII secolo che sapeva indagare dentro di s! Sto leggendo la collana di La Pliade.
Me la sono comprata tutta, e ho prenotato tutti i titoli futuri sino alla mia morte.
Ho lasciato ai parenti l'incarico, se nei miei ultimi giorni non sar pi in grado di leggere per conto mio, di leggermeli ad alta voce.
Conosci Restif de la Bretonne?" "Non ne ho avuto il piacere." "Ha scritto un'opera settecentesca splendida, Monsieur Nicolas.
Era uno spirito illuminista e disciplinatamente anarchico.
Pu servire quindi come punto di riferimento in questi tempi di confusione.
Si pu essere qualcosa d'altro che uno spirito illuminista disciplinatamente anarchico? Si pu desiderare di essere qualcosa d'altro?" "Mi piacerebbe imparare a vivere spoglio delle mie memorie, dalle pi antiche alle pi recenti." "E sufficiente dosarle.
C' chi sostiene che nel cervello serbiamo ancora tutte le memorie dell'evoluzione, di quando eravamo pesci, poi anfibi, poi rettili." Fuster continu a recitare frammenti, sempre pi lontani, dalle sue ultime letture, e Carvalho stacc la spina quando l'ignobile erudito cominci a declamare poeti italiani del Rinascimento e una poesia sulla sifilide in latino di un certo Fracastoro.
La bottiglia di acquavite rifulgeva via via che la cultura della recita di Fuster diventava oscura o quintessenziale.
Stanco di verbalizzare o con la mente definitivamente annebbiata, Fuster osserv un Carvalho che tracciava fiumi di acquavite sul tavolo con dita giocherellone.
"Enric, ci nascondiamo dietro le parole." Fuster si alz barcollando.
"Una cena squisita e antropologica insieme.
Ritorno alla mia magione. " Ma Carvalho non ebbe la forza di accompagnarlo fino alla porta.
Aveva gi adoperato Fuster come sempre per ascoltarsi e si fece posto per le braccia e la testa sul tavolo pieno di avanzi del festino di cibarie e l'ombra invisibile del festino di parole.
Rimase addormentato sino a quando i muscoli della schiena gli chiesero di migliorare la posizione.
Si riemp di acqua fredda il corpo-bottiglia e lo lasci cadere come un otre umido sul letto.
Si risvegli di buon mattino senza i postumi della sbornia, perch tutto quello che abbiamo bevuto era buono e tutto quello che abbiamo detto era inutile, si spieg e, dopo una doccia, chiam un taxi per telefono, e durante la vacillante discesa in citt sent la mancanza della sua macchina che scendeva a memoria le chine di Collcerola, la sierra assediata dai cantieri di circonvallazioni e gallerie che vulneravano le coordinate della sua citt.
Ormai sulle Ramblas volle recuperare tutta la realt rimandata e 94 compr diversi giornali, addirittura li lesse, soprattutto El Peridico, ostinato a informarlo del ritrovamento di un cadavere a Pueblo Nuevo.
Un cittadino straniero, morto di overdose.
Gli occhi di Carvalho giocherellarono con l'informazione e il pensiero si ferm.
Un cittadino straniero.
Morto di overdose.
Pueblo Nuevo.
Nessun riferimento concreto.
Nemmeno un nome.
N le iniziali.
Allontan la tentazione del pensiero eccessivo, ma Biscuter, quasi sulla porta dell'ufficio, lo riport a quanto aveva vissuto due notti prima, in ogni particolare.
"Capo, l'ispettore Contreras ha mandato qui uno dei suoi galoppini.
Vuole vederla.
Per tenersi in esercizio, hanno cercato di farmi parlare, con l'alito appiccicato al mio naso, ossia, in malo modo, capo, per questa gente uno rimane sempre quello che dice la loro scheda, in quel casellario che si sono tatuati sui coglioni, perch  dai coglioni che tirano fuori le schede, capo.
E Mister Brando, scusi, capo, il signor Brando, dice che  molto incavolato, che vuole rescindere il contratto, che non ha saputo pi niente.
E Charo, capo, la signorina Charo dice che le far sapere tutto con una lettera." "Che cosa mi far sapere, Biscuter?" "Che tutti i nodi vengono al pettine, mi ha detto la signorina Charo, che non fa che piangere e gridare." "Quelli di Contreras, che volevano? Perch tanta insistenza?" "Mi hanno parlato di un greco.
Di quel greco.
Io non ho detto beh.
E vero che  morto?" "E possibile.
Telefona a mister Brando e digli che seguo il suo problema, che sto tirando le mie conclusioni.
Non ha chiamato nessun altro?" "No." "Ti sei mosso da qui?" "No.
Lei non ha telefonato." Lei non aveva telefonato, persino Biscuter sapeva che malattia lo stava uccidendo, e forse per seguire una cura d'urgenza, forse perche aveva bisogno di distaccarsi da tutto l'accaduto, Carvalho riprese gli appunti sul caso Brando e dietro quell'angelo nudo infilzato dalla verga di un vecchio riapparirono i volti di suo padre, di sua madre, il ginnasta e la faccia vuota del fratello virtuoso, sistemato e biblico.
Era un eccellente mattino per incontrare fratelli biblici e cerc tra i suoi appunti l'indirizzo di Jos Luis Brando, amministratore della Brando Edizioni, S.p.A.
"E un traditore che vuole vendere la ditta al capitale straniero. " Lo aveva avvertito il padre.
"Ha due cervelli.
Uno al posto del cuore e l'altro al solito posto. " Lo aveva avvertito la madre.
La casa editrice era in uno stabile nuovo, sembrava il frutto del design di un architetto importante e aveva un atrio cos grande da potervi immagazzinare tutti i libri che Fuster era riuscito a leggere in tutta la sua vita e tutti quelli che Carvalho avrebbe potuto bruciare nello stesso tempo.
Le ragazze alla ricezione erano vestite da hostess di nave spaziale e le porte di vetro slittavano come se galleggiassero in una bolla eterea.
Qua e l apparivano fotografie gigantesche degli autori della casa editrice con il viso sgranato dal retino smisurato e Carvalho riconobbe soltanto qualche faccia imposta dalla sua memoria o dai mezzi di comunicazione.
Gli sembr di riconoscere alcuni autori che erano passati dal suo camino crematorio e non venne aggredito dal bench minimo rimorso.
In fin dei conti aveva acquistato le loro opere.
La ragazza all'entrata aveva una certa difficolt nel modulare le parole, forse per via di un eccesso di trucco, ma il senso di quanto voleva trasmettergli lo esprimeva meglio la stizza di uno sguardo che non si curava nemmeno di distinguere se Carvalho fosse un uomo o uno storione fuori rotta.
Il signor Brando non c'era.
Poich Carvalho non volle accettare il verdetto, lo corresse.
Il signor Brando non c'era per nessuno.
Carvalho era nessuno.
Il telefono interno cambi la risposta appena la ragazza gli comunic l'ultima trovata di Carvalho.
"Qui c' un signore che dice che stanno per arrestare sua sorella. " Un breve silenzio e infine l'inevitabile "lo faccia entrare".
Carvalho sent all'improvviso come se qualcosa o qualcuno gli iniettasse una dose di paura nelle vene.
Dieci anni prima avrebbe rincorso la sua bugia, con il corpo disposto ad affrontare qualsiasi aggressione.
Adesso temeva di vivere una costante sfasatura tra forma e contenuto, come se il suo corpo e il suo spirito non si assumessero pi la responsabilit della sua muscolatura per far fronte alla violenza altrui.
Stai invecchiando, si disse, e non era lo stato d'animo migliore per affrontare quell'uomo giovane, atletico in quasi tutti i sensi della parola.
Piazzato in fondo a una sala pressoch interminabile, dietro un tavolo tre volte pi caro che quello di suo padre.
Alla parete erano appese foto dei Brando, dedusse Carvalho osservando che due uomini di altri tempi precedevano una foto piuttosto recente del primo Brando che aveva conosciuto.
Un'impresa familiare ora diretta dal futuro erede.
"Suo padre..." "Se intende cominciare da mio padre pu anche andarsene. . .
"Sua madre..." "Ripeto." "Sua sorella." "Che c' con mia sorella?" Ogni fortezza ha il suo punto debole.
Carvalho gli raccont la storia della retata e quel giovane tanto moderno da sembrare una caricatura di yuppie rimase imperturbato.
Lo lasci parlare e si sistem in un progessivo fastidio.
"Ma che cosa mi racconta? La storia dell'arresto la conosco perch sono stato io a muovere i fili che hanno portato al rilascio di mia sorella." "Suo padre dice che  stato lui." "Lui si  limitato ad andare a ritirare il pacco.
Io ho fatto tutte le mosse preliminari.
Una casa editrice come la nostra ha molte conoscenze.
Non c' persona importante che non ambisca a farsi pubblicare un giorno da noi le sue memorie, siamo la casa editrice che paga e vende meglio.
Ho appena firmato il contratto per una Autobiografia di Franco." "Con Franco?" "No.
Con uno scrittore rosso, molto rosso: gli ho messo sul tavolo un assegno, non le dico con quanti zeri, e tutte le sue remore sono andate in frantumi.
Mi ha chiesto libert di stesura, tutta quella che vuole, tanto porr gli impedimenti prima del secondo assegno." "C' sempre un secondo assegno?" "E sempre il miglior sistema.
Un assegno per comprare e un altro per uccidere.
Mi spiace ma lei non ha nulla da vendermi." Carvalho tacque e sostenne il suo sguardo.
"Non sempre si vende quello che si fa.
A volte si vende quello che non si fa." Brando Jr. ripet tra s la frase di Carvalho e gli rivolse uno sguardo di interesse.
"Ho la mia deontologia professionale, signor Brando.
Chieda alla gente del mestiere, persino ai poliziotti, alcuni mi odiano, e le diranno che resto sino in fondo fedele al mio cliente anche quando il cliente mi sembra un miserabile.
In questo caso tutto termina quando gli consegno il mio rapporto e gli faccio capire che lo ritengo un miserabile.
Non abbandono mai un caso.
Il mio mestiere  di svelare il mistero e poi non mi interessa pi che cosa possano farci con il mistero gli accaparratori di misteri, i castratori di misteri, i vampiri di misteri... clienti, polizia, giudici...
Non  questo il mio compito.
Un tempo avevo studiato filosofia e mi avevano insegnato che tutto consiste nel togliere veli alla da e che dietro all'ultimo velo c' la verit.
Alezeia credo che si chiami questa tecnica, o forse non  una tecnica, ma un modo come un altro di credere che rimangano ancora nudi misteriosi." Brando era stufo di tanta filosofia, anche se greca, ma fingeva di ascoltarlo.
Era un ragazzo educato, sino a quando disse con un tono di voce glaciale: "Non mi faccia una teoria del romanzo.
Al sodo.
Per piacere" .
"Lei si  mosso per sua sorella.
E' logico che non si sia limitato a tirarla fuori da l, ma sa anche perch si trovava l, o almeno sa quello che sa la polizia e forse le hanno addirittura comunicato quello che sanno i comandi politici della polizia.
Tutto questo a me costerebbe giorni e giorni di lavoro, di ficcare il naso, di smuovere merda, aspetti della questione che non preoccupano suo padre perch lui chiama il pane pane e il vino vino... a proposito.
Anche lei  di quelli che chiamano il pane pane e il vino vino?" "Detesto le persone che si vantano di non avere peli sulla lingua. " Quel ragazzo non era tanto sinistro quanto pareva, ma poteva diventarlo se lo avesse voluto.
Si gonfi tutto nella poltrona girevole da dirigente, un la punta delle dita di entrambe le mani e le port alle labbra, mentre scuoteva il capo come per calcolare attraverso quale orifizio di Carvalho dovesse introdurre la pallottola letale.
"Se le faccio vedere alcuni appunti, risultato delle mie brave gestioni presso le autorit, mi assicura di dare un taglio a questo caso? All'assegno di mio padre ne aggiungo un altro mio." "Quello di suo padre  servito per comprare e il suo servir per uccidere." "Io ho riportato a galla una ditta moribonda, in quattro giorni.
Mio padre l'aveva presa che andava col vento in poppa e l'ha guidata al porto pi stupido che seppe trovare, fatto a sua immagine e somiglianza.
Non ho interesse che le storie di mia sorella imbrattino una casa editrice che sta per ricevere un apporto di capitale straniero che triplica il suo attivo attuale.
Come vede le mostro i miei assi, ma non tollerer che lei ci giochi." "Posso solo prometterle che il lavoro che lei mi consegner gi fatto non dovr rifarlo io." "Accetto la sua promessa e aggiungo un incarico, pagato, naturalmente.
Segua mia sorella e si assicuri che non si cacci in altri pasticci, come se fossero pochi quelli in cui si  gi cacciata." "Prima voglio leggere quegli appunti." Brando Jr. si alz, camminava come se il suo vestito fosse di seta.
Era di seta.
Camminava bene e gesticolava come un giovane atleta prima della distorsione o della rottura dei legamenti.
Nessuno pu mai giudicare che cosa sia camminare bene se non lo ha visto fare a un giovane atleta prima di spezzarsi per qualche sciocchezza.
Una cos bella andatura lo port allo scaffale di legno proveniente da un bosco ancora pi antico di quello che aveva fornito materie prime per il tavolo di suo padre e, da un secrtaire il cui segreto fu visto e non visto, tolse una cartella di pelle pregiata, quasi pelle umana, che depose sul tavolo alla portata di Carvalho.
Quando il detective stava per aprirla, lo yuppie aveva recuperato la sua statura di ciclope leggero e proclamava: "Questa non  una sala di lettura".

CAPITOLO QUINTO.
"Beatriz Brando Matasanz, 'Beba', minorenne,  stata individuata in tre occasioni nelle strade adiacenti l'Arco del Teatro in ovvia ricerca di droga, di preferenza cocaina, in quantit ritenute per uso personale, per cui ci siamo limitati a un pedinamento di routine, per accertare i collegamenti della rete di piccoli spacciatori.
Il suo fornitore pi abituale  Belisario Bird, conosciuto come Palomo, cittadino dell'Honduras, legato al clan Perla, soltamente attivo nel rettangolo compreso tra le calle Barber, San Olegario, Arco del Teatro e las Ramblas Palomo interrogato dietro indicazione del richiedente del presente rapporto, ha confermato confidenze precedenti sulla periodicit di acquisto da parte della suddetta, anche se non si ritiene responsabile di altri rifornimenti a cui abbia potuto accedere nei dintorni della Plaza Real, dove pure  stata vista in atteggiamento sospetto, seppure meno di frequente che nel rettangolo citato.
Nelle poche ore in cui  rimasta agli arresti non le sono state fatte le solite pressioni per ragioni ovvie, ma ha dichiarato di non avere mai comprato nessun tipo di droga e di avere fumato soltanto tempo prima uno 'spinello' (nome volgare della sigaretta di marihuana) e di avere avuto giramenti di testa.
Riguardo alla strana presenza di una giovane della sua et in quei posti malfamati, ha precisato che la sua vocazione era di fare la scrittrice, sin da quando aveva vinto il premio provinciale di tema in lingua al terzo anno della scuola dell'obbligo, e che ha bisogno di osservare come vivono le diverse classi sociali della citt e in particolare quelle che le sembrano pi interessanti Avvertita della pericolosit del suo modo di agire, ha preso ad esempio la stessa polizia, che rischia la vita in luoghi pericolosi, per motivi non meno professionali dei suoi.
In una conversazione pi rilassata con l'ispettrice Vinuesa Cobos, incaricata della sezione minorile, ha insistito sulla necessit di conoscere tutti gli angoli della citt e ha persino proposto di affiancarsi al nucleo antidroga per vederlo agire da vicino.
L'ispettrice Vinuesa Cobos ha steso quindi un rapporto favorevole, seppure con qualche osservazione sulla necessit che qualcuno con autorit morale sulla signorina Brando Matasanz controlli sempre le sue scorribande, tenuto conto che per l'idealismo dei suoi propositi potrebbe trovarsi talvolta in situazioni poco gradevoli, alle quali non  preparata per via della sua giovane et.
Il giudizio del firmatario di questo rapporto non dovrebbe essere tanto benevolo, in quanto in pi di un'occasione durante l'interrogatorio ha avuto il sospetto che la suddetta fosse molto abile a sviare le indagini e avesse pochi scrupoli al momento di distinguere la verit dalla menzogna, condizione che ha potuto individuare per le molte esperienze simili gi vissute e l'aver accertato che oggi i giovani sono pi preparati a mentire che nel passato, caso estremo questo che, pur non essendo pertinente, sarebbe opportuno addebitare alle molte falsit che i nostri giovani assorbono, sin dalla prima fanciullezza, dalla televisione e dalle canzoni decadenti che saturano i loro cervelli di immagini amorali, che prima o poi determineranno un'impostazione amorale delle loro stesse vite.
Per tutto questo e con la corresponsabilit che il firmatario prova verso il proprio ruolo di funzionario e rappresentante dell'ordine pubblico e in quanto padre, suggerisco che venga tenuto conto del consiglio dell'ispettrice, affinch chi  in condizioni di farlo possa anche intervenire con mano dura per salvare quello che ancora  sano e tagliare quello che domani potrebbe marcire. " La prosa della polizia era molto migliorata dall'ultima volta che Carvalho aveva avuto occasione di leggerne i rapporti e deplor invece, come aveva potuto controllare nei suoi frequenti scontri con Contreras e altri sbirri, che il linguaggio colloquiale fosse sempre lo stesso: prevaricatore e pieno di silenzi minacciosi.
Ancora una volta era costretto a riflettere sull'ipocrisia della cultura: mettersi a scrivere e adottare una forma di comunicazione era stato facile per chi aveva steso il rapporto, a viva voce invece non avrebbe adoperato frasi composte tanto lunghe e coordinate e subordinate non avrebbero avuto come coordinazioni e subordinazioni altro che grugniti, respiri trattenuti, bestemmie e interiezioni esplosive.
Il rapporto non lo portava da nessuna parte, tranne che da Belisario Bird, confidente e spacciatore di poco conto che non avrebbe aggiunto una virgola a quanto gi sapeva la polizia.
Dalla morte di Bromuro camminava alla cieca nel sottosuolo della citt.
Tutti i ratti appartenevano alla nuova generazione e Carvalho si rifiutava di cercare nuovi informatori, come se non sostituire Bromuro fosse un atto di fedelt postuma, non solo verso il lustrascarpe, ma verso se stesso, verso una citt che gli stava morendo nella memoria e che aveva smesso di esistere nei suoi desideri.
Sta morendo una citt in cui la compassione era necessaria e nasce una citt in cui avr senso soltanto la distanza pi breve tra comprare e vendere se stessa.
Era incapace di ammettere la vecchiaia del proprio corpo o di accettarla in quanto preoccupazione e invece lo atterriva la vecchiaia della sua memoria, come se nel progressivo allontanamento del presente e del futuro venissero condannate una serie di persone e situazioni che confidavano in lui per essere immortali.
E nella metamorfosi della sua Barcellona c'era come un esercizio di sadismo implacabile nel distruggere persino i cimiteri della sua memoria, lo spazio fisico dove avrebbero potuto risiedere i protagonisti dei suoi ricordi.
Nella nostalgia di Bromuro, il lustrascarpe che gli faceva da informatore in cambio di poche pesetas e di farsi ascoltare nell'evocazione dei suoi tempi di giovane cavaliere legionario al servizio di Franco, aveva un ruolo di riferimento la sopravvivenza dello spazio fisico in cui soleva incontrare il vecchio: bar, angoli, la miserabile pensione dove viveva e che ora veniva minacciata dalla demolizione di una parte l del Barrio Chino.
A volte si imbatteva in Mohamed, che secondo Bromuro era l'uomo pi informato del Barrio Chino. "Non c' rapina a punta di coltello in questa citt che questo tizio non controlli." Il moretto, come lo chiamava Bromuro, prima gli sorrideva con la complicit di chi aveva fatto a pugni con lui, come per assicurargli che un giorno o l'altro ci sarebbe stato un nuovo scambio.
Ma un giorno lo abbord con il suo sorriso teso di barbaro del sud.
"Tu hai bisogno di me, scemo.
Il miglior amico del cacciatore  il furetto.
Se una persona furba non sa cosa gli serve, allora non  una persona furba,  uno scemo." Eccolo che tornava con i suoi sillogismi che quasi sempre portavano alla parola "scemo".
Si era buscato i suoi cazzotti e qualcuno glieli aveva ridati quando investigava il caso del centravanti minacciato di morte e parallelamente assisteva all'agonia di Bromuro.* Ora l'ex lustrascarpe ed ex legionario probabilmente si rivoltava nel suo loculo preso in affitto da Carvalho e Charo nel cimitero di Montjuich ogni volta che Mohamed gli offriva i suoi servizi.
"Lavoro sempre meno.
Vorrei andare in pensione." Il moro lo guardava dalla testa ai piedi e scuoteva il capo come se non gli piacesse quello che vedeva.
"Se oltre a essere scemo ti senti vecchio, il meglio che ti pu capitare  di venire inghiottito dalle sabbie del deserto." "Coglier la prima occasione." Ma senza rendersene conto stava percorrendo le strade dove era possibile incontrare Mohamed, il cui nome vero ignorava, e si sent deluso quando non lo trov.
Era intelligente essere sempre fedele a Bromuro sino al punto da non utilizzare i servizi di un confidente di ricambio? Il sottosuolo della citt continuava ad avere il suo codice e quello che stava accadendo l somigliava a quanto accadeva in superficie.
Cinquant'anni prima le strade venivano spazzate da immigrati di Murcia o dell'Andalusia e ora lo facevano molti nordafricani.
Cinquant'anni prima il sottosuolo era controllato da emarginati o autoemarginati come Bromuro in cambio di una miseria relativizzata, e ora quel mestiere passava ai barbari del sud che stavano penetrando l'Europa dal basso verso l'alto come l'avevano penetrata i Germani dall'alto verso il basso.
I Germani avevano cominciato conquistando l'Impero romano con le armi e, trovando questo compito impossibile, si infiltrarono, finirono col diventare i poliziotti dell'Impero.
Ormai era diventato loro.
Per il momento i barbari del sud si erano gi impadroniti degli avanzi e Carvalho vide in essi, a un tratto, uno strumento di giustizia contro lo schifoso stato di autocompiacimento delle scimmie yuppie.
"Sono tornati i picciotti di Contreras, Biscuter?" "No." "Charo?" "No." "Brando?" "No." "E. . .?" "No. " Trattenne il desiderio di andare in cerca di Lebrun e Claire, per evitare che si incollassero ai tacchi del suo desiderio Contreras e la sua gente e di spezzare i pochi desideri che gli rimanevano.
Una volta compiuto il percorso del labirinto, Claire e il suo greco, Lebrun e il suo, avevano posto fine al senso della loro indignazione, del loro viaggio e ciascuno sarebbe partito lasciando a lui l'impegno di accompagnatore di altri ricercatori di verit imprescindibili.
Quanto prima avesse recuperato la propria coerenza, tanto meglio.
Aveva le ossa a posto, Biscuter aveva gi versato l'assegno di Lebrun e la parcella di Brando Sr. sarebbe stata uno scherzo in confronto a quello che intendeva far pagare a Brando Jr.
In fin dei conti seguire la signorina Brando significava un salto di categoria, smettere col ruolo di annusapatte per diventare un annusafiche, nel caso che quell'angelo nudo si dedicasse a sniffare dalla zona pi recondita del suo corpo.
A cosa serviva la droga alla signorina Brando? Sembrava un titolo da telefilm di bassa lega, ma doveva pur fare qualcosa per giustificare le parcelle.
Si appost davanti al villino da ricco insufficiente o insufficiente per un ricco.
Il vecchio Brando lo aveva avvertito che Beba si alzava tardi e male, tanto da starsene in casa nella penombra di camera sua, ascoltando dischi con i polmoni degli altoparlanti sul punto di scoppiare, con l'onda sonora dei suoi concerti rock privati che raggiungeva i villini intorno, per quanto ampia fosse la zona di giardino delimitante.
Poi, verso sera, Beba mangiava tutto quello che trovava nel frigorifero, si vestiva con il minimo che le consentiva la stagione e si lanciava per le strade, da dove tornava a volte poco dopo, ma quasi sempre all'alba, senza che suo padre avesse pi la pazienza di aspettarla per conoscere il suo accompagnatore prima dell'ormai sminuita sorpresa di incontrarselo nell'office a divorare pane tostato con nutella, piatto preferito della ragazza.
La prossima volta chieder innanzi tutto di conoscere il programma di vita che dovr seguire, mastic mentalmente Carvalho quando, alle dieci di sera, si apr infine la porta di casa e Beba salt, pi che camminare, verso la strada come se qualcosa o qualcuno le avesse impedito di realizzare questo desiderio per l'intera giornata.
Carvalho accese come pot il Rey del Mundo a cui aveva gi tolto la fascetta e dovette correre affinch Beba non prendesse un vantaggio insormontabile con la sua Volkswagen Golf ricoperta di etichette di discoteche e di bar da duri, di quelli che non ti danno nemmeno una sedia o un saluto ma che ti regalano generosamente etichette per le macchine dei clienti.
Beba scese verso il quartiere di Gracia e parcheggi in un passo carraio come se il divieto non la riguardasse.
Camminava bene, ma avrebbe camminato meglio se si fosse resa conto dell'allegrezza dell'aria che si aggrappava al suo corpo di da ancora soda.
Carvalho cerc di cancellare la parola da dal magazzino delle parole urgenti, gli sembrava una risorsa da vecchio o comunque ridicola, un'ammissione di una distanza insanabile, necessariamente insanabile.
Beba aveva la chioma castana piena di riccioli e una pelle tanto bella da farle quasi da astuccio.
Una volta nel locale, scambi saluti e si rec al bancone dove l'aspettava un giovane che la baci come se stessero interpretando la scena finale di un film pieno di speranze.
Carvalho non sapeva dove cacciarsi.
C'erano altre persone della sua et, ma giravano travestite come se avessero vent'anni meno e invece lui quella sera indossava la sua biologia pi sincera e una barba di due giorni.
And accanto a Beba, appoggi i gomiti al bancone e accett lo sguardo inquieto del cameriere che gli spettava.
Volle ordinare qualcosa di aggressivo per cancellare l'impressione da poliziotto che aveva suscitato e chiese un whisky doppio di malto, gran riserva, senza ghiaccio.
Il sospetto del cameriere continuava a crescere, ma Carvalho ci convisse e quando ebbe bevuto il whisky in due o tre sorsate si mise a osservare il locale e la sua gente con lo sprezzo che si meritano le persone e le cose che non ci accettano.
Per esempio, quell'imbecille con una cresta di capelli color verde, che al gesto di Carvalho di riaccendere il suo mesto Rey del Mundo, agita la mano rifiutando a priori il fumo prevedibile, qui, in questo locale dove l'ambiente puzza di spinello e della brillantina che trasforma i capelli dei ragazzi in scarafaggi inerpicati sui loro cervelli.
E cos pass il tempo senza nulla da portarsi agli occhi, fino a quando alle due di notte Beba moll uno schiaffo al suo accompagnatore.
Carvalho rizz il corpo, nel caso avesse dovuto intervenire, e dentro di lui gorgogliarono i dieci o dodici whisky di malto gran riserva, senza ghiaccio, che si era bevuti.
Lo schiaffo non venne restituito.
L'uomo sput per terra, accanto alle scarpe della ragazza, e la piant sulla pista da ballo, dove Beba continu la danza senza che le importasse di non essere pi in coppia.
Quando fini il brano, Beba gir per il locale, scansando coppie, scrutando penombre, mentre Carvalho chiedeva il conto e lasciava mille pesetas di mancia al cameriere, finalmente sollevato, perch non  mai accaduto che un poliziotto lasci mille pesetas di mancia.
"Mica male quel bocconcino, no?" Per quanto il cameriere riconoscente cercasse di trovare un bocconcino in sala non ci riusciva.
Quando Carvalho gli indic Beba in piena ricerca, tutto venne chiarito.
"Quella squinzia? E uno sballo.
Ma  matta da legare.
Si crede... non so che cosa si crede." No, non lo sapeva, perch ammutoli, e continu a servire secondo la programmazione segreta dei migliori camerieri.
Beba aveva abbracciato una ragazza e intavolato un'appassionata conversazione che presto interruppe per tornare al bancone.
Carvalho si mosse come un calciatore in attesa del pallone che sta per cadere piu o meno nella sua area.
Beba cadde due metri pi in l e ordin una birra senza alcool.
Carvalho aveva seguito la traiettoria del pallone e arriv in tempo per commentarle: "Superalcolici, a quanto vedo".
Beba lo guard e ci che vide non sembr piacerle.
Impossibile che l'avesse riconosciuto da quell'aprire e chiudere la porta della sua stanza.
Semplicemente, Carvalho non era il suo tipo di uomo adulto.
Ma mentre Carvalho cercava ormai un'altra frase fortunata, fu lei ad affrontarlo.
"Lei cosa beve?" "Whisky.
Quando non so cosa fare e non ho nemmeno voglia di fare qualcosa, chiedo del whisky." "E quando sa cosa fare e ha voglia di farlo?" "Vino. " Beba fece una smorfia di leggero disgusto.
Sembrava pi un commento rivolto a se stessa che a Carvalho.
"Ho visto che si sa difendere.
Accidenti che sberla ha mollato al suo amico." "Non mi piace la gente egoista." "Lui  molto egoista?" "E' soltanto egoista.
La sua carta d'identit dovrebbe dire, professione: egoista.
Gli ho chiesto di portarmi a vedere il cantiere del pirolino, quell'antenna che stanno costruendo sul Tibidabo, sensazionale.
E mi ha detto che non voleva." "Ha detto questo?" "Ha detto questo." "E senza cuore." Questa frase le era piaciuta.
Annuiva, e aveva le lacrime agli occhi "Senza cuore.
Proprio cos.
Non ha piet." "Se tanto l'addolora non vedere il pirolino, posso portarla io.
E vicinissimo a casa mia.
Abito a Vallvidrera." Beba mise la mano sul suo petto e chiuse gli occhi.
"Lei non mi deve niente.
Invece quel porco mi deve molti favori." Aveva un senso morale primitivo ma efficace.
Il baratto.
Era troppo facile indovinare che cosa lei avesse dato a quell'egoista, tanto facile che Carvalho pens che forse si stava sbagliando.
"Lo guardi un po', cos maschio e cos fusto, eppure il ragazzo pensava di essere frocio.
La annoio?" No, non lo annoiava e lei era ubriaca di birra senza alcool, probabilmente passava le giornate ubriaca senza bisogno di alcool.
La storia cominciava con un'esibizione di culturismo da parte dell'egoista e di un tentativo di scopata che fall al momento decisivo perch all'egoista culturista non gli venne duro.
Viveva senza dignit il complesso di averlo piccolo e negli spettacoli di esibizione di muscoli si metteva un'imbottitura in mezzo alle gambe affinch il muscolo preferito dall'uomo e da alcune donne non facesse il ridicolo in confronto con i bicipiti, i tricipiti...
Lei gli aveva chiesto di mostrarglielo.
"Mostramelo, Juan Carlos, avevo insistito...
E lui gi a piangere, quell'omone che piangeva come un bambino.
Me lo mostr e mi misi a sorridere..." Torn a sorridere.
Aveva il sorriso di un angelo femmina, rigorosamente femmina.
E dopo il suo sorriso, sembr che in quel locale da duri per nuove generazioni dure, invece di musica scheggiatrice di sterni, suonasse un violino ungherese per melodrammi al tramonto.
"No.
Non ce l'hai piccolo, Juan Carlos.
Ce l'hai normale.
Quello che conta non  la grandezza, ma il tuo desiderio e la capacit di amare la tua partner." Lo diceva con voce da diciassettenne.
Se lo avesse detto con voce da trentenne, quarantenne o cinquantenne, Carvalho si sarebbe subito cercato un angolo del locale per ridere o vomitare, ma quella voce di cristallo, opaco per l'ora tarda della notte, poteva raccontare qualsiasi cosa comunicando sincerit.
Lei aveva letto una volta un romanzo sulla guerra civile, si, si, sulla guerra civile spagnola di un sacco d'anni fa, quando al nonno i russi sequestrarono la casa editrice, s, si, erano stati proprio i russi, allora stavano ovunque.
Il romanzo raccontava la storia di un'infermiera e di un prigioniero, o forse non era un prigioniero, piuttosto un ferito di guerra, perch in tutti i romanzi di guerra dove appare un'infermiera bisogna cercare subito un ferito di guerra.
E il prigioniero era tanto triste, cos gravemente ferito, che l'infermiera fa l'amore con lui, in uno slancio di generosit.
"O di comunione dei santi." Concluse Carvalho riuscendo a stupire la ragazza.
"Comunione di cosa?" "La comunione dei santi, il perdono dei peccati, la resurrezione della carne... il Giudizio Universale." "Sei di qualche stta?" "Cercarono di cacciarmi in quella cattolica, ma me ne sono uscito appena ho visto che mi vietavano quasi tutto quello che mi piaceva." "Io le stte non le sopporto.
Abbiamo avuto una conversazione molto profonda, vero? Oggi tutto  pieno di avvoltoi.
Mio fratello.
Mio fratello  un avvoltoio di acciaio inossidabile." Come aggettivava quell'angelo! "Lo sono anche i suoi genitori?" "Non ho ancora ben chiarito che tipo di bestia sia mio padre...
Ma  chiaro che  un imbecille." "E sua madre... nel caso che ce l'abbia..."
"Mia madre  un'atleta." Senza dubbio l'amore filiale la faceva esagerare, ma Carvalho incass il giudizio sull'istruttrice con una complicit quasi entusiasta.
"Pratica l'atletica, no?" "L'atletica spirituale." Rovist nella borsettina che aveva con s e ne trasse un libro.
Peter Pan.
James M. Barrie.
Lo sfogli sapendo quello che cercava.
Mentre girava le pagine ossessionata, parlava della migliore definizione di madre che avesse mai incontrato, l'Uccello-CheNon-C', diceva, una mammina  come l'Uccello-Che-Non-C'.
Finalmente trov il paragrafo e l'offr a Carvalho con espressione raggiante.
"Ecco, legga, da questo punto..." Carvalho guard a destra e sinistra.
Per fortuna nessuno si era accorto dell'avvenimento e pi di un novantanove per cento dei frequentatori del locale se ne stava per i fatti propri, ma il cameriere non gli levava l'occhio di dosso e quell'occhio era un messaggio di complicit maliziosa.
Non le avevo detto che  matta da legare? Cos Carvalho si mise a leggere Peter Pan, nel preciso istante in cui il Capitano Uncino propone a Wendy di fare da mammina a tutti loro, commosso dall'esempio dell'Uccello-Che-Non-C' che continua a proteggere la sua nidiata sulle acque.
Assent Carvalho, come se fosse del tutto convinto, ma lo si notava emozionalmente stanco e si offr di accompagnarla.
"A casa mia?" Immagin la faccia di Brando il giorno dopo nell'incontrarlo nel suo office che trangugiava toast con nutella.
"No.
Alla sua macchina.
Nel caso mister Muscolo..." Non disse di no.
Lo precedette, e il cameriere colse l'attimo per chinarsi sul bancone e domandargli: "Peter Pan? Le ha mostrato un libro che si intitola Peter Pan? Vero?" Perse tempo a giustificarsi, giustificandola.
Quando usc in strada, la Volkswagen fanfaronava gi per la strada, portandosi via Wendy.

CAPITOLO SESTO.
L'ispettore Contreras chiedeva la sua presenza alla Centrale in via Layetana.
Era stato ritrovato un uomo morto e, come gi sapeva l'ispettore, Carvalho lo aveva cercato giorni prima.
Ed era vero.
Aveva ricevuto l'ordine di trovarlo.
Vivo o morto.
Ogni volta che Contreras voleva ricordare a un detective privato che era un semplice annusapatte, sceglieva Carvalho, forse perch lo supponeva un "annusapatte" pi arrogante, quello che gli restituiva un'equivalente quantit di disprezzo.
Da parte sua Carvalho considerava Contreras un semplice poliziotto, uno specialista della repressione assoldato da coloro che dalla repressione traevano maggiore beneficio.
Ammetteva che si trattava di un principio teorico ereditato dalla sua adolescenza anarchica, dalla sua giovinezza premarxista o postmarxista e che era utopistico e persino pericoloso sognare un mondo senza poliziotti.
Ma tutti abbiamo il diritto di conservare parte della nostra retorica personale e inoltre i rapporti con Contreras gli avevano consentito di aggiungere motivazioni ai suoi principi fondamentali.
Quel nuovo incontro non fece eccezione.
Carvalho rimase un'ora e mezza dimentiGato in un corridoio a fare anticamera, ricevendo di tanto in tanto lo sguardo sfrontato di uno qualsiasi degli scagnozzi di Contreras e di tanto in tanto addirittura una sbuffata che era una completa dichiarazione di principi corporativi poco amichevoli.
Finalmente venne fatto passare nell'ufficio del commissario, che sollev appena la testa, ma quanto bastava per rivolgergli uno sguardo di stanca indignazione.
Sembrava molto occupato il commissario con le sue carte e allent la sua concentrazione solo quando Carvalho si sedette senza chiedergli permesso.
Lo fulmin con gli occhi, ma non riusc ad abbatterlo.
Carvalho sorrideva amichevole, in attesa del discorso adirato che annunciava lo sguardo del poliziotto.
Per posporlo, visit con gli occhi tutto ci che si muoveva o giaceva in quell'ufficio e, a un tratto, la torcia rimase isolata, come per imporre la sua presenza con volont di farlo, sono qui, sono io, non mi riconosci? Era li la sua sbarra scannellata, da cui erano gi saltate via alcune schegge di vernice nera, con il suo occhio diottrico, di argento vitreo, in attesa dell'anima della luce, esagerando le sue prodezze in mano di Carvalho, i servizi resi in passato per confermargli il ruolo di investigatore privato, e invano Carvalho cercava di liberarsene, minimizzando i suoi contributi o consolandola nel suo destino finale di prova circostanziale in mano prima della polizia, e poi probabilmente del giudice.
Cerc quindi di disinteressarsene affinch Contreras non notasse il dialogo.
"Come mai conosceva Alekos Faranduris?" Ma la torcia era l, e allo stesso tempo ne scorgeva il volume e le scanalature, persino il calore della sua luce nella mano, come se la stesse ancora guidando nel labirinto che portava ad Alekos Faranduris.
Contreras insisteva per avere una risposta e il tono di voce indicava che era in possesso di informazioni sufficienti perch Carvalho non potesse fare lo gnorri fingendo sorpresa al nome di Alekos Faranduris.
E se avesse cercato di impadronirsi della torcia? In nessun caso l'avrebbero collegata a lui, oppure se ammetteva di avere indagato sul caso, avrebbe potuto richiederla, quella torcia  mia.
Ma sarebbero passati diversi mesi prima di poterla riavere, se il giudice avesse deciso che si trattava di una prova circostanziale, e ci che gli chiedeva la torcia era di venire riscattata quanto prima.
Quale persona o oggetto desiderava rimanere troppo tempo in un ufficio di polizia? Nemmeno un poliziotto.
Contreras aveva gi aggrottato il sopracciglio.
Gi si stava alzando.
Gi faceva una passeggiatina senza smettere di guardare Carvalho con la coda dell'occhio.
Finalmente si ferm, lo affront, prese una boccata d'aria.
La torcia gli consigliava: non lasciarti schiacciare dalle parole, e nemmeno dalla situazione.
Portami via da qui, portami via da qui, per favore.
"Come mai lei conosceva Alekos Faranduris?" Il lei indicava che Contreras faceva sforzi iniziali per trattenersi, sforzi di cui Carvalho doveva essergli grato, di conseguenza finse di abbandonare ogni resistenza mentale e rispose in tono di voce rilassato.
"Non sono mai arrivato a conoscerlo." Contreras sospir e sembr avere trovato una verit confutativa su un pezzo di carta determinante che poi agit sotto gli occhi di Carvalho.
"Cominciamo a non essere d'accordo.
Qui si dice che lei si era messo a cercare Alekos Faranduris come un pazzo, quasi ne andasse della sua vita.
Lei non era solo, ma appena mi hanno descritto la banda mi sono subito detto: eccoci di nuovo, questo  Carvalho.
E poi accade che ore dopo la ricerca del signor Carvalho, Alekos Faranduris viene trovato ucciso da un'overdose in grado di far fuori un cavallo, e io adesso, come lei pu ben capire con la sua abituale intelligenza, mi vedo costretto a chiederle: perch cercava con tanta ostinazione questo morto stecchito?" Carvalho si schiar la voce e mise gocce della pi innocente innocenza nei suoi occhi.
"Posso dirle soltanto che quando ho lasciato il signor Faranduris la notte tra mercoled e giovedi godeva di eccellente salute.
Sembrava un moribondo." "Non mi ha ancora detto il perch di cos tanto interesse nel localizzare questo cadavere." "Non parlando oltre il necessario, Contreras, faccio un elogio della sua intelligenza.
Pensi un po', che interesse posso avere a trovare un greco moribondo?" "Lei  un mercenario, senza dubbio, ed  questo che voglio sapere.
Chi aveva interesse a rintracciare questo greco?" "I suoi parenti.
Si erano rivolti a me dalla Francia.
Erano inquieti per la sua scomparsa e mi hanno messo sulle sue tracce.
Avevano la certezza che si trovasse a Barcellona e si sono rivolti a me perch la mia fama ha valicato le frontiere." "Complimenti. " "A rigor di logica, un artista va cercato servendosi di altri artisti e a lei posso anche dire che  stato relativamente facile, anche se ai miei clienti dir che  stato sommamente difficile per giustificare la parcella." "Capisco, capisco.
Una mano lava l'altra." "E questo  tutto.
Ho visto Faranduris in un deposito abbandonato del Pueblo Nuevo a cui mi hanno condotto le indicazioni di persone che lo avevano conosciuto.
Stava molto male.
Direi che stesse agonizzando anche se lui non lo sapeva o forse non voleva ammetterlo." "E lo ha lasciato l abbandonato a se stesso." "Non si  lasciato portare via." "Lei era solo?" "No. " "Intende dirmi con chi?" "No.
N penso di poter aggiungere alcunch a quello che gi sa o le interessa sapere.
Fa parte del mio segreto professionale e mi responsabilizzo di quanto dico: se Faranduris non era morto qundo io l'ho visto, ci mancava poco.
Sembrava molto malato. " "Infatti lo era." "AIDS?" "AIDS, diagnosi perfetta.
Lei ha un occhio clinico." "Aveva la faccia da malato alla moda." "Dal suo arrivo a Barcellona otto mesi fa, otto mesi, Carvalho,  stato ricoverato tre volte e l'ultima se n' andato senza neanche salutare.
Era condannato e si  limitato a sparire.
Ora riappare, morto.
E non precisamente in un deposito, Carvalho, ma su una spiaggia." "Aveva ancora la siringa infilata?" Contreras non gli rispose immediatamente.
Si sarebbe detto che stesse studiando il perch di quella domanda o dell'interesse mostrato da Carvalho per la risposta.
Non era troppo.
Sembrava invece pi interessato agli oggetti ammucchiati sul tavolo.
"E' ovvio." "Bene, allora il caso  chiuso.
Non  il primo vagabondo straniero che si inietta un'overdose per farla finita una volta per tutte." "No.
Non  il primo.
Ma questo lo si  molto cercato e, inoltre, lei  l'unica persona che pu ricondurci ai suoi parenti, nel caso volessero richiedere il cadavere per seppellirlo cristianamente. " "Cercher di mettermi in contatto con i miei clienti." "Gli abbiamo trovato addosso un passaporto in cui figura l'indirizzo di un albergo di Parigi, non quello di casa sua.
Un passaporto relativamente recente.
E ci che sorprende  che in quell'albergo  rimasto appena il tempo sufficiente per fare le pratiche per il passaporto, come se avesse cercato di cancellare le proprie tracce." "Esiste un rapporto della polizia?" "Non ancora, ma sembra pulito.
Se non lo fosse stato, ce l'avrebbero gi spedito." "Le spiace se do un'occhiata al passaporto? E' per la fotografia.
Per accertare se stiamo parlando dello stesso uomo." Contreras alz le spalle e gett il passaporto sul tavolo.
Carvalho si alz e si appoggi quasi sul tavolo coperto di carte, cartelle, li, la torcia.
Sollev il passaporto, lo apr alla pagina con la fotografia e lo port aLl'altezza dei suoi occhi come se avesse problemi alla vista.
Contreras sembr distrarsi per tutto il tempo impiegato da Carvalho nell'operazione di riconoscimento.
A un tratto Carvalho mostr il proprio scontento per la scarsa visibilit e si chin bruscamente sul tavolo per collocare il documento sotto il fascio di luce della lampada.
Nel suo brusco gesto, con il gomito sinistro fece cadere per terra carte, cartelle, e la torcia.
"Cazzo.
Mi spiace, commissario." Contreras apparteneva a quel genere di mariti che si irritano quando la moglie rompe un bicchiere nel lavello o di padri capaci di gridare un ultimatum al bambino che ha rovesciato inavvertitamente la tazza del latte.
Lo seccavano i gesti falliti e dedic a Carvalho uno sguardo di condanna, mentre esigeva che venisse immediatamente riparata la sua goffaggine.
"Non manca che lei per mettere in disordine quest'ufficio." Mentre si scusava, Carvalho si accovacci e dietro il parapetto del tavolo impugn deciso la torcia, se la mise nella tasca della giacca e poi raccolse lentamente i fascicoli mettendoli uno a uno sul tavolo, affinch Contreras uno a uno li riconoscesse, annuendo a ciascuno di essi, senza abbandonare il cipiglio.
"E tutto qui?" "Tutto qui." Ment Carvalho ginocchioni, mentre impugnava la torcia nella tasca della giacca nel caso Contreras gliela chiedesse.
Ma sembrava ormai soddisfatto per il recupero delle sue carte e non faceva quasi pi caso a Carvalho, di nuovo in piedi davanti a lui.
"La ringrazio molto per la sua fiducia, commissario, ma ho questioni molto urgenti da risolvere e non posso restare oltre in sua gradita compagnia." "Mi dia i dati di quei parenti, di quei suoi clienti." "Capisca che prima devo parlare con loro.
Non posso rivelare un'informazione come se niente fosse.
Posso assicurarle che presto avr mie notizie." "Avr sue notizie molto prima che lei se ne possa rendere conto, se mi rompe troppo i coglioni facendo lo sbruffone di merda." Finalmente gli era uscita la bestia.
Nulla indicava che gli vietasse di andare via, ma certo  che da quel momento avrebbe avuto sempre addosso Contreras ad annusargli la patta.
Perci, uscendo in strada, non prese un indirizzo preciso e gironzol per il Moll de la Fusta, con la mano sulla torcia riconoscente e lo sguardo sul gambero di Mariscal, che non era un gambero, bens uno scampone, con voglia di sfottere.
Entr in una cabina per telefonare al Palace.
N monsieur Lebrun n mademoiselle Claire Delmas erano pi clienti dell'albergo.
Avevano saldato il conto il giorno prima ed erano partiti per un indirizzo sconosciuto.
Immagin Georges Lebrun che tramava la soluzione del caso.
Guadagnare tempo e spazio non era stata una cattiva idea, ma restava Carvalho  si erano fidati troppo di lui e del suo rispetto del segreto professionale oppure lo avevano inserito gratuitamente nel loro gioco, pensando addirittura di essere riusciti a disorientarlo.
Da parte sua Carvalho si limitava a soffrire per Claire e a cercare di raggiungerla prima di Contreras.
Torn a vagare per le strade, guadagnando tempo e distanza tra una cabina telefonica e l'altra e questa volta la chiamata fu all'Ufficio Olimpico, al colonnello Parra.
Era in riunione, una riunione importantissima, insistette la segretaria, con il sindaco, disse alla fine dietro pressione di Carvalho.
"Il sindaco resta ancora quasi un anno in carica, signorina.
Invece la mia  questione di vita o di morte." Infine uno scosso e, ragionevolmente, seccato ex colonnello
Parra venne al telefono.
"Ho bisogno di sapere se quel francese di cui ti ho parlato, quello dell'ORTF, Georges Lebrun,  sempre a Barcellona o se ha gi concluso la faccenda che stavate trattando." "Questo  tutto?" "E' abbastanza, ti giuro." "E giustifica il fatto che tu mi abbia fatto assentare da una riunione nientedimeno che con il sindaco?" "Pascual lo conosci da sempre." "Non sto scherzando." "E' questione di vita o di morte, colonnello.
Dico sul serio." Parra si schiar la voce trattenuto dall'appellativo che gli faceva ricordare parte della sua migliore memoria e diede un'informazione telegrafica.
"Infatti, Georges Lebrun  sempre a Barcellona perch mi hanno confermato un incontro con lui domani." "Non ha lasciato un indirizzo?" "No.
Ho un appuntamento alle dieci e mezza.
E' tutto." E attacc il ricevitore.
Nutri il corvo e ti caver gli occhi.
In altri tempi non bastavano mai le ore di conversazione sull'accumulo del capitale o sulla trasformazione della quantit o della qualit secondo gli schemi del materialismo dialettico.
E Franco.
E Lumumba.
Accidenti a loro.
Ora si seccava perch Carvalho era diventato un rumore di disturbo nella conversazione con l'illustrissimo signor sindaco.
Ma aveva altri dolori cerebrali pi urgenti, per esempio quello causato dal bisogno di proteggere Claire, di trovarla prima di Contreras, e per raggiungere Claire aveva soltanto Lebrun come riferimento e il punto remoto dell'appuntamento all'indomani.
Troppo tardi.
Biscuter lo stava aspettando con un panino di pesce fritto, melanzane, peperoni, e pane e pomodoro.
Era il panino Senora Paca che Carvalho aveva perfezionato in omaggio a sua nonna e, accanto al panino, la proposta per la spesa.
"Ho una ricetta che  la fine del mondo, capo, un tumbet alla majorchina e stinco bollito in salsa verde.
Dietetico.
Poche calorie. " "Dove cercheresti un uomo strano in compagnia di un bell'adolescente greco e forse di una donna distratta, falsamente distratta?" "Cosa mi chiede, capo? L'uomo strano e l'adolescente se l'intendono?" "Non lo so.
E' troppo strano." "Cerchi tra i perditempo.
Ma  troppo presto.
Quelli escono come le lumache, al tramonto.
E che intende fare con il signor Brando? Non smette di telefonare." Il signore e la ex signora Brando, l'ex atleta, il figlio, la figlia, la madre.
Si invent una scusa da dare a Biscuter, ma l'intese come se la stesse dando a se stesso.
"Non so come affrontare questa faccenda, Biscuter.
Ho commesso ogni tipo di sciocchezza." "Ha avuto delle brutte giornate, capo." "Non pare che le prossime possano andare meglio.
Ti piacerebbe dimenticare il grembiule per qualche giorno e adoperare la lente di ingrandimento?" Riguardo a Beba era rimasto nella posizione strategica peggiore.
Se l'avesse seguita apertamente lei lo avrebbe riconosciuto e se l'avesse abbordata avrebbe portato avanti un rapporto non codificabile per l'esattezza nel genere di corruzione di minori, ma piuttosto di corruzione di adulti.
Se dalla sua stessa corruzione immaginava il pedinamento a distanza per due o tre giorni, capiva che quella da adolescente aveva le ali e una coscienza dispersa che la portava da nord a sud, dalla terra all'acqua, dall'aria al fuoco come se tutto l'attirasse e la stancasse allo stesso tempo.
Biscuter si emozion quando Carvalho gli disse che aveva bisogno di lui per qualcosa di pi che fargli da mangiare, rispondere al telefono e lamentarsi perch non aveva mantenuto la promessa di mandarlo a Parigi per frequentare un corso di alta cucina.
Primo corso dedicato alle zuppe, soltanto alle zuppe.
"Seguila, Biscuter.
Ma stai attento se si caccia nel Barrio Chino, tu mi capisci, perch se c' una retata, con la faccia che ti ritrovi caschi male." "Comincia con gli insulti, capo?" "Voglio dire che se ti vede uno sbirro ti sbatte in gattabuia.
Il tuo aspetto  di chi non ha nemmeno un avvocato d'ufficio." "Oggi  proprio di cattivo umore, capo.
Metter il completo della domenica." Peggio, pens Carvalho immaginando quel piccolo feto con il travestimento della domenica, ma non glielo disse per non insistere a disistimarlo.
Messa la famiglia Brando sotto la protezione di Biscuter, Carvalho poteva ossessionarsi di nuovo con Claire.
"Capo.
Dovr darmi qualcosa per le mie spese.
Quando si pedina una persona bisogna dare sempre delle mance e bere qualcosa per dissimulare.
A volte bisogna cacciarsi nelle librerie e addirittura comprare libri, o riviste.
Non pretender che prenda i soldi da quello che mi d per andare al mercato o per le spese di ufficio." "Attento ai libri che compri, Biscuter." "Tutti parlano di uno di un certo Terenci Moix che si chiama El peso de la paja." "Di che paja parla?" "Di entrambe, capo.*" "A te non manca che un libro sulle pajas.
Chi  questo Terenci?" "E' come Victor Mature ma piccoletto e con pi sopracciglia.
Lei non ricorda Victor Mature?" Diede cinquemila pesetas extra a Biscuter invadendo la sua tana personale.
Lo colse che si spalmava deodorante sotto due ascelline dove ci stava appena la punta dello stick.
Biscuter nascose il deodorante con precipitazione, seccato dall'invadenza di Carvalho.
Si era messo anche della gommina sui capelli biondi che sulle tempie ricordavano una vegetazione colpita da qualche tragedia ecologica.
Le due scapole di Biscuter sembravano strappate dal corpo, come due alucce di osso strette in una canottiera, vecchia, ma pulitissima.
Biscuter aveva le spalle da tisico degli anni Quaranta o di quei malati che venivano chiamati "della pleura".
Era rimasto ancora qualche malato "della pleura"? "Copriti bene, Biscuter." Lasci il piccolo feto sconcertato, perch quell'autunno era particolarmente caldo e usc in strada borbottando contro chi aveva detto che il miglior progetto  non avere progetti.
Fece diversi giri nel Barrio Chino, si intrufol in ogni strada e stradina privata che si trov davanti, nel caso fosse pedinato da qualche ragazzo di Contreras.
Non poteva perdere tanto tempo.
Si fece portare al Palace da un taxi a cui fece cambiare pi volte destinazione.
Finalmente nel Palace, il portiere conferm quanto era stato detto al telefono.
"Sono andati via insieme?" "Insieme e con tutte le valigie.
E' stata una decisione affrettata perch all'inizio avevano prenotato la stanza per quindici giorni.
"Sono andati via con lo stesso taxi? Che indirizzo hanno dato?" "Parli con la reception." Erano andati via con lo stesso taxi e il saluto aveva aria da aeroporto.
Anche se non me lo hanno detto.
"Io distinguo quando i clienti vanno in aeroporto da quando vanno altrove.
Non so perch, n come.
Ma  un modo di guardare il bagaglio, di sedersi nel taxi." "Era un tassista abituale dell'albergo?" "Non abbiamo tassisti abituali.
Ma lo conosco.
E a volte fa servizio da queste parti o staziona alla fermata di taxi all'incrocio della Gran Va con la Rambla de Cataluna.
Si chiama Lorenzo, ma a volte il taxi lo guida suo nipote.
Lavora anche al trasporto di giornali col furgoncino." "Che giornale?" "Avui, credo, quel giornale in catalano." L'ora di pranzo rintocc in un orologio invisibile del suo cervello quando era ormai giunto alla conclusione che quella era per Lorenzo una giornata di taxi e non di furgoncino.
Era stato il nipote a distribuire i giornali quel mattino e nessuno sapeva, o voleva dirgli, dove abitasse.
Riusc solo a scoprire dov'era parcheggiato il furgoncino: in un piccolo deposito della calle Parlamento, ma i furgoncini non parlano e la licenza non appariva dietro nessun parabrezza.
Non faceva in tempo a tornare in ufficio a degustare il men di Biscuter e si mise ad assaggiare stuzzichini nella zona, in una deprimente riprova che gli stuzzichini, las tapas, non erano pi quelli di una volta o forse lui era diventato pi esigente.
La sonnolenza del dopotavola lo colse disorientato, in mezzo al marciapiede del Paralelo.
Forse se si fosse lasciato trascinare dal suo impulso da adolescente e avesse raggiunto lo sbocco delle Ramblas, sul porto, avrebbe trovato li la donna sognata, quella che stava aspettando da quando aveva cominciato a sognare una donna.
Ma non si concesse quella debolezza sentimentale e torn al Palace, come chi torna all'origine del suo disorientamento, nel caso che da li iniziasse qualche strada occulta.
"E passato Lorenzo." Annunci laconico il portiere, senza perdere di vista il movimento delle mani di Carvalho in cerca del portafoglio e il calcolo delle dita che esitavano tra un biglietto da cinquecento pesetas e un altro da mille.
"Gli ho parlato della faccenda e mi ha detto qualcosa." Le dita di Carvalho si decisero per il biglietto da mille.
"Li ha portati in aeroporto." "Entrambi. " "Entrambi.
E' stata la sua prima corsa, quasi all'alba di giovedi.
Sembravano molto stanchi e lei era molto 'abbacchiata', molto depressa, ecco." "Sicuro che li ha lasciati in aeroporto?" "Sicuro. " Ma Lebrun non era partito.
Che aveva fatto con Mitia? Aveva inoltre un appuntamento confermato con il colonnello Parra all'Ufficio Olimpico, per l'indomani, alle dieci e mezza.
Si era trattato di una finzione da parte di entrambi o soltanto di una copertura per la fuga di Claire? E Dimitrios? Carvalho intuiva che la polizia non si sarebbe impegnata troppo a risolvere il caso.
Il miglior straniero tossicomane  uno straniero morto, ma lui doveva dare una risposta coerente al destino del corpo di Alekos.
Ricordava come Georges e Claire si erano spartiti i due uomini al momento dell'incontro.
"Alekos. " Aveva detto lei.
"Mitia." Aveva detto Lebrun.
E Mitia non aveva preso parte alla spedizione, a meno che non li avesse aspettati sull'aereo.
Trattenne l'impulso iniziale di andare all'aeroporto del Prat a controllare i voli per Parigi di giovedi mattina.
Contreras non avrebbe tardato a conoscere i suoi movimenti.
Appena vennero aperte le agenzie di viaggio nel pomeriggio, gli bast recarsi all'ufficio centrale dell'Air France per ricevere una complessa mescolanza di sollievo e angoscia.
Claire Delmas, passeggera del primo volo per Parigi nella mattinata di giovedi.
Ma non Lebrun.
N nessuno che potesse ricordare Mitia.
A meno che non avessero scelto un'altra strada, Lebrun e Mitia erano ancora a Barcellona e avevano posto la donna all'altro lato della linea di salvezza.
Lasci passare le ore come ostacoli alla sua impazienza.
Aveva bisogno del tramonto per iniziare la ricerca di Lebrun, per provocare la casualit di un incontro e il definitivo chiarimento, guadagnare tempo sul previsto appuntamento all'indomani, sull'imprescindibile telefonata di Contreras fornito di nuovi dati in grado di porre Claire in un primo piano pericoloso.
Lebrun non era uomo da starsene nella tana, bens pronto ad uscire in cerca di oggetti visivi, di sangue visivo che succhiava con gli occhi come zanne e appena la luce cominci a calare, insinuando il prossimo protagonismo della notte, Carvalho si mise a perlustrare i locali della Barcellona ambigua, della Barcellona per la quale le piramidi di Egitto non erano tre, n i sessi due.
Si stanc di bande di leathers con giacche di cuoio, dei loro jeans, dei loro folti baffi e delle loro teste rasate, sfoggiando maschilismi profondi in locali come Chap, La Luna o El Ciervo, con i loro foulard rossi e i portachiavi in bella vista e tintinnanti, pura archeologia antropologica dei gay newyorchesi degli anni Settanta.
No.
Lebrun non avrebbe accettato troppo a lungo lo spettacolo.
Era pura reliquia.
Si trasfer in centri gay pi moderni come lo Strasse o il Greasse, pieni di omosessuali che fanno dell'abbigliamento un'avventura di espressivit, un linguaggio personale eclettico, riassunto di tutte le arti.
Erano architetture viventi.
Design animati da sangue lento e ossa morbide.
Cominci ad angosciarsi.
Mentre lui passava in rassegna il nord della Barcellona equivoca, Lebrun poteva trovarsi a sud o viceversa, potevano incrociare i loro punti cardinali per tutta la notte e nel frattempo crescere la statura di Claire sul tavolo di Contreras.
Nel Divertidoh predominavano le coppie biologicamente disuguali; padrini maturi e agiati, e ragazzi in fiore che civettavano con i voyeurs quarantenni che mettevano alla prova i loro desideri segreti.
Li Carvalho attacc bottone con un complice di voyeurismo, un dirigente aggredito da cinque whisky di troppo.
"C' animazione." "E' sempre lo stesso.
Ci sono quelli di sempre." "Viene spesso?" "Non mi confonda, amico." "Non la confondo." "Se cerca di combinare, si sbaglia.
Io vengo per guardare.
Come andrei in un locale di lesbiche.
La gente  lo spettacolo migliore. " "Lei  come me.
Mi diverte tanto la gente che non guardo nemmeno la televisione." "Qua la mano." Gli offriva la mano e Carvalho lasci che stringesse la sua.
"Vengo qui una volta alla settimana.
Osservo, controllo e mi faccio un'idea di come vanno le cose.
Qui qu`asi tutti sono fissi." "E' il posto di moda." "Non del tutto.
Adesso tira di pi il Martin's, ma pi tardi.
L c' di tutto.
E' come un supermercato di froci.
Di tutti i tipi e di tutte le misure." Carvalho smise di interessarsi al suo interlocutore e aspett che l'altro facesse lo stesso.
Ma not come gli appoggiava la mano su un braccio mentre gli offriva da bere.
"Un whisky lo accetto.
Ma deve essere di malto.
Quando sono io a pagare bevo malto.
Non so perch non debba essere cos quando offrono gli altri." "Qua la mano.
Lei  come me.
Certo.
Trasparente." "Un Knockando." "Ne ho di quindici anni e anche gran riserva." Avvert il cameriere.
"Gran riserva per il mio amico." Il dirigente evit l'esitazione.
"E' il whisky dei reali di Inghilterra." Spieg Carvalho e al suo anfitrione si ingrandirono gli occhi.
"I re non si privano di niente." "La regina Elisabetta ha la faccia di beccarsi pi di una sbornia." "E quella principessa grassottella pure, la Fergusson.
Il whisky  molto salutare.
Si piscia tutto." "Intende restare qui a lungo?" "Quanto ne avr voglia.
A casa mi aspettano una balena e quattro figli." "Non  passato da queste parti un uomo senza ciglia in compagnia di un ragazzo bruno, con aspetto da italiano o da greco o da andaluso follclorico?" "Certo che no.
Li avrei notati.
Questo whisky  ottimo, mi segner la marca.
Lei s che sa vivere, amico.
Io sono una bestia da soma e non so vivere.
Mi tolgono questa distrazione di venire a vedere i froci una volta alla settimana e mi fanno a pezzi." "Dove ha preso questa mania?" "Da mio padre." "Anche lui voyeur?" "No.
Era una persona molto perbene.
Dell'Opus.
Comunione tutti i giorni, e mi diceva sempre: 'Preferisco che mio figlio diventi comunista o separatista piuttosto che culattone'.
Me lo diceva sempre e mi  venuta una gran curiosit per i culattoni.
Perch non so scrivere, altrimenti farei un trattato scientifico sulla questione.
DQPO anni e anni di osservazione potrei stabilire una classificazione zoologica e botanica dei froci.
So tutto.
Lei sa scrivere?" "So firmare." "E quello che pi conta.
Se si sa firmare, si sa gi quasi tutto. " "E lei che lavoro fa?" "Rappresentante di conserve galiziane.
Le migliori scatole di sardine e vongolette che si consumano in questo mercato passano per le mie mani.
Mi dia il suo indirizzo e le faccio avere un assortimento che le durer pi di un anno." Carvalho gli diede un biglietto da visita con l'indirizzo dell'ufficio.
"Detective privato.
Qualcosa mi diceva che il suo era un mestiere interessante.
Se ci mettiamo lei e io insieme possiamo scrivere un romanzo.
E mai stato alle latrine? Non mi interpreti male, ma frequentare locali come questo  come visitare i saloni della buona societ.
La verit della gente si trova nelle latrine e nei cinema.
Conosce l'ambiente del cinema Arenas? Un boccone da prete, e i gabinetti del Boulevard Rosa sono pure di un certo interesse.
Se avessi una cartina le traccerei un percorso affascinante, un percorso che a me  costato anni e anni di esperienza, ma senza sporcarmi, eh, questo sia chiaro.
A me gli uomini non dicono niente e ho pi motivi di altri per affermarlo perch conosco il vizio, so di cosa tratta e cosa trattano, non sono come altri che si dichiarano pi maschi dello stesso Padreterno e i culattoni li hanno visti solo nei film." A Carvalho cominciavano a stancare l'argomento e l'erudizione del dirigente.
"Non teme che qualche cliente la veda da queste parti?" "I miei clienti non frequentano simili posti.
Hanno paura di beccarsi l'AIDS con il solo bere dell'acqua tonica in un bar come questo.
La gente ha perso il gusto dell'avventura e io invece sono molto avventuroso.
Se mi si toglie questo piccolo sfogo  come se mi tagliassero le palle. " Carvalho esit tra la gentilezza di offrirgli da bere a sua volta e la voglia di toglierselo di dosso, e opt per la seconda decisione.
In fin dei conti l'invito era partito dall'altro.
"Devo tornarmene a casa." "Anche a lei l'aspetta una balena?" "Tre.
Sono mormone." Lasci il dirigente ad annaspare in un mare di confusioni culturali, nel dubbio se un mormone fosse un'aberrazione sessuale o qualcosa che avesse a che fare con la setta Moon.
Non era un bambino, ma forse apparteneva ormai a quelle generazioni stupide che non hanno letto Karl May e che pertanto non sapranno mai cos' un mormone, n dove si trova Salt Lake City.
In queste riflessioni sulla letteratura sana si trovava Carvalho quando si scopr di nuovo senza obiettivo sino all'ora di visitare il Martin's in quanto grande magazzino di tutta la vetrina gay barcellonese, un altro pagliaio dove trovare l'ago di Lebrun, dello stupido e prepotente Lebrun che aveva fatto a meno di lui come se, ignorandolo, avesse potuto cancellare tutto ci che era accaduto quella notte.
Pass in ufficio per fare gli onori al pranzo preparato da Biscuter e che le circostanze avevano trasformato in cena.
L'ometto era vestito con l'abito della domenica e addormentato davanti a un piccolo televisore che programmava inutilmente un documentario sull'opera di Luis Bunuel, e Carvalho non lo spense affinch il silenzio non svegliasse il suo aiutante.
Mangi in piedi nella cucina, una sveglia trill nell'ufficio e quando corse a farla tacere Biscuter era sveglio, ossessionato dalla trasmissione televisiva.
"Tutto questo  molto interessante.
Ha mai conosciute Bunuel?" "No.
Perch avrei dovuto conoscerlo?" "Perch lei conosce quasi tutti.
Cosa faceva questo signore?" "Combinava casini." "Accidenti." "E la ragazza, Biscuter?" "Si riferisce alla signorina Beba?" "Hai sottomano un'altra ragazza, Biscuter?" "Tutto sotto controllo.
La sveglia.
Il vestito.
Esco subito a pedinarla.
Non ha detto che  un uccello notturno?" "Quello che hai cucinato era molto buono, Biscuter." "L'avevo preparato per pranzo e riscaldato non  pi la stessa cosa.
Ma con lei non si possono mai fare previsioni." "Ha telefonato qualcuno?" "Di chi parla, capo? Quando lei mi chiede se ha telefonato qualcuno vuol dire se ha telefonato qualcuno di preciso." "I francesi dell'altro giorno.
Lei o lui." "Nessuno.
In questo senso, nessuno.
Ha chiamato Charo." "Charo." Il nome gli suonava come un rumore e si penti che gli suonasse come un rumore fastidioso.
"Che casini combinava questo Bunuel?" "Cacciava asini defunti nei pianoforti." "Cacchio, capo, noi spagnoli facciamo il letto e gli altri vi si sdraiano.
Non so che gusto ci provano a cacciare asini defunti nei pianoforti." "Si trattava di un sogno.
Inoltre Bunuel era spagnolo." "Bene.
Allora  un'altra faccenda.
Nei sogni pu accadere di tutto.
Esco a pedinare la signorina Brando." Cosa sognava Biscuter? Quali stature raggiungeva nei suoi sogni? Ricord all'improvviso un angolo della memoria che gli cristallizz il petto sino al dolore.
Dopo la morte della madre, dopo alcuni anni di invalidit e senza quasi poter parlare, suo padre gli disse che di notte la sentiva sognare e parlare ad alta voce.
Parlava nel sonno e a lui non era venuto in mente di vegliare quel sonno, cogliere quei messaggi che la donna non riusciva a trarre dalle profondit dell'anima durante la giornata.
L'uomo  un animale razionale con rimorsi che si compiace inoltre di costruire, lentamente, di accumulare cose di cui si pentir, gesti, silenzi, come quelli che lui stava accumulando nel suo rapport con Charo.
E per un attimo si propose di non continuare a correre dietro l'ombra di Claire, di lasciarla al suo destino, supponendola forte nel suo incedere eretto, con quegli occhi geologici e trasparenti.
Ma che ne sarebbe del rapporto uomodonna senza l'autoinganno della protezione? A cosa serve quel duro braccio di ferro tra due animali spiritualmente nemici, congenitamente nemici, se non vi fosse di mezzo la convenzione della fragilit dell'uno e della forza protettrice dell'altro? Per questo gli aveva fatto male la freddezza con cui Claire lo aveva espulso dal suo incontro con Alekos, ma nonostante quel dolore, nonostante la sua teoria sul rimorso, nonostante la sua cattiva coscienza verso Charo perch Claire non lo colpiva in superficie, ma al di sotto della cintola della sua coscienza sulla difensiva, si vide per strada, diretto al Martin's per seguire la Via Crucis della ricerca di Lebrun, che era la ricerca di lei.
E trov se stesso davanti alle porte del Martin's come se si fosse imbattuto in uno sconosciuto sorprendente.
Quasi gli piombarono addosso quattro ragazzi che ridevano allegrie segrete e commentavano ad alta voce: "Qui bisogna entrare con il preservativo gi infilato".
Dentro non si vedeva niente, ma si odorava una curiosa mescolanza di sudore a buon mercato e acqua di colonia costosa o viceversa, di acqua di colonia a buon mercato e sudore costoso.
Il nero era il colore dominante, al piano inferiore perch era dipinto di nero e a quello superiore perch l'oscurit era complice dei polipi che impastavano le pi segrete carni umane approffittando dell'oscurit.
Sent un profondo scoramento, perch non era posto per Georges.
A Lebrun piaceva guardare e qui non si vedeva niente, tranne quando la brace di una sigaretta consentiva di scorgere angoli di pornografia, visti e non visti, come diapositive mosse da una mano sadica.
Era la sua ultima, puerile occasione e continu nella ricerca a rischio di sembrare un ficcanaso sul punto di spaccarsi la faccia ogni volta che si avvicinava a un volume.
"Chi cerchi, Cappuccetto Rosso?" "La nonnina." "Qui ci vengono solo i nonnini." Per un momento pens di salire su un tavolo e gridare il nome di Lebrun, ma rischiava che i buttafuori del locale lo trasformassero in uno scarabeo stercorario e lo scaraventassero in strada.
Merda, pens e disse.
Merda.
Merda.
Merda.
E si arrese non solo per l'impossibilit di scorgere Lebrun, ma per la consapevolezza che acquistava progressivamente, quel locale non si confaceva allo stile del francese.
Prov un sollievo antico, quasi la memoria totale del sollievo, quando recuper la strada e la frescura dell'autunno.
Se non era nascosto nel suo albergo, dove poteva trovarsi Georges Lebrun? La notte cominciava a farsi alba e si avvicinava tanto l'ora dell'incontro previsto con Lebrun che ormai era quasi inutile guadagnare qualche ora.
Cominciava a essere funzionalmente inutile.
Era probabile che Contreras stesse dormendo e il cadavere di un greco tossicomane non gli avrebbe tolto il sonno.
Ma si sbagliava.
Accanto a lui crebbe un'ombra suscitata dal bagliore dell'insegna del Martin's e una boccata di fumo di sigaro a buon mercato gli sfior il naso.
L'uomo sorrideva e aveva faccia da servo di Contreras.
"Accidenti Carvalho, che posti frequenta." "Supponevo che mi doveste seguire senza farvi notare." "Non sempre.
Mi sono stancato di seguirla." "Si sar annoiato, perch ho passato l'intero pomeriggio in plaza Cataluiia a gettare becchime ai piccioni." .
"Che piccioni?" Si era tanto seccato che era ovvio che non era riuscito a seguirlo pomeriggio e sera, probabilmente gli stava attaccato dietro solo da quando era uscito dall'ufficio.
"Ogni allocco al proprio ulivo e io al mio." "Sarei io l'allocco?" "No.
E' un proverbio spagnolo." Approfitt dell'arrivo di un taxi con due omoni ferrei che non avrebbero tollerato la vicinanza di una calamita ed entr nella vettura svuotata lasciando il poliziotto in una meravigliata solitudine.
Dal lunotto vide che l'altro non reagiva, ma non poteva avere la certezza che il poliziotto non fosse in coppia e che l'altro non gli stesse gi mordendo le calcagna.
Ebbe l'ispirazione di chiedere al tassista di portarlo al quartiere di Horta e l rimase solo nella citt addormentata in attesa di un altro taxi che indirizz verso plaza Medinaceli.
Gli era venuto in mente che forse Lebrun avrebbe voluto seguire un altro spettacolo a casa dei Dotras, tanto affascinato gli era parso da quella commedia nostalgica di orfani del'68, anche se per strada le luci rare e lontane di Vallvidrera e il Tibidabo gli trasmisero rimpianto e voglia di tornare a casa.
Si lasci portare con inerzia al destino annunciato e, ormai sbarcato dal taxi, cammin faticosamente per le strade inumidite dalla brezza marina sino a inoltrarsi nel vicolo dello studio dei Dotras.
Tutte le porte erano spalancate, persino quelle dello studio dove sonnecchiava una dozzina e mezza di persone ninnate da Leonard Cohen.
Vide subito Lebrun seduto su cuscini, meditativo e malinconico, al suo fianco Mitia dormiva senza riserve e gli altri, ciascuno col proprio sonno o con i propri sogni, si preparavano a gettare una notte nel pozzo oscuro del pi irrecuperabile nulla.
Lebrun lo vide immediatamente ma non mosse ciglio e Carvalho represse senza troppo sforzo la sua voglia di abbordarlo.
Era stanco e temeva che il risultato di tante ricerche non fosse all'altezza dello sforzo della ricerca.
Si serv un bcchiere di Cubalibre preparato in un pentolone, dopo averne chiesto il permesso a un Dotras imbalsamato dall'aroma di tutti gli spinelli che si era fumato e, bicchiere in mano, and verso la cucina separata da una tenda e la tir in cerca di qualcosa di solido da mettersi in bocca.
L c'era la signora Dotras con le tette seminude sui fornelli, le gonne soUevate e in mezzo al culo le stangate dell'ariete violaceo e umido di un giovincello troppo magro per il compito.
Ma eseguiva l'impresa di scoparsi la padrona di casa con una profonda professionalit da cinema porno e lei gemeva in sordina con la chioma grigia sparsa su pentole semivuote.
Non si ritir Carvalho con prudenza, bens rimase a contemplare lo spettacolo e a valutare la perfezione della messa in scena.
Si trattava di un rapporto sessuale selvaggio e spontaneo, assai sulla linea della sinistra pi giovane di lui alla fine degli anni Sessanta.
Si scopava allora con una naturalezza che mai pi un'altra generazione torner a conoscere e la vecchia Dotras ridivent regina di un giorno, eccitata dalla prossimit dell'ambiente convenzionale e di un marito che galleggiava in una nube di memoria e oblio.
La scena aveva una certa bellezza vitale e a Carvalho si inumidirono quasi gli occhi.
Si sarebbe avvicinato alla donna per accarezzarle i capelli e augurarle un orgasmo eterno, ma un profondo senso del ridicolo lo fece desistere e abbandonare la cucina come se non avesse visto nulla.
Adesso lo aspettava lo sguardo di Lebrun e non gli regal la soddisfazione di un abbordaggio immediato.
Al contrario, Carvalho cerc l'angolo opposto della stanza e si diede a centellinare il suo bicchiere.
Lebrun alz il proprio in un brindisi lontano e scost la testa di lato per accertare o vigilare o proteggere il sonno di Mitia.
Usc dalla cucina l'audace spadaccino con un piatto di in salata di riso in una mano e controllando con l'altra la chiusura della patta e secondi dopo apparve la Dotras con una leggerezza di movimenti rinnovata e la voce canterina, annunciando urbi et orbi che avanzava ancora cibo per un reggimento.
Ma la voce le rimase sospesa tra i vapori della stanza come una proposta inutile e la donna torn alla sua cucina-alcova una volta recuperata la normalit intima.
Passarono i minuti e Carvalho si chiedeva chi di loro due avrebbe dato il braccio da torcere.
Fu Lebrun che, dopo avere controllato ancora una volta che Mitia stesse dormendo, si alz con una leggerezza che Carvalho gli invidi e cerc di accomodarsi sedendogli accanto.
Rimasero in silenzio mentre Lebrun finiva lo spinello che aveva tra le dita, dopo il rifiuto di Carvalho a condividerlo.
"Mi sta cercando o si tratta di un incontro casuale?" "Non sono un habitu di questi funerali.
Di fatto  la seconda volta che vengo." "La verit  che l'ho trovato pi attraente il primo giorno.
Oggi la musica  cambiata ma tutto il resto  rimasto uguale." "Sempre zuppa riscaldata." "Non bisogna mai forzare le circostanze." Era una chiara frecciata e Carvalho sospir.
"Lei crede di controllare tutto e non  cos.
La polizia mi ha fatto domande e devo dargli una risposta quanto prima." "Per esempio?" "Chi richieder il cadavere." "Risolto.
A quest'ora Claire, con il suo vero nome, si  gi messa in contatto, da Parigi, con il consolato francese.
Le  giunta l'eco del ritrovamento di un cadavere, eco che le  stata trasmessa da un amico residente a Barcellona che ha avuto occasione di leggere i giornali.
Una volta accertata l'identit di Alekos, m'incaricher io di tutto.
Rimango qui ancora per qualche giorno." "Claire non si chiama veramente Claire?" "No.
Come avremmo potuto facilitare sino a questo punto l'identificazione? Ma tra di noi  meglio se continuiamo a chiamarla Claire." "Domani lei ha un appuntamento all'Ufficio Olimpico." "Come lo ha saputo?" "Non sono soltanto una guida di Barcelone la nuit, sono anche un detective privato.
Non sottovaluto Contreras, il poliziotto che segue il caso.
Ha reazioni imprevedibili e punge come uno scorpione.
Lui sa che ero in compagnia." "Pu fare il mio nome." "Pu darsi che arrivi a sapere che eravamo in compagnia di una donna." "Possiedo questa donna.
Una francese mercenaria che sa a memoria tutto ci che abbiamo fatto quella notte." "Claire o come si chiama resta al sicuro." "S.
E pure io.
Chi pi rischia  Mitia e, se Mitia rischia, allora pu crollare tutto.
La mia prima idea  stata di accompagnarlo alla frontiera, ma in certi momenti era cos abbattuto e cos isterico in altri, che ho avuto paura di lasciarlo solo.
Dall'inizio della sua fuga con Alekos tutto gli  diventato molto duro.
Ma credo che baster richiedere il cadavere per voltare pagina. " Carvalho si morse le labbra per non fare la domanda che lui desiderava e Lebrun attendeva.
Sembrava pi interessato a spiegargli il ruolo recitato da Mitia nel dramma, che il senso della soluzione di questo.
"E' un ragazzo molto giovane ma molto responsabile.
A Parigi aveva tutto.
Ero riuscito a iscriverlo a un Lyce privato dove avrebbe potuto aggiornare i suoi studi, un anno appena.
Ma Alekos esercitava su di lui un fascino talmente morboso che si accentu quando conobbe l'indole della sua malattia e lo segu ovunque andasse, incurante della fine.
Per me fu una sfida perch Mitia era la mia scultura, la mia ragione di essere Pigmalione.
L'ho conosciuto che era un ragazzetto pigro e diffidente che cresceva all'ombra di Alekos e dei suoi amici, nutrendosi delle loro ombre, in tutti i sensi della parola.
Fu durante il viaggio a Patmo che mi sentii commosso dalla qualit profonda del ragazzo, da una sua classe innata.
"Vale a dire che a Patmo siete andati voi tre insieme." "Si, Alekos, Mitia ed io." "Mitia faceva coppia con Alekos o con lei?" "Perch avremmo dovuto andarci inevitabilmente in coppia? Adoperi di pi le sfumature, per piacere.
Era la nostra opera.
Alekos la intendeva a modo suo e io a modo mio.
Lui con la disperazione di uno straniero, che non si sarebbe mai sentito integrato in nessuna cultura, e io che cercavo di dare a Mitia la levatura di un'opera ammirevole." "E Claire..." "Povera Claire..." Povera Claire.
Era un irritante, sottile disprezzo ci che sottolineavano le parole di Lebrun.
Povera Claire.
"Reagiva come una donnetta isterica.
Qualcosa, qualcuno, voleva portarle via il suo Alekos e questo non poteva tollerarlo.
Io ero suo vicino di casa e avevo frequentato occasionalmente la coppia; quello che Claire ignorava era che poco a poco cominciai a vedere di pi Alekos, per conto mio.
Era molto pi interessante.
E da questo rapporto si ebbe l'incontro con Mitia." "Ciascuno di voi mi ha mentito a modo suo.
Lei mi ha nascosto finch ha potuto questo rapporto con Alekos, fino a quando  saltata fuori la storia di Patmo, dell'Apocalisse e tutto il resto.
E non mi ha detto niente di Mitia.
Claire invece mi ha nascosto di sapere che Alekos fosse condannato a morte." "Lo sapeva.
Alekos era fuggito da Parigi ferito a morte e commise l'irresponsabilit di tirarsi dietro Mitia.
Da allora Claire e io li abbiamo cercati, ciascuno per uno scopo diverso.
Lei voleva accertare che non fosse di un'altra o di un altro e io che Mitia fosse al sicuro e che potevo recuperarlo per completare la mia opera.
"E quando avete incontrato Alekos?" "Stava agonizzando.
Era questione di giorni." "Ma qualcuno gli iniett l'overdose.
Qualcuno che ebbe la superbia o la piet del colpo di grazia." "La piet o la superbia, non  male quest'interpretazione." "Si  trattato di piet o di superbia?" "Forse le due cose insieme." "Lei, Lebrun? Claire?" Adesso Lebrun sorrideva, come se il dramma fosse diventato un indovinello da dopotavola annoiato.
Il sorriso di quegli occhi senza ciglia proponeva: lo indovini lei.
Sinistro e curioso personaggio che introduceva il gioco in una storia di vita o di morte.
Lebrun era-in attesa del suo verdetto e Carvalho non volle dargli la soddisfazione di mendicargli la risposta.
Si lasci cadere di schiena sui cuscini, a contemplare gli alti soffitti, le loro travi di legno e i vapori di hashish che salivano da quell'umanit languida e assonnata.
A un tratto si senti rumore di corpi in lotta e Carvalho si sollev sui gomiti.
Dotras si batteva come un gigante mentre prendeva per un braccio e scuoteva uno dei giacenti.
"Basta cos, figli di puttana! Lo spettacolo  finito! Questa  casa mia! Voi vi mangiate tutto! Vi mangiate persino la mia memoria e la mia intelligenza! Me ne frego di quello che pagate! Grandissimi figli di puttana, tornatevene a casa vostra se ne avete una.
Io a dodici anni gi lavoravo e tutti voi invece non siete che dei figli di pap...
A dodici anni andavo di casa in casa a consegnare cappelli o torte dell'Horno del Cisne...
Siete tanto mediocri e disgraziati che i vostri ricordi faranno pena...
Saranno ricordi incolori, immaturi e insapori..." Sua moglie era uscita bruscamente dalla cucina e faceva cenno a tutti di andar via, mentre lei si avvicinava al marito come si fa con un bambino imbronciato.
"Pap, non prendertela cos, pap..." "Guarda come hanno conciato tutto questi cretini.
I loro soldi non bastano nemmeno per pagare una sbirciata in questo posto. " La donna aveva nascosto la testa dell'uomo tra le sue mammelle e le sue braccia e insisteva a gesti nel chiedere agli altri di andarsene.
Alcuni dormivano e non erano in condizioni di recepire il messaggio.
I rimanenti iniziarono a defilarsi inseguiti dagli ammonimenti economici della padrona.
"Quelli di voi che non hanno ancora pagato lascino i soldi in quel recipiente di ceramica di Llorens Artigas.
Tu, Garlet, tu non hai pagato, ti sei fatto scoprire..." E, implacabile manager, lo diceva allo stesso che le aveva fatto la pecorina in cucina, e nel frattempo continuava  cullare il testone del marito che piangeva in modo silenzioso o silenziato.
Mitia intuiva che vi fosse un qualche rapporto speciale tra Lebrun e Carvalho, pur non avendolo riconosciuto come uno degli intrusi nell'ultima notte di Alekos, n aveva potuto ascoltare la conversazione dei due uomini.
Una volta in strada, la schiera di esuli da Chez Dotras si sfilacci poco a poco e infine il gruppo pi compatto fu il trio composto da Carvalho, Lebrun e Mitia.
"Questo signore  il detective che ci ha aiutato a ritrovarvi. " La diffidenza si install negli occhi scuri di Mitia che rallent il passo affinch i due uomini potessero proseguire il loro accordo segreto.
"Nonostante tutto  stata una notte indimenticabile e non per la ragione che lei suppone.
Quello non  stato che un semplice dettaglio, la conclusione logica di una lunga fuga e di una lunga ricerca.
E stato bello il percorso, il viaggio in s.
Prima Dotras e il suo commercio sulle rovine della memoria.
Poi tutti quei depositi, quelle fabbriche... come archeologie fugacemente recuperate per industrie del sogno, fugaci, eteree...
Scultori, fotografi. . . " "Moribondi. " La parola non era piaciuta a Lebrun, che chiuse gli occhi e comment: "Voi spagnoli siete troppo tragici.
Di quella notte io ho presenti tutte le Icarie e lei soltanto una sordida siringa e l'assassinio di un cadavere." E attiv un malumorato silenzio fino a quando decise di porre fine alla storia e al suo rapporto con Carvalho.
"E stata Claire.
Non ha permesso che lo facessi io per lei.
Alekos era suo.
Questa propriet non pericolava per via di un'altra donna o di un uomo, ma per l'assedio della morte.
Claire si portava nella borsa la dose gi pronta sin dal nostro arrivo a Barcellona.
La ricorda con le braccia conserte sulla borsa e la borsa sul petto? Era come proteggere la controeucaristia.
Era l che teneva tutta la sua piet e tutta la sua superbia per Alekos." "E lui?" "Non so cosa si siano detti.
Ha potuto constatare come lei si sia appropriata di lui appena lo ha visto e noialtri eravamo di troppo.
Ma  vero che Alekos si  lasciato fare l'iniezione senza protestare e direi anche con un certo sollievo.
Mitia ha capito tutto quando ormai era troppo tardi, ha fatto una scenata, ma ormai si  ripreso.
Per lui tutto comincia di nuovo." Si ferm di colpo e porse la mano verso le braccia languide di Carvalho.
"Suppongo che abbia ricevuto il mio assegno.
Le offro inoltre la mia gratitudine e completa soddisfazione.
E' stato un piacere. " Strinse la mano che il francese gli offriva e lasci che se ne andasse risalendo le Ramblas, con un braccio sulle spalle del ragazzo.
Carvalho decise di scendere per le Ramblas e compensare con una visita in ufficio lo scarso conto in cui l'aveva tenuto negli ultimi giorni.
Di tanto in tanto voltava la faccia verso le Ramblas in salita per constatare il progressivo allontanarsi della coppia, fino a quando questa si confuse con le ultime penombre della Rambla de las Flores e i rari pedoni che passeggiavano con volont di giungla.
Atteggi un'espressione di malumore sul viso per evitare dialoghi sgraditi con miserabili trasparenti piccoli spacciatori che calzavano scarpe sportive economiche adatte alla fuga, eppure qualcuno in piena bancarotta commerciale gli si avvicinava ancora quanto bastava per venir fermato dagli occhi di Carvalho, come soltanto gli occhi di un uomo armato possono fermare.
Entr in ufficio e tard a capire perch Biscuter non fosse nella sua cuccia.
Gli aveva regalato la condizione di aiutante e in quei momenti stava probabilmente sorprendendo la Barcellona notturna con le spalline in acciaio della sua giacca e le sue fumate da attore protagonista, con gli occhi tormentati dal fumo e dalla perspicacia.
Erano molti anni che non sperimentava la sensazione di trovarsi solo nel proprio ufficio e la sottoline spegnendo le luci.
Si concesse alla poltrona girevole, mise i piedi sul tavolo, tolse dalla tasca la torcia, lasci che si
sentisse carezzare tra le sue mani e quando stava per riporla nel cassetto spinse l'interruttore e sgorg l'allegria della luce con cui cerc angoli della stanza, il sentiero di Biscuter verso la sua tana e finalmente la sua stessa faccia, illuminata in modo spettrale dal mento in su.
Poi colloc l'occhio diottrico sulla tempia, in bocca, spense di colpo la torcia e la gett in fondo a un cassetto troppo grande per lei.
La senti rotolare all'interno mentre spingeva il cassetto sino a chiuderlo e consent che quel rumore che si attutiva poco a poco gli tenesse compagnia.
Combatteva contro l'angoscia o cercava di ricordare come fare per convocarla, quando una chiave si inser decisa nella serratura e sulla soglia si stagli la sagoma di Biscuter tenuemente illuminata dalla luce fioca del pianerottolo.
"Sono io, Biscuter." "E' lei, capo? A quest'ora?" La luce fu, e Carvalho assapor a suo piacimento quel vecchio ragazzo con il vestito nuovo antico di vent'anni e una cravatta quasi da prima comunione.
"Come va?" "Da Dio, capo.
Se non  troppo stanco la informo subito." Lo scudiere si accomod sulla sedia dedicata di solito ai clienti, disposto a fornire un lungo resoconto dei suoi andirivieni sulla scia della signorina Brando.
Estrasse un quadernino di carta quadrettata dalla tasca e cominci la lettura con voce in falsetto, con un leggero accento portoricano, come per imitare la voce del narratore nei telefilm nordamericani doppiati in spagnolo in Portorico.
"Giovedi, ventidue e trenta.
BB esce da casa sua approfittando delle prime ombre della sera." "A quell'ora, in autunno, non sono pi le prime ombre della sera. " Ma Biscuter non gli fece caso.
Continu il suo resoconto di inseguimenti in bar, ristoranti, discoteche...
"Niente droga?" "Per ora no." E continu con il suo inutile inventario di andirivieni sino a quando all'improvviso disse qualcosa di sfuggita che mise in moto l'attenzione di Carvalho.
"Venerdi, due e quindici.
BB esce da KGB.
E' notte fonda.
La citt riposa.
Sosta a Nick Havana.
Presa di contatto con BB. .. " "Ripeti, Biscuter..." "Presa di contatto con BB." "Lo sai che se entri in contatto con la ragazza non puoi pi seguirla? Non capisci che ormai  in grado di riconoscerti?" "Mi spiace, capo.
E stata lei a saltarmi addosso e a farmi pi domande di un medico.
Le ho dovuto raccontare tutta la mia vita.
E lei continuava a dire: Pobret! Pobret!13 Mi  presa un'angoscia.
Non sapevo, o non ricordavo, che la mia vita fosse stata cos disgraziata.
Mi ha regalato questo libro." Peter Pan.
James M. Barrie.
Traduzione di Leopoldo Mara Panero.
Carvalho era a bocca aperta.
Biscuter pure.
"Cos'altro potevo fare? Avrei dovuto scappare? E una ragazza straordinaria.
Mi ha invitato a casa sua, ma ho pensato che questo fosse davvero troppo.
Ha pagato lei le consumazioni, capo.
E per di pi, il libro." 13.
IN CATALANO POVERINO, POVERINO.
...! 

CAPITOLO SETTIMO.
Brando Sr. ascolt il vasto ma inutile rapporto di Carvalho, in cui aveva omesso la partecipazione di Biscuter.
Apprezzava il suo lavoro.
Lo si capiva perch rimase a meditare, come nella consapevolezza che dietro tanto movimento rituale, ragazzo segue ragazza, una notte dopo l'altra, poteva esserci una seconda lettura.
Carvalho sapeva vendere soltanto il nulla.
Quando il detective smise di parlare, Brando si affrett a concludere.
"Vale a dire che..." "Il cerchio si chiude." "Proprio cos.
Il cerchio si chiude." "Ho gi preso nota di tutti i suoi giri abituali.
Sono cinque o sei e poi improvvisa da quelle postazioni.
Appena esce da un circuito abituale,  fatta, sappiamo ormai che ci sta portando all'obiettivo." "Molto bene, Carvalho.
Lento ma sicuro.
Le dico quello che penso, perch io dico pane al pane e vino al vino." L'atteggiamento di Brando Jr. fu radicalmente diverso.
Carvalho ripet le stesse cose che aveva recitato al padre, ma con un tono di voce meno lirico, pi enunciativo, adeguato a un trentenne che era vissuto in brutti tempi per la lirica e per l'epca.
"E tutto?" "SI." "Allora  molto poco.
Lei non ha forzato nessuna situazione.
Mia sorella pu continuare a fare questa vita per mesi e mesi, e quando lei sar distratto, in un momento di negligenza se la batte.
E lei che deve creare l'occasione.
Nella teoria imprenditoriale questo si chiama fare l'offerta per provocare la domanda.
Capisce?" Pens di mandarlo a quel paese, ma riflett sui tempi futuri e sulla razza.
Brando Jr. non sarebbe migliorato; al contrario, peggiorato.
Conveniva tenere rapporti coi mutanti per impadronirsi del loro linguaggio, come passo previo per impadronirsi della loro anima.
Sia lui che Biscuter avevano fatto brutta figura con la ragazza, ma in ogni caso, Biscuter era ancora utile in avanscoperta, rischiando di esser visto, comprensibile il suo ruolo di innamorato al seguito dell'Uccello-Che-Non-C'."Ma se un giorno ti scopre, tu diventi nervoso." "Non ha bisogno di chiedermelo, capo.
Accadr proprio cos. " "Ma pi del normale.
Devi sembrare un adolescente clto in castagna dalla ragazza che sta spiando." "Insinua, capo, che devo far finta di esserne innamorato...
E che mi dichiaro.
Le devo dire: dalla prima volta che l'ho vista uscire approffittando delle prime ombre della sera... mi scusi, mi ha gi detto di non parlare di ombre..." "No.
Puoi dirle che la segui dalla prima volta che usc da casa sua approffittando delle prime ombre della sera...
Cos penser che la segui da giugno." "Ormai mi sono dichiarato, capo.
E poi? Non vorrei che si facesse illusioni..." Non c'era scelta.
Biscuter in avanscoperta.
E lui in retroguardia.
Il giovane Brando aveva ragione.
Aveva perso la capacit di iniziativa.
Non si fidava del sistema e per questo nei primi giorni Biscuter segu beba e Carvalho segu Biscter e, ogni volta che l'aiutante si trovava a un bivio interessante e tornava indietro per comunicarlo al capo, Beba era gi volata via.
Finalmente si accordarono che per due giorni Carvalho sarebbe rimasto di guardia in ufficio e Biscuter gli avrebbe telefonato appena avesse notato in Beba qualcosa fuori dalla norma.
E accadde nella notte del secondo giorno del nuovo sistema, perch Biscuter gli telefon agitato da una cabina, che Carvalho poteva osservare dalla finestra dell'ufficio, sulle Ramblas.
Come se si trovasse all'altro estremo della citt e del mondo, Biscuter gridava la sua informazione.
"Ma se ti sto vedendo dalla finestra, Biscuter." "Ma guardi che la ragazza si  cacciata...!" "Dove si  cacciata?" "Qui accanto, sotto l'Arco del Teatro, e sta combinando con certi spacciatori, capo..." "Scendo subito." Salt i gradini tre alla volta e si sorprendeva di inattesi residui di elasticit, anche se una volta in strada dovette recuperare il respiro e il ritmo di una camminata normale per non allarmare gli zombi della notte che vagavano cercando il loro pasto tra le ombre, spazzatura nei container e negli altri nottambuli che cercavano al sud delle Ramblas i relitti dei naufragi della citt.
Biscuter stava accanto al baretto specializzato nello spaccio di acquavite con un inconfondibile aspetto da spia cinese in attesa del coltello che gli avrebbe tagliato l'ultimo respiro.
LI, Il...
Beba era LI, che avanzava verso di loro, un corpo illuminato dai fanali pi sporchi del mondo e inseguito dagli occhi degli abitanti di quel lebbrosario sociale.
Carvalho conged Biscuter e lo stup.
"Ma se ora viene il meglio!" "Ti racconto dopo." Beba aveva la macchina mal parcheggiata ai piedi della statua di Pitarra.
Alcuni vigili di rinforzo cominciavano ad annusare il veicolo, ma Beba dovette sembrargli un'apparizione e la salutarono militarmente, anche se poi alle sue spalle bisbigliarono villanie.
Carvalho prese la propria macchina e attravers le Ramblas passando sul marciapiede per orientarsi in senso contrario, dietro l'auto della ragazza.
La manovra era tanto illegale che i vigili reagirono tardi e riuscirono appena a spruzzarlo di insulti, non gli parve nemmeno di vedere, dallo specchietto retrovisore, che prendessero in mano il blocchetto delle multe.
La ragazza guidava verso la citt alta, e ormai sulla Avenida Diagonal invece di cercare la strada di casa nella zona residenziale di Can Caralleu, prese verso il Paseo de la Bonanova e parcheggi davanti al villino-palestra dove sua madre insultava tutti i giorni i cognomi pi illustri della citt.
Salt gi dalla macchina e raggiunse leggera il portone.
Aveva la chiave perch non buss in alcun modo ed entr nella casa come se fosse la propria, mentre Carvalho controllava nel cruscotto quale mazzo di grimaldelli gli servisse all'occasione.
L'allarme era staccato e l'entrata della ragazza attesa, perch la porta si chiuse di scatto e bast una carta di credito ad aprirla.
Carvalho dovette fare un balzo all'indietro per non finire addosso alla strana comitiva che usciva dall'ufficio.
Davanti la sedia a rotelle spinta da Beba con sopra il sorridente ex ginnasta, mentre di fianco avanzava come un paggio entusiasta la madre, che tagliava l'aria a colpi di braccia simili a machete mentre, pi che proclamare, cantava: "Questa sar la tua notte di gioria, Sebastin!".
Sebastin cercava di spingere la sedia muovendo il culo e dando piccoli calci sul poggiapiedi, elargendo sorrisi alla sua donna e a Beba, che spingeva la sedia come se fosse la regina della situazione.
La madre iniziava allora le battute della Marsigliese e agitava le braccia all'altezza del viso raggiante di Sebastin quando arriv al verso: "Le jour de gloire est arriv".
La sedia a rotelle con il suo contenuto venne introdotta nella sala della palestra, dove la madre dispose come unici elementi di arredo di scena un tavolino, uno sgabello e gli anelli che spost lungo una guida metallica sino a farli coincidere con la sedia dell'invalido.
Sebastin guard in alto e gli occhi gli si inzupparono di gioia nel vedere gli anelli sospesi sopra la sua testa.
Beba apr la borsa, vi prese una bustina e vers parte del contenuto sul tavolo, e ricevette dalla madre un tubetto d'argento con cui prepar tre piste di polvere bianca sul ripiano.
La madre osservava l'operazione con il musetto in avanti e tutto il corpo attento a che la ragazza agisse con precisione, senza omettere un'intera serie di sguardi di complicit rivolti a Sebastin.
Finalmente le tre piste di coca furono pronte sulla superficie lustra e Beba porse il tubetto all'invalido, che lo sorresse come se si trattasse di un oggetto liturgico, lo infil in una narice con una mano, mentre con l'altra si tappava la narice accanto.
Furono tre tiri esperti, tre rispettivi sollevamenti di testa, affinch la polvere raggiungesse le mucose pi sensibili, e poi le dita palparono con avidit la poca polvere sopravvissuta sul ripiano che venne massaggiata sulle gengive di una bocca aperta con smorfia d'anatra affamata.
Le donne si collocarono all'altro lato del tavolo e Sebastin le guardava con aria di sfida, convocandole alla seconda parte dello spettacolo che cominci qualche minuto dopo.
Prima scost la sedia a rotelle con una culattata e si rsse da solo sul pavimento con le gambe leggermente aperte e le braccia che aleggiavano, per mantenere il nuovo equilibrio.
Ormai sicuro di s cominci a unire le gambe, poi a fletterle e infine, aiutato dalle donne, salT su uno sgabello che gli consenti di afferrare gli anelli con le mani.
"Ora basta! Ora basta! " Ordin, e le quattro mani di Beba e della madre si precipitarono sullo sgabello ritirandolo.
Sebastin gi si stava sollevando
come Cristo, con le braccia tremanti che allontanavano gli anelli per aprirsi lo spazio della croce, le gambe unite, la testa alta, i nervi del collo sul punto di scoppiare e le quattro mani delle donne che ora applaudivano il ginnasta invalido tra incitamenti e confronti.
"Meglio che mai!" "Splendido, Sebas...!" Carvalho si ritir in silenzio e sulla strada del rientro pens a come avrebbe potuto stendere il rapporto per Brando Sr.
Oppure a come dire a Brando Jr. che non accettava di diventare l'angelo custode di Beba. "Indietro, indietro, signora.
Nessuno riuscir a catturarmi per farmi diventare adulto", aveva detto Peter Pan nel momento in cui aveva rinunciato definitivamente a crescere.
Ormai in casa, cerc il libro di James M. Barrie per bruciarlo e non lo trov.
Poi, progressivamente, ricord la circostanza personale in cui lo aveva bruciato.
Era stato dieci o undici anni prima, dopo una sbronza, quando ritrov l'indignazione infantile provata perch Wendy non pu volare e pertanto non spartir mai il destino di Peter Pan.
Avrebbe dovuto comprare un'altra copia per bruciarlo di nuovo e avrebbe convocato davanti alle fiamme l'innocente nudit di Beba, senza il coraggio di chiederle di compensare anche la sua invalidit.
Ma a un tratto, Carvalho torn in s e si senti masticare tra i denti: Questa da ci ha fottuti! E mentre cercava di dare un volto alla da nuda, svelata, passava dai lineamenti di Beba a quelli di Claire, da quelli di Claire a quelli di Beba, seccato che la signorina Brando potesse usurpare uno spazio che voleva appartenesse solo a Claire.
La scena del supposto invalido drogato poteva essere altrettanto bella quanto sordida e quella di Claire che dava il colpo di grazia ad Alekos tanto sordida quanto bella.
Ci sono donne che ingoiano, come uno scolatoio.
Pepe.
Per diverse settimane devi aver avuto mie notizie da Biscuter, che ho adoperato come fazzoletto per le mie lacrime.
Ti ho telefonato soltanto in ufficio, volevo lasciarti libero di rispondermi oppure no.
Sapevo che telefonarti a casa era come prenderti in trappola e non volevo capire dalla tua voce il fastidio per la mia chiamata.
Non ti domando pi, come tante altre volte, che cosa ci stia succedendo, Pepe, perch non voglio che tu risponda: nulla, e mi offra un cinema, o una cena, o di salire a casa tua a Vallvidrera per fare l'amore con il mio cliente preferito.
Non eri mai scappato da me come adesso.
Perdonami, ma ti ho seguito per diversi giorni e ti ho visto svolazzare intorno a due ragazze splendide, una francese, come mi ha spiegato Biscuter, una di quelle donne che a te possono piacere, perch non si sa se stiano andando o venendo, se vengano o vadano, e a te piacciono i misteri che non sai risolvere.
L'altra ragazza mi preoccupa di pi, perch  quasi una bambina; e anche se ormai non mi stupisco delle sciocchezze che fanno gli uomini della
tua et, quando vi sentite vampiri e credete che succhiare sangue giovane vi ringiovanisca, non ritengo che tu appartenga a questo genere di cretini bens che stia passando un brutto momento, tanto brutto che non hai bisogno di me, Pepe, e rendermene conto mi rattrista tanto, mi fa sentir male e non faccio che piangere.
Biscuter mi dice che la ragazzina  un nuovo caso professionale, ma capisco dalla sua voce che anche lui ha notato che ti succede qualcosa, qualcosa di molto profondo, di molto nascosto, molto nascosto, come se ti fosse morto il cuore che ti restava.
Ho rinnovato la mia carta d'identit e sono stata costretta a rileggere la mia data di nascita.
Sono anni che mi spalmo quattro tipi di crema durante l'inverno, e fino a sei durante l'estate, creme, non "pomate" come tu suoli chiamarle.
Il mio trucco  cambiato con gli anni, prima era all'acquerello, come tu lo avevi definito, ora all'olio, come tu lo definisci adesso, ma dalle mie creme e dai miei trucchi affiora il tempo e lo noto nei miei gesti, in quello che ricordo, in quello che desidero.
Sono brutti tempi per una puttana matura che  rimasta a met strada, tra il mucchio di vecchie zoccole scalcagnate e quelle tizie impressionanti, con i loro vent'anni e il loro metro e ottanta di statura, brave soltanto a infilare i preservativi e che parlano come stronzette di buona famiglia, anche se non sono stronzette, e nemmeno di buona famiglia.
I miei clienti fissi sono invecchiati, continuano ad arrendersi alla vita ordinata, le loro mogli sono ormai nonne relativamente ben conservate e cominciano ad avere paura dei figli, dei nipoti, forti quanto loro e con tutta la vita davanti.
Ormai non mi parlano male nemmeno delle mogli, anzi, le poche volte che vengono da me cercano di rendermele simpatiche, di farmele chiamare col vezzeggiativo che pure loro adoperano.
Hanno paura delle mogli, perch invecchiano meglio, gli sopravviveranno.
A volte mi pagano senza aver scopato, e allora non lasciano mance.
Sintomi, Pepe, sintomi che questo sta perfinire e che mi cadranno addosso i cinquant'anni pi truccata che mai, pi incremata che mai e accanto al telefono ad aspettare che qualcuno mi telefoni e che tu non mi telefoni.
Non sarebbe stato meglio dirti di persona quello che sto per dirti.
Io vedo molto chiaro.
Meglio che rimanga per iscritto e che tu mi ricordi com'ero, come eravamo l'ultima sera che mi portasti a passeggio per farmi passare i nervi o in quel viaggio a Parigi che, finalmente, abbiamo fatto la primavera scorsa.
Ricordi quel viaggio a Parigi, Pepe? Ricordi quanto ho parlato io, quanto poco mi hai parlato tu? Ricordi quanto sono stata felice io, quanto poco lo sei stato tu? Infine.
Torno a quello che avevo da dirti, non ho quasi pi parole e tu non avevi letto tanto da quei tempi in cui leggevi per scoprire poi che i libri non ti avevano insegnato a vivere.
Vado via.
Ho un'occasione,  vero che non  molto chiara, ma  pur sempre un'occasione, in Andorra.
Un mio vecchio cliente ha l un albergo e gli fa pigrizia andare su e gi per controllare come vanno le cose.
Mi offre di gestire l'albergo.
Stare attenta che non rubino, sorridere ai clienti alla reception, passeggiare in mezzo ai tavoli all'ora di cena e domandare ai clienti se tutto  di loro gradimento.
La vita da quelle parti  un po' noiosa, ma molto salutare, mi dice, non capisce come io faccia a respirare la merda che si respira in questo Barrio Chino, anche se hanno aperto questa breccia e messe col culo all'aria, ancor pi di prima, le vergogne del quartiere, lasciando gli sterrati a mo' di vetrine di tanta rovina umana.
E intendo accettare.
Le condizioni non sono cattive.
Vitto, alloggio, centomila pesetas nette al mese e un trattamento come solo da te ho ricevuto, da pari a pari, da persona a persona.
Biscuter conosce bene Andorra, dai tempi in cui rubava macchine da quelle parti per le sue razzie di fine settimana e contrabbandava bottiglie di whisky e vasellame di duralex.
Non mi ha detto n s n no, ma tu con il tuo silenzio mi hai detto s.
Avrei voluto scriverti sui bei momenti, ce ne sono stati nei nostri tanti anni di relazione, ma  gi stata una prodezza scrivere quello che ho scritto e li porto con me come ricordi.
Non voglio che ti senta in colpa.
In fondo ho sempre saputo che mi avevi fatto caso per non dovermi far caso e cos non sentirti mai in colpa.
Ti voglio bene.
Charo.
Biscuter si era rifugiato nel suo retrobottega.
Quasi lo udiva respirare.
Gli aveva dato la lettera con gli occhi gonfi e Carvalho non aveva voglia di vedere occhi gonfi.
Usc in strada ragionevolmente disposto a recarsi a casa-di Charo e farla rinunciare ma quando giunse alla chiesa di Santa Mnica il suo sguardo si distrasse per l'annuncio di una mostra di pittura li ospitata e per il traffico tipo Calcutta che avvolgeva il monumento a Colombo, un collasso preolimpico a carico dei cantieri che avrebbero facilitato le future Olimpiadi.
E i suoi piedi abbandonarono il cammino che portava a Charo, forse domani, e continuarono lungo la rimanente china delle Ramblas, verso il porto, caso mai si avverasse l'incontro con la donna dei suoi sogni.
Intuiva che era l'ultima volta in vita sua che si sarebbe comportato come un adolescente sensibile, al margine delle et reali segnate dai calendari e dalle carte d'identit, e si lasci portare dalle gambe, verso il porto, destreggiandosi tra pachidermi arenati e isterici, sino a raggiungere il bordo stesso dei moli, e sulle sporche acque piene di spruzzi d'olio e di relitti di naufragi indegni, vide il corpo galleggiante di Claire, quegli occhi geologici, trasparenti, quel sorriso che occultava tutta la verit che trasmetteva, quel sorriso di maschera di schiuma.
Chiuse gli occhi e quando li apr non c'erano che le acque come un vetro sporco e le strutture pesanti delle navi, tanto ancorate da sembrare di pietra.
